Home, Politica — 10 agosto 2013 alle 20:17

Duro intervento dell’ex capogruppo di Sel Carla Nattero dopo le dichiarazioni di Capacci sulla variante del progetto “Porta del Mare” alle ferriere

A seguito dell’incontro tra i dirigenti del gruppo Colussi e il sindaco Carlo Capacci raccontanto in anteprima da ImperiaPost (clicca QUI) si sono scatenate in città non poche polemiche e perplessità sull’atteggiamento del primo cittadino nei confronti della richiesta di variante del gruppo che ha rilevato “l’Agnesi”, dove il padre di Capacci ha lavorato per parecchi anni. Ad intervenire è […]

di Gabriele Piccardo
La zona delle ferriere ad Imperia

La zona delle ferriere ad Imperia

A seguito dell’incontro tra i dirigenti del gruppo Colussi e il sindaco Carlo Capacci raccontanto in anteprima da ImperiaPost (clicca QUI) si sono scatenate in città non poche polemiche e perplessità sull’atteggiamento del primo cittadino nei confronti della richiesta di variante del gruppo che ha rilevato “l’Agnesi”, dove il padre di Capacci ha lavorato per parecchi anni. Ad intervenire è l’ex capogruppo di SEL in consiglio comunale Carla Nattero.

“Ho letto in questi giorni dichiarazioni possibiliste del sindaco Capacci -scrive Carla Nattero- in merito a una richiesta di variante per il progetto delle Ferriere.
Le aperture di Capacci mi hanno molto preoccupata. Mi è sembrato di ritornare ai tempi della variante del porto turistico del 2007 in cui non c’era negli amministratori nessuna volontà di ricostruire l’itinerario della delibera e mettere in luce quanto il pubblico avesse già concesso. Se allora ci fosse stata la necessaria attenzione critica alla storia della pratica, la variante del porto sarebbe parsa inaccettabile non solo alle valutazioni dell’ opposizione e la situazione attuale del porto turistico sarebbe meno disperata.
Non vorrei che si ripetesse adesso lo stesso meccanismo.
La variante in vigore, che non a caso ha visto a suo tempo il mio voto contrario insieme a quello dell’opposizione, è già un megaregalo che la città ha fatto a Colussi: perché l’edificio industriale è stato fortunosamente demolito e con esso è sparito ogni vincolo di archeologia industriale; perché è stata riconosciuta l’intera cubatura delle ex Ferriere, come se fossero in perfetto stato, con la possibilità di un aumento ulteriore del 20% in quanto zona di ricostruzione urbana; perché è stata cambiata la destinazione d’uso dell’intera area, da produttiva a turistico commerciale; perché non c’è stato nessuna contropartita in termini occupazionali e di sviluppo dell’Agnesi, infatti allora non fu accolta neppure la proposta dell’opposizione di dedicare una parte limitata dell’area a una struttura fieristica di esposizione dei prodotti mediterranei, in collegamento con il pastificio e con il distretto agroalimentare.
A tutto ciò va aggiunta una concessione di fondo di carattere programmatorio: l’assenso alla completa edificazione di un’area che, lasciata almeno in parte libera, poteva essere strategica per il collegamento del mare e del parco urbano alla città.
Capacci dichiara spesso di aver girato il mondo, saprà allora riconoscere che raramente la riconversione di un sito industriale è stata fatta a condizioni così favorevoli per la proprietà.
L’unica contropartita a tutte le concessioni elencate consisteva nella offerta di alcuni servizi turistici alla città: la galleria commerciale,l’albergo,i parcheggi.
Non parlo della multisala perché nominarla è una provocazione demagogica, infatti, nonostante la battaglia in Consiglio,nel progetto è rimasta soltanto una piccola area che può essere attrezzata con uno schermo, concetto ben diverso dalla multisala.
Adesso pare che quell’unica opzione su cui avevano fatto leva gli amministratori di allora per giustificare il regalo vada a scomparire. Si torna al buon sano e vecchio residenziale, alla faccia della qualità urbana e del turismo.
Mi indigna – continua la Nattero- che questo meccanismo a spirale di progressivo peggioramento delle varianti si riproponga identico a Imperia negli anni.
Mi indigna che Capacci abbia fatto riferimento a una legge regionale, che si deve applicare normalmente in tutti i casi di edificazione di residenze, per motivare un eventuale assenso a tale variante.
In realtà se la nuova variante fosse accolta – termina- comporterebbe un tale peggioramento delle già ristrette funzioni pubbliche,in senso lato, previste dal progetto che esse non potrebbero certamente essere compensate dagli obblighi imposti da tale normativa sull’edilizia popolare”.