Home, Imperia — 25 gennaio 2014 alle 11:09

SITUAZIONE DELLA SANITA’ IN PROVINCIA: “IL PALASALUTE RISCHIA DI DIVENTARE UNA CATTEDRALE NEL DESERTO DA 14 MILIONI DI EURO”. Il duro attacco del partito di Rifondazione Comunista di Imperia

La federazione provinciale del Partito di Rifondazione Comunista di Imperia ha inviato un comunicato stampa per denunciare svariate carenze e problematiche presenti nell’ambito della sanità. “Il nuovo anno non inizia bene per la sanità in provincia di Imperia. Nell’intemelio quel poco che è rimasto di sanità è smembrato tra Ventimiglia (Ospedale Santo Spirito, di proprietà del Comune di Pigna) e […]

di Selena Marvaldi

ospedale_06La federazione provinciale del Partito di Rifondazione Comunista di Imperia ha inviato un comunicato stampa per denunciare svariate carenze e problematiche presenti nell’ambito della sanità.

Il nuovo anno non inizia bene per la sanità in provincia di Imperia. Nell’intemelio quel poco che è rimasto di sanità è smembrato tra Ventimiglia (Ospedale Santo Spirito, di proprietà del Comune di Pigna) e Bordighera. La Dialisi, reparto di alta intensità di cura, rimane isolata a Ventimiglia e non si parla di un suo accorpamento su Bordighera, dove non sono ancora partiti i lavori, promessi da anni, per la realizzazione di nuovi spazi per la lungodegenza.

Proprio quest’ultima resta carente: mancano oltre 50 posti letto di Riabilitazione (RSA) così che molti pazienti restano nei reparti per acuti per troppo tempo con il “tutto esaurito” nei presidi. Manca una programmazione di medio–lungo periodo sull’ediliziaospedaliera, ora che sono aperte le frontiere per la cura all’estero. Aumenteranno le già elevate e costose (alcune decine di milioni di euro l’anno) “fughe” di pazienti? Di sicuro l’allungamento delle liste di attesa per esami diagnostici, visite specialistiche e interventi chirurgici programmati, non frenerà la “fuga” di quei pazienti che giustamente cercano altrove una risposta in tempi ragionevoli ai loro bisogni di salute.

L’incertezza (meno male!!), che ormai dura da 7 anni, sulla realizzazione dell’Ospedale Unico provinciale dal costo di almeno 240 milioni fa sì che le opere di ristrutturazione degli edifici procedano a rilento. Se da un lato è positivo l’investimento sul nuovo Pronto Soccorso di Sanremo e sul nuovo palasalute dove sorgeva la ex centrale Amaie, che dovrebbe accorpare molti servizi sparsi per la città, tutto tace relativamente alla ristrutturazione delle facciate del monoblocco imperiese che presenta evidenti danni strutturali e cornicioni pericolanti (si vedano le fotografie).

Sempre a Imperia sono da poco iniziati i lavori per il palasalute di via Acquarone, le cui fondamenta si sono allagate di oltre 1 metro d’acqua dopo le ultime piogge! La scelta del luogo non poteva essere più infelice: in zona a rischio di esondabilità dell’adiacente rio Artallo; la scadente viabilità aggravata dalla perdita di un gran numero di parcheggi per i residenti. Un edificio dal costo di almeno 14 milioni di euro che rischia di diventare una “cattedrale nel deserto”. Come si pensa di riempirlo? Con quale personale che è ridotto all’osso? Con quali macchine diagnostiche?

Temiamo che per riempirlo si dovrà attingere dal presidio imperiese che, nelle intenzioni dei vertici ASL, resta sempre “in odore “ di vendita anzi di “s”vendita a vantaggio della solita cementificazione residenziale. Per finire ma non per minore importanza, si ripropone la questione del parcheggio interno dell’ospedale di Imperia. Già è stato scritto dalle sigle sindacali sulle inadempienze della ditta, sulle possibilità di recedere dal contratto, senza penali. La mancanza di introito da parte dell’ASL che dà in concessione l’intera area per 9 anni, la penalizzazione dei dipendenti e degli utenti costretti a pagare 0.80 € l’ora quando in altri ospedali come Albenga, Santa Corona e Savona le tariffe per gli utenti sono minori, la prima mezz’ora è gratis e i dipendenti non pagano nulla se non il costo “una tantum” di una tessera. Un’altra grave inadeguatezza è la disastrosa condizione del manto stradale anche a causa delle radici dei pini, come evidenziato dalle fotografie; eppure il capitolato recita “…il Concessionario è  tenuto: … f) curare che l’area adibita a “parcheggio a pagamento” sia mantenuta con il dovuto decoro; g) provvedere all’amministrazione,  sorveglianza, manutenzione ed esazione; …”. Urge non l’abbattimento di quest’ultimi, ma un lavoro di contenimento delle suddette radici e il  rifacimento dell’asfalto.

In definitiva chi ci guadagna in questa “lungimirante” operazione economica? Non certo i cittadini e i dipendenti che saranno costretti a pagare, non certo l’ASL che non beccherà un euro …ma di certo la ditta Vitruvio che ha ricevuto l’appalto! Per questi motivi siamo fortemente contrari alla gestione privata del parcheggio e lotteremo perché ritorni sotto la diretta gestione ASL“.