Home, Politica — 20 dicembre 2013 alle 18:06

IMPERIA BENE COMUNE SULLA SITUAZIONE ISTITUZIONALE DEL CONSIGLIO COMUNALE: “Le scelte della maggioranza durante l’ultimo Consiglio hanno incrinato il corretto rapporto istituzionale tra maggioranza e opposizione”

Le sguaiate dichiarazioni rilasciate da alcuni membri della maggioranza, ci impongono di tornare ad analizzare nel dettaglio quanto accaduto in seguito al Consiglio Comunale di lunedì. Infatti è evidente che la rottura avvenuta non nasce da un diverbio sul merito di questioni amministrative, quanto piuttosto da un vulnus istituzionale, senza precedenti nella storia della città, aperto in seguito alle improvvide […]

di Selena Marvaldi

Imperia Bene Comune Servalli, Grosso, Indulgenza, Nattero, MijLe sguaiate dichiarazioni rilasciate da alcuni membri della maggioranza, ci impongono di tornare ad analizzare nel dettaglio quanto accaduto in seguito al Consiglio Comunale di lunedì. Infatti è evidente che la rottura avvenuta non nasce da un diverbio sul merito di questioni amministrative, quanto piuttosto da un vulnus istituzionale, senza precedenti nella storia della città, aperto in seguito alle improvvide decisioni della maggioranza nella giornata di lunedì.

E’ quindi utile ripercorrere attentamente la giornata di lunedì. Il primo fatto degno di nota è in mattinata: qualche consigliere di maggioranza comunica alla stampa l’ordine del giorno, prima ancora che si riunisca la conferenza dei Capigruppo, unico organo deputato a decidere. Quando finalmente i Capigruppo si riuniscono, la proposta di Imperia bene comune di dividere il Consiglio in due, una parte più istituzionale il giorno stesso e una parte più amministrativa entro una settimana (certo non il 27!), non viene accolta dalla maggioranza che decide di discutere tutto in un’unica seduta, secondo l’ordine del giorno già stabilito. Una posizione legittima che però la maggioranza non è riuscita a tenere neanche mezza giornata. Durante il Consiglio, infatti, impone con una votazione di cambiare nuovamente l’ordine del giorno relegando al fondo i punti amministrativamente più caldi e presentati dalle minoranze nel pieno delle loro prerogative. Una decisione, questa, che nascondeva già la scelta maturata di non arrivare mai a una discussione di quei punti, perché pronti a far saltare il numero legale. Le opposizioni hanno quindi scelto di abbandonare momentaneamente l’aula per denunciare questa prevaricazione e questa schizofrenia. A questo punto, il coup de teatre della maggioranza, che abbandona l’aula facendo mancare il numero legale e negando al Consiglio la possibilità di discutere le proprie mozioni. Un atto gravissimo, questo, che ha leso nel profondo il buon andamento delle istituzioni democratiche, negando il diritto delle opposizioni a portare le proprie discussioni all’interno dell’aula consiliare.

Noi crediamo che le ragioni di quanto avvenuto risiedano principalmente in due fattori. Il primo è il dilettantismo politico e istituzionale, mai così pronunciato, con cui vengono affrontati passaggi molto delicati della vita istituzionale dell’ente. In questi giorni abbiamo assistito a troppi momenti di confusione, tentennamenti, incapacità di gestione e di assumere responsabilità da parte di membri di spicco della maggioranza. Il secondo fattore è l’ormai evidente spaccatura in seno alla maggioranza, esplosa con il caso Tares e che oggi riguarda in particolare il destino delle società partecipate e in generale l’indirizzo politico dell’Amministrazione. La cosa non desta stupore. Ma l’arroganza mostrata verso le opposizioni, in linea con i metodi da sempre utilizzata dal centrodestra e ora fatti propri dal PD, è solo un modo per distogliere l’attenzione da questo elemento centrale.

In ogni caso, le scelte della maggioranza durante l’ultimo Consiglio hanno incrinato il corretto rapporto istituzionale tra maggioranza e opposizione ed è su questo piano che la vicenda va affrontata e, se possibile, ricomposta. E’ per questo motivo che le opposizioni hanno deciso di non partecipare alla conferenza dei Capigruppo, perché quell’istituzione è stata spogliata della sua funzione dalle scelte della maggioranza. Ed è per questo motivo che ci attendiamo dalla maggioranza un’assunzione di responsabilità rispetto a quanto accaduto e un forte atto istituzionale nei confronti delle minoranze.

La proposta, già avanzata nel corso del primo Consiglio dell’Amministrazione Capacci ma mai attuata, di istituire un Ufficio di Presidenza potrebbe secondo noi andare in questa direzione. Un organo composto da due vicepresidenti, con lo scopo non solo di affiancare il Presidente nell’esercizio delle sue funzioni, ma anche quello di forte tutela a garanzia delle prerogative del Consiglio Comunale in generale e della minoranze in particolare.

Imperia bene comune è ansiosa di ricominciare a confrontarsi sui temi veri e centrali della città, perché è su questo che vogliamo portare le nostre proposte e le nostre critiche. Sta alla maggioranza, ora, creare le condizioni affinché ciò avvenga nei canali del civile confronto democratico.

Mauro Servalli – Gian Franco Grosso – Imperia bene comune