Attualità, Cronaca, Home, Politica — 7 agosto 2013 alle 16:58

Il commento del consigliere Mauro Servalli (Imperia Bene Comune) dopo le dichiarazioni del Procuratore capo di Sanremo sulla morte del tunisino morto dopo essere stato arrestato dai Carabinieri

Il consigliere comunale di “Imperia Bene Comune” Mauro Servalli interviene dopo le dichiarazioni del Procuratore capo della Procura di Sanremo Roberto Cavallone intervenuto ieri sulla morte di Bohli Kayes, il trentaseienne tunisino deceduto dopo l’arresto da parte dei Carabinieri di Riva Ligure. “Colpiscono molto le parole del Procuratore Capo di Sanremo Dott. Cavallone – scrive Servalli – circa la morte del […]

di Gabriele Piccardo

Mauro servalliIl consigliere comunale di “Imperia Bene Comune” Mauro Servalli interviene dopo le dichiarazioni del Procuratore capo della Procura di Sanremo Roberto Cavallone intervenuto ieri sulla morte di Bohli Kayes, il trentaseienne tunisino deceduto dopo l’arresto da parte dei Carabinieri di Riva Ligure.

“Colpiscono molto le parole del Procuratore Capo di Sanremo Dott. Cavallone – scrive Servalli – circa la morte del trentaseienne tunisino in seguito al suo arresto a Riva Ligure e per la quale sono indagati per omicidio colposo tre Carabinieri. Colpisce, in particolare, il suo coraggio nell’attribuire la responsabilità di questa vita spezzata allo Stato italiano e il suo accorato appello alle istituzioni. E’ in seguito a questo che ho deciso di intervenire in qualità di Consigliere Comunale della città capoluogo di questo territorio.

Quella di Bohli Kayes – prosegue il consigliere comunale imperiese –  è una vicenda tragica che merita la massima attenzione, specie in un Paese non nuovo ad episodi di abuso di potere (i casi Sandri, Cucchi, Aldrovandi, per citare i più recenti e conosciuti) che hanno coinvolto esponenti delle nostre Forze dell’Ordine. Fatti del genere discreditano indifferentemente tutte le istituzioni e i principi del vivere democratico e vanno quindi perseguiti e condannati con fermezza assoluta, nell’interesse anche delle stesse Forze dell’Ordine, che devono avere la forza di isolare i responsabili. Dalle stesse parole del Dott. Cavallone sembra invece di intuire che il problema maggiore circa il corretto esito della giustizia sia proprio la mancanza di volontà dei militari coinvolti a collaborare con le indagini. Un silenzio francamente intollerabile da parte di chi deve garantire il rispetto della legalità. L’auspicio, per questo , è che il senso di responsabilità verso il proprio ruolo abbia la meglio rispetto al desiderio di impunità ed al corporativismo.

Intendo portare – termina Servalli – questa vicenda all’attenzione dei Parlamentari liguri, affinché possa essere dibattuta nel corso di una seduta parlamentare, considerato anche come questa incide nel quadro dei rapporti internazionali tra il nostro Paese e la Tunisia, oltre che sul corretto rapporto di fiducia tra cittadini e Forze dell’Ordine. Mi chiedo, infine, se non sarebbe opportuno, al fine di tutelare l’incolumità di cittadini italiani e non, sospendere in via cautelativa gli agenti sospettati di un così grave crimine”.