Attualità, Home, Politica — 12 agosto 2013 alle 22:41

Anche Rifondazione Comunista interviene sul progetto di riqualificazione delle Ferriere: “La variante approvata a suo tempo fu una generosissima concessione: che la maggioranza metta in discussione l’apertura alla variante fatta da Capacci”.

Dopo l’intervento dell’ex consigliere di Sel in consiglio comunale, ad intervenire sulla vicenda variante del progetto “Porta del Mare” è il circolo “Stenca-Bonon” di Rifondazione Comunista. “Una “porta del mare” per Imperia o le solite porte aperte? La vicenda del progetto Colussi denominato “Porta del mare” costituisce una vera e propria cartina di tornasole, unitamente alle scelte che il Comune […]

di Gabriele Piccardo

Porta del mare
Dopo l’intervento dell’ex consigliere di Sel in consiglio comunale, ad intervenire sulla vicenda variante del progetto “Porta del Mare” è il circolo “Stenca-Bonon” di Rifondazione Comunista.

“Una “porta del mare” per Imperia o le solite porte aperte?
La vicenda del progetto Colussi denominato “Porta del mare” costituisce una vera e propria cartina di tornasole, unitamente alle scelte che il Comune farà sul porto turistico, per verificare gli indirizzi della nuova amministrazione non solo in materia urbanistica ma sul piano stesso della qualità sociale. In gioco c’è il modello di sviluppo della città e uno dei motivi di maggior rilevanza per capire se e quale discontinuità si dia tra gli attuali reggitori del governo locale – da essi rivendicata in campagna elettorale – e coloro che li hanno preceduti negli ultimi tredici anni”.
A scrivere sono gli esponenti del Partito Comunista imperiese che proseguono: “Abbiamo sempre pensato, con la logica del buon senso, che quel progetto così imponente, di enorme impatto sul piano ambientale e urbano, non fosse favorevole al mantenimento dell’attività industriale in loco, ma realizzasse, al contrario, una trasformazione a fini immobiliari e commerciali di un’area estesissima alla lunga sicuramente condizionante in senso negativo, per un evidente effetto di valorizzazione della rendita, la presenza del contiguo stabilimento Agnesi.
La variante approvata a suo tempo (con la nostra opposizione) fu una generosissima concessione, sempre nell’equivoco, ipocritamente agito da più parti, di ‘sostenere’ così la ‘voglia’ di Colussi di rimanere in produzione ad Imperia, in realtà senza esigere ed ottenere alcuna contropartita occupazionale e di sviluppo dell’Agnesi e del distretto agroalimentare.
Malgrado ciò, da almeno tre anni la proprietà fa capire di ritenere quel piano di ristrutturazione non più conveniente per sè e allude a richieste di modifica dello stesso!!! Ed ecco che ora si fa avanti formalmente, avanzando la richiesta di un ribilanciamento delle superfici commerciali in favore di quelle residenziali e la rotazione di una palazzina in favore della vista mare, a chiarissima dimostrazione degli interessi che persegue.
Ma noi pensiamo che l’interesse della collettività imperiese sia tutt’altro e che occorra finalmente dare uno stop ad interventi di questo tipo, cominciando a invertire una tendenza sciagurata: le politiche finora attuate sul water front cittadino, così come nelle aree di maggior attrattiva del centro storico, o sulla fascia subcollinare di magior pregio, sono state improntate a disegni di riqualificazione che hanno nettamente favorito gli interessi privati, consumando suolo e cementificando a tutto spiano (il faraonico porto turistico, innanzitutto, e le costruzioni in fila su Lungomare Vespucci), allontanando progressivamente le attività e i residenti storici e di fascia popolare (Piazza San Francesco, dove gli stessi appartamenti ottenuti con il “recupero” dell’ex Palazzaccio e realizzati dall’ARTE grazie a finanziamenti pubblici, con l’eccezione di soli sei alloggi lasciati all’edilizia convenzionata, alla fine sono stati messi sul “libero mercato”), o concependo assurdi insediamenti come il megacentro residenziale a Capo Berta o le edificazioni nella zona del Calvario.
È questa una logica molto chiara – per chi voglia vederla – di valorizzazione della rendita, di gentrificazione del centro storico e di sfruttamento del paesaggio e delle aree di maggior pregio, spacciato, per i più ingenui, come di realizzazione della ‘vocazione turistica’ della città.
Il nostro augurio è che la disponibilità alle nuove pretese del gruppo Colussi, già manifestata dal Sindaco, sia ora riconsiderata criticamente dalla Maggioranza che lo sostiene, nella quale sono pur presenti consiglieri che sanno bene, per aver partecipato al dibattito riguardante il progetto approvato a suo tempo, quanto fosse stato eccessivo ciò che era stato ottenuto dai privati grazie all’allora compiacente amministrazione di destra diretta da Sappa. E speriamo che la storia disastrosa del Porto turistico abbia insegnato qualcosa, principalmente riguardo al fatto che dare credito incondizionato ed amplissimi benefici privati rinunciando a prerogative del pubblico è pratica fallimentare, oltrechè iniqua, per la quale non vi è “ritorno” alcuno – in termini di oneri di urbanizzazione – che compensi la perdita irrimediabile di spazi, paesaggi, vivibilità urbana e fruibilità sociale.
In ogni caso, noi saremo attivi a ricordarlo e a farlo valere nella discussione pubblica e in tutte le sedi possibili, onde impedire un nuovo, più grande scempio sul nostro litorale.
Sin d’ora chiediamo a chi ha la responsabilità politica di amministrare la nostra città di escludere ogni ‘trattativa’ su ipotesi di varianti espansive nella zona delle ex Ferriere perché, in presenza di un Piano Regolatore Generale scaduto a marzo 2009 e non sottoposto a variante entro i tre anni successivi, l’attività urbanistica nel Comune di Imperia è sottoposta alle restrizioni della L. R.L. 30/92, che limita in tali casi l’attività a varianti parzialissime e prive di rilevanza strategica.
Di ottemperare agli indirizzi del Piano Territoriale di Coordinamento della Costa finalizzato, fra l’altro, a riqualificare i tratti costieri urbanizzati. Nel caso delle ex Ferriere, si tratta di riqualificare -appunto – quel tratto di costa urbana attribuendogli il ruolo di INDISPENSABILE connessione materiale, urbanistica, estetica, paesaggistica, e finanche psicologica, fra l’ovest e l’est della città, eliminando la pesantissima soluzione di continuità nella fruibilità della costa urbana.
Di dare un senso alle dichiarazioni di intenti degli strumenti tanto di Pianificazione che di Tutela escludendo ogni ulteriore occupazione di suolo ed ogni ulteriore aumento di volumi edilizi non strettamente tecnici.
Di dimostrare che la centralità dei diritti di cittadinanza e la sbandierata idea di una città sociale non sono solo slogan elettorali ma seri, coerenti e doverosi impegni di ogni amministrazione pubblica in difesa della città e dei beni comuni, e non a protezione di logiche affaristiche o interessi speculativi, dimostrando che il tanto decantato “ambiente”, il tanto lodato “paesaggio”, sono valori veri di tutti, il cui utilizzo può avvenire, con le tutele del caso, ma solo ed esclusivamente per un ritorno di vera pubblica utilità: cosa c’entri in tal senso occupare un ulteriore tratto di fronte mare con fabbricati residenziali resta un mistero.
Ricordiamo che il partito maggiore che oggi amministra Imperia, il PD, ai primi di febbraio 2013 affermava “A nostro avviso quella è una zona (le ex Ferriere ndr) che sarebbe più idonea per diventare il prolungamento del parco urbano con attrezzature ed attività pubbliche, prevalenti sul residenziale, che diventerebbero snodo tra la riqualificazione degli argini dell’Impero fino almeno alla nuova stazione ferroviaria e un formidabile asse costiero comprendente il porto di Oneglia, la Spianata e la passeggiata fino a Diano Marina da una parte e Borgo Marina, la Foce e il Prino dall’altra…” .
Riteniamo allora che oggi si debba:
- manifestare una decisa contrarietà ad ogni ipotesi di ulteriore privatizzazione di quel tratto di costa urbana e alle aperture che si stanno facendo in tal senso;
- rivedere l’iter che ha portato alla demolizione “in sicurezza” degli scheletri della vecchia struttura, alla perdita della tutela quale struttura archeologico-industriale, alla possibilità per il privato di addirittura incrementare del 20% i volumi (che peraltro non erano neppure più esistenti, e la cui ricostruzione sarebbe dovuta avvenire con il difficoltoso e costoso (nonché ipocrita) metodo noto in progettazione edilizia come “scuci e cuci”: cioè la rimozione e ricostruzione pezzo per pezzo, senza demolizione totale per non perdere il diritto)
- mettere in mora, ai sensi della legge Regione Liguria n° 30/92 e del buon senso civico, qualsiasi ipotesi di espansione edilizia che interessi la costa urbana;
- mettere urgentemente in cantiere la realizzazione del nuovo strumento urbanistico della Città, secondo quel percorso, sempre promesso, di interlocuzione con i cittadini (non solo con i professionisti del mattone);
- stabilire come punto focale del nuovo PUC, la mobilità urbana e la salvaguardia del territorio, a partire dallo stop all’ ulteriore occupazione di suolo, dall’avvio della pedonalizzazione delle aree centrali (altro che nuovi parcheggi alle Ferriere…), dalla completa, moderna e compatibile nuova realizzazione del sistema di trasporto e mobilità urbani, incentivando il trasporto pubblico e collettivo”.