Attualità, Home — 28 gennaio 2014 alle 07:52

SCAJOLA A “PORTA A PORTA”: “ALONE DI MISTERO SU QUEGLI ASSEGNI. FORSE PER ACCATTIVARSI LA MIA AMICIZIA”/VIDEO – L’ex Ministro: “Una lezione per tutti. I processi si fanno in tribunale”

L’ex Ministro Claudio Scajola è stato ospite ieri sera, lunedì 27 gennaio, della trasmissione “Porta a Porta” in onda su Rai Uno e condotta da Bruno Vespa. Tema della puntata l’assoluzione di Scajola, perché il fatto non costituisce reato, nell’ambito del processo che lo vedeva sul banco degli imputati con l’accusa di finanziamento illecito al singolo parlamentare per l’acquisto della […]

di Mattia Mangraviti

image

L’ex Ministro Claudio Scajola è stato ospite ieri sera, lunedì 27 gennaio, della trasmissione “Porta a Porta” in onda su Rai Uno e condotta da Bruno Vespa. Tema della puntata l’assoluzione di Scajola, perché il fatto non costituisce reato, nell’ambito del processo che lo vedeva sul banco degli imputati con l’accusa di finanziamento illecito al singolo parlamentare per l’acquisto della casa romana di via del Fagutale, proprio di fronte al Colosseo.

LA LUNGA INTERVISTA DI SCAJOLA

“Io credo che ci sia una prima riflessione amarissima e credo che non sia solo il mio caso, che è diventato eclatante e mi auguro possa servire per tanti altri casi, e cioè la mania, in questo Paese, di fare i processi mediatici e non i processi in Tribunale, e quindi senza prove, senza documenti, senza testimoni, senza indagini”.

“Questa vicenda nasce da un trafiletto di un verbale della Guardia di Finanza, che dice, in sintesi: le sorelle Papa dichiarano di avere ricevuto da Scajola questi assegni, quelli incriminati. Per me è arrivato all’improvviso, leggendo due quotidiani, il 23 aprile, il giorno dopo; mi ricordo che ero a Napoli ad un convegno della Cisl, mi venne detto da un giornalista che mi assediò, anche Zampolini conferma. E in effetti, su diversi quotidiani, apparve, virgolettato, Zampolini conferma, ho dato i soldi a Scajola. Lei capisce che di fronte a questo non poteva rimanermi altra scelta che quella di dimettermi da Ministro, e dire, non a mia insaputa che non l’ho mai detto, io so cosa ho fatto, ho fatto un mutuo, sono andato dal notaio, ho dato gli assegni alle sorelle Papa. Se è successo qualcos’altro, lo leggo dai giornali. Non ne ho notizia dall’autorità giudiziaria o da altro investigatore, lo leggo sui giornali”.

“Siccome la campagna mediatica è enorme, d’altra parte capisco, ero un personaggio politico molto importante in quel Governo, in quel momento, io di fronte a questo mi faccio da parte, mi dimetto da Ministro. Non ho ricevuto un avviso di garanzia per un anno e mezzo, la Procura di Perugia ha chiuso le indagini e io ero fuori. Eppure tutti i giorni leggevo sui giornali, è un fatto corruttivo. Anche lei nel suo inizio (rivolto a Vespa, ndr) ha detto che l’ipotesi era corruttiva, no, hanno lavorato sui giornali, o gli investigatori senza dirlo, su quella ipotesi, tanto è vero che ogni giorno appariva, i grandi appalti della Protezione Civile, la caserma Zama. Io un giorno andai a vedere a Roma dov’era sta caserma Zama, a cercare di ricordarmi, ma io forse ho firmato qualcosa da Ministro dell’Interno sulla caserma Zama. Andai a cercare delle carte, poi mi accorsi, vedendo le carte, faticando, da solo, come privato cittadino, che la caserma Zama fu data in appalto nel 2004, mentre io me ne andai già da Ministro dell’Interno nel 2002. Questo era un processo mediatico”.

“Credo che in questo Paese ci sia un problema per tutti. Non è possibile che qui si vada avanti con i processi mediatici. Si è svolta un’indagine a Perugia che è durata due anni e si è chiusa senza neanche mandarmi un avviso di garanzia, dopo tre mesi riapre Roma con un’ipotesi, quindi non corruttiva, di finanziamento illecito, abbiamo fatto un processo che è durato 14 mesi e che è finito oggi, noi abbiamo chiesto in tutte queste udienze, ma questi soldi versati poi a queste persone siete andati a vedere dove sono andati a finire? Perché non ci risultava un prezzo così, abbiamo fatto fare una perizia, due perizie. Abbiamo verificato i valori, cioè abbiamo fatto tutto ciò che era necessario capire, e abbiamo colto, denunciandolo in Tribunale, che questa inchiesta era zoppa, nella migliore delle ipotesi, non confortata da nessun riscontro. Di più, le sorelle Papa, ho ricevuto da Scajola gli assegni, l’architetto Zampolini, ho portato io gli assegni a Scajola, sono venuti come teste di accusa in Tribunale. I teste di accusa in Tribunale hanno detto: Scajola mai visto, gli assegni non me li ha dati lui, non ho pagato nessun assegno a Scajola. Questo è in Tribunale”.

“La mia meraviglia è stata quando nella requisitoria, il 9 gennaio, dei Pubblici Ministeri, sono stati chiesti 3 anni di condanna e due milioni di euro di multa, parlando, non della mia vicenda processuale, ma di un sistema dei grandi appalti della Protezione Civile che andava avanti dal ’99 quando c’era un altro Governo. Giusto, non giusto, non mi interessa perché non mi riguarda. Mi avvicinai al Pubblico Ministero alla fine per dire: scusi, ma per lei ero un Ministro importante e intelligente o ero il più cretino del mondo? Perché se io fossi stato a conoscenza di quel sistema, avrei assecondato un sistema di denunce automatica alla Magistratura? Perché portare quelle cifre così ingenti in Banca per trasformarle in assegni non si è mai visto nella storia del mondo, anche perché c’è l’obbligo poi di segnalarlo alla Magistratura. Oggi, il mio difensore, nella sua arringa difensiva, ha detto: guardi, sono due le possibilità, o assolverlo perché non ha commesso il fatto, oppure assolverlo per incapacità di intendere e di volere, perché se ne fosse stato a conoscenza, sarebbe il più cretino sulla faccia della terra”.

“Io mi sono fatto interrogare, lei saprà che l’imputato ha il diritto anche di mentire, e il diritto di non farsi interrogare, e quasi mai l’imputato si fa interrogare. Io non ho voluto fare dichiarazioni spontanee, mi sono voluto far interrogare dal Pubblico Ministero, e ho detto quella che allora era la verità e che si è dimostrata oggi nella sentenza essere la verità. E cioè, che sul tema del perché può esserci stato questo passaggio ulteriore di assegni c’è un grande alone di mistero. Volevano in qualche modo, forse, cercare di accattivarsi la mia amicizia perché in fondo, mi avevano aiutato. Perché quella casa era stata opzionata da Anemone per sue esigenze. Era stata opzionata da lui. E nella ricerca che ho fatto da tante parti della casa, ne ho fatte 50 e sono tutte emerse nel processo, e tutte documentate, poi mi è stata offerta questa. E io con una leggerezza, lo ammetto, mi interessavo di più delle cose pubbliche che delle cose di me stesso, ho accettato”.

SCAJOLA A PORTA A PORTA NEL 2010 SUBITO DOPO LE DIMISSIONI

“Zampolini? L’ho rivisto per la prima volta al processo. Io le sono grato di aver fatto vedere questo video. Forse dopo la morte di mio papà, prematura e improvvisa, è la giornata più triste della mia vita, perché mi dimettevo da Ministro senza sapere il perché, lei (Vespa, ndr) mi piombò al Ministero ed ero molto scosso. Le sono grato perché quelle immagini, fatte appena dopo che mi ero dimesso, con l’inchiesta appena avviata, corrispondono esattamente a quello che è emerso dopo 4 anni nel processo con gli interrogatori di tutti. Mi hanno fatto la Tac, la risonanza magnetica, mi hanno fatto tutto ciò che era necessario, e oggi si dimostra che quello che dissi allora era la verità. Oggi il Tribunale ha compiuto un atto assolutamente raro, perché lei saprà che la prescrizione ferma il procedimento, salvo un caso, che emerga nel dibattimento, la prova certa dell’innocenza. Oggi il Tribunale ha sancito che c’è nel dibattimento la prova certa della mia estraneità”.

SCAJOLA A PORTA A PORTA NEL 2010 SUBITO DOPO LE DIMISSIONI

“Questo l’ho detto, senza sapere nulla, quattro anni fa. Ed è quello che dopo indagini, contro indagini, Perugia mi ha mandato un avviso di garanzia fino alla fine, per un anno e mezzo, chiuso, però nei giornali ero già condannato e avevo già espiato la pena. E poi Roma apre, apre per finanziamento illecito, e nel processo è emerso esattamente, con prove, testimoni e documenti, quello che ho detto, fino ad arrivare a oggi, a una sentenza di assoluzione”.

“Ci sono diverse cose che mi lasciano perplesso su questa vicenda, e l’abbiamo evidenziate nel processo, anche nel mio interrogatorio. Il prezzo spropositato di questi ulteriori assegni per il valore dell’abitazione, abbiamo due perizie, abbiamo le quote di mercato in quel periodo. Pensi che ho preso tutti gli atti in quel rione di compravendita in quell’anno per verificare in quelle compravendite a quali prezzi sono state fatte. Ed erano prezzi molto inferiori. E questa è la prima cosa che mi lascia perplesso. La seconda cosa che mi lascia perplesso, è perché non si sia andato a vedere, che quest’indagine sia monca. La terza cosa. Io Anemome l’avevo conosciuto solo due volte. Sapevo che era un bravo costruttore e che credo abbia avuto sempre la soddisfazione di diversi committenti del tipo di lavorazione che faceva. Questo lo sapevo. Sapevo da parte di Balducci, poco prima di comprarla, che questa casa era nella disponibilità di Anemone. Io non conoscevo il mercato, la mia leggerezza è stata forse quella di dover approfondire di più e non l’ho fatto, mi venne detto era un comunque un buon affare da fare”.

“Io le assicuro dottor Vespa che sono rimasto davvero molto scosso. A rivedere quelle immagini, mi fa piacere che la verità sia la stessa emersa dal processo, credo sia raro, però mi fanno male solo a vederle. Lei che mi intervistava sicuramente faceva il suo dovere di cronista e aveva però anche la sofferenza di capire che era un momento per la Repubblica difficile, con un Ministro importante che si dimetteva in quelle circostanze, ma lei provi a immaginare la sofferenza mia, della mia famiglia, in quel momento. Mi meraviglio che avessi ancora la lucidità di fare quelle affermazioni. Io fino alla settimana scorsa, da quel giorno li, tutte le sere a mezzanotte e mezza guardavo la televisione per vedere la rassegna stampa. E siccome facevo sempre parte della prima pagina, molte volte non veniva detto perché c’era una notizia principale, però c’era scritto, mi mettevo attaccato al televisore con mia moglie per cercare di vedere cosa avrebbero scritto i giornali il giorno dopo. Questo l’ho fatto per quattro anni”.

“Sono stato riempito di fango. Ho tante colpe, tanti difetti, ho fatto degli sbagli nella mia vita, ma quello che non è tollerabile è che si possa pensare di poter crocifiggere le persone prima che ci sia un processo. Non lo dico più per me perché ormai è finita. Non voglio più sentir parlare di questa casa, girerò alla larga da quel rione, non voglio più parlare di questo processo, però una lezione di vita deve esserci un po’ per tutti. I processi si fanno in Tribunale”.

“È un anno e mezzo che non ci sono più in quella casa. È chiusa. Pago ancora il mutuo, pago ancora il condominio, pago ancora il riscaldamento, perché è un sistema centralizzato. Ho da subito cercato di venderla. Qualcuno ha fatto lo spiritoso su Twitter, su Facebook, ma lei crede che con un processo in corso di questo genere e con questo impatto mediatico, l’acquirente venga senza pensieri a comprare la casa? Con il rischio che fosse sequestrata. Ah, fa il furbo, non la vuol vendere. Cioè questo atteggiamento…Per carità, in questo clima complessivo contro la politica ci sta anche, perché i politici di guai ne han fatti tanti, ma in quel clima era difficilissimo”.

“Nell’ultimo periodo ho trovato un’amatrice che vuole stare vicino al Colosseo. Tenga presente che quando ho comprato la casa non era ancora nella cinta, perché è lontano, c’è il Colosseo per carità, è Colle Oppio, quindi… Ancora li, dopo l’inchiesta, nel 2010, hanno fatto uno stupro davanti al portone, perché era un rione ancora un po’ così. Un po’ si era bonificato anche per via della mia presenza, con più Polizia e più gente. Adesso sono vicino, però questa amatrice, mi ha detto con un po’ di timidezza: ulteriori valutazioni sia sulla cifra sia sull’opportunità di fare il rogito, forse è meglio aspettare che finisca il processo. Mi pare che avesse ragione. Spero di non perderla, perché mi piacerebbe in poco tempo riuscire a fare il rogito e levarmi questa casa che mi ha fatto soffrire troppo”.

“Tornare in politica? C’è un detto molto saggio: dai nemici mi guardo io, dagli amici mi guardi Iddio. Purtroppo forse succede dovunque, chissà, ma quando a qualcuno gli succede qualche guaio, anche se c’è qualcuno che ci ha inzuppato il pane prima, nelle fasi dell’inchiesta, si va volentieri al funerale perché così c’è un concorrente in meno. Questa fa parte dei dolori. Io adesso ho bisogno di ritrovare la serenità. Di poter dormire sereno, senza dover stare attaccato a vedere cosa succede sui giornali del giorno dopo. Mi sembra sia per me doveroso dare a mia moglie e ai miei figli un po’ di sorriso. Berlusconi? Con Berlusconi ci conosciamo molto bene, siamo molto amici, io so che lui ha il suo carattere, ma lui sa che io ho il mio carattere, e quindi oggi non avrei gradito da parte di nessuno che mi fosse detto vieni e ricominciamo. Adesso ho bisogno di avere serenità, di guardarmi un po’ dentro e di dare un sorriso a quelli che mi vogliono bene”.