Attualità, Il Ritorno del "Feroce Saladino", Politica — 29 gennaio 2014 alle 08:35

L’EDITORIALE. CLAUDIO SCAJOLA CANDIDATO ALLE PROSSIME ELEZIONI EUROPEE? Finiti i guai a Roma, ora dovrà fare i conti con quelli di Imperia

“Assolto perché il fatto non costituisce reato”. È questa la motivazione addotta dal giudice monocratico Eleonora Santolini che lunedì scorso ha assolto l’ex Ministro allo Sviluppo Economico Claudio Scajola nell’ambito del processo relativo alla compravendita della sua casa romana in via del Fagutale con vista sul Colosseo. Il fatto, però, ci fu eccome. L’imprenditore Diego Anemone (assolto per prescrizione del […]

di Gabriele Piccardo
Claudio Scajola

Claudio Scajola

“Assolto perché il fatto non costituisce reato”. È questa la motivazione addotta dal giudice monocratico Eleonora Santolini che lunedì scorso ha assolto l’ex Ministro allo Sviluppo Economico Claudio Scajola nell’ambito del processo relativo alla compravendita della sua casa romana in via del Fagutale con vista sul Colosseo. Il fatto, però, ci fu eccome. L’imprenditore Diego Anemone (assolto per prescrizione del reato), attraverso l’architetto Angelo Zampolini, pagò alle sorelle Papa 1,1 milioni di euro la casa di Scajola senza che quest’ultimo ne fosse a conoscenza. Scajola accese un mutuo da 600 mila euro che tutt’ora starebbe pagando.

Anemone, inoltre, sborsò altri 100 mila euro per i lavori di ristrutturazione sempre senza che l’ex Ministro si accorgesse di nulla o si domandasse chi avesse pagato gli operai e i materiali impiegati. I Pubblici Ministeri Ilaria Calò e Roberto Felici, che avevano chiesto una condanna a 3 anni di reclusione e 2 milioni di euro di multa, non sono riusciti a dimostrare che Scajola sapesse del finanziamento illecito ma in particolare non sarebbero riusciti a provare, sempre che ciò sia mai accaduto, l’esistenza di un’eventuale contropartita del politico di Forza Italia a favore dell’imprenditore romano. Ora la casa sarebbe in vendita e sarebbe già stato firmato un compromesso. Non si sa a che cifra Scajola venderà la casa dello scandalo ma, come aveva annunciato, il surplus, ovvero la cifra pagata da Anemone, sarà devoluta in beneficenza. Chissà che Anemone non gli chieda indietro l’1,2 milioni di euro da lui messi a disposizione in segno di amicizia? 

Dopo l’assoluzione, a chi gli domandava del suo futuro politico, Scajola, ha detto che avrebbe dovuto pensarci e che la sua priorità era tornare dalla sua famiglia passando, però, prima dallo studio di “Porta a Porta” e dichiarando al quotidiano “La Stampa” la sua intenzione di candidarsi alle prossime elezioni europee. Scajola, in verità, ci starebbe ancora pensando e probabilmente anche il suo partito.

Sul piano giudiziario, però, i problemi di Scajola non sono finiti qui. Il politico imperiese è indagato sempre per finanziamento illecito, sempre per “colpa” di una casa, nello specifico per i lavori di ristrutturazione di villa Ninina a Imperia, per ricettazione a seguito del ritrovamento di un’informativa dei Carabinieri sull’onorevole Minasso e per la famosa anfora, ritrovata, a detta sua, nel suo giardino.

Ma non è finita. Scajola, è anche indagato per riciclaggio, assieme alla moglie Maria Teresa Verda nell’ambito di un’inchiesta relativa ad un compromesso di vendita di un appartamento (di proprietà della moglie, ndr) al suo commercialista e vice presidente della provincia di Savona Silvano Montaldo. L’avviso di conclusione delle indagini per la vicenda del finanziamento illecito a Imperia è stato notificato e Scajola, per dichiarazione del suo legale, sarebbe intenzionato a farsi interrogare. Finito un processo ne inizieranno altri?