Attualità, Home — 22 novembre 2016 alle 07:28

DA IMPERIA ALLA SIERRA LEONE. L’ASSOCIAZIONE MATTEO MARAGLIOTTI IN AFRICA PER UN NUOVO PROGETTO. IL PAPÀ FRANCO: “AIUTEREMO I GIOVANI A…”/L’INTERVISTA

Continuano le iniziative portate avanti dall’Associazione intitolata a Matteo Maragliotti, il giovane imperiese scomparso prematuramente all’età di soli 15 anni, lo scorso 2013.

di Redazione

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Continuano le iniziative portate avanti dall’Associazione intitolata a Matteo Maragliotti, il giovane imperiese scomparso prematuramente all’età di soli 15 anni, lo scorso 2013. L’Associazione è stata creata dai genitori di Matteo, Franco, 52 anni, e Sabrina, 46 anni, che, grazie alle donazioni, realizzano eventi, memorial, talent, contest di danza, canto, musica e tanto altro. L’Associazione si occupa anche di sostenere famiglie e ragazzi in gravi difficoltà socio-sanitarie e recentemente sta espandendo i suoi interventi anche oltre l’Italia, arrivando fino in Sierra Leone.

Il nuovo progetto in Africa, avviato con la nuova associazione Matteo4U, necessaria per operare fuori dalla Comunità Europea, prevede la creazione di un’officina meccanica, dove i ragazzi del posto potranno svolgere un apprendistato per imparare un mestiere e lavorare, percependo uno stipendio che li renderebbe autonomi. Per conoscere più nel dettaglio il progetto, ImperiaPost ha intervistato Franco Maragliotti, che proprio oggi parte alla volta di Sierra Leone per avviare i primi lavori.

“È da tempo - racconta Franco – che stiamo studiando il modo di aprire una officina meccanica di apprendistato per i ragazzi dell’area rurale di Sussex,un villaggio fuori Freetown la capitale di Sierra Leone. Dopo molto tempo trascorso sul posto in vari step, prima con il dr Ravera, poi con i nostri mezzi, ho individuato una zona dove portare il nostro aiuto. In questo momento abbiamo affittato una casa sul mare con terreno antistante per costruire il primo capannone smontabile che ospiterà la nuova officina meccanica. Smontabile perché il progetto prevede in un prossimo futuro l’acquisto di un terreno per costruire la sede definitiva“.

COME SI SVILUPPERÀ IL PROGETTO?

Il primo step prevede la sistemazione della nuova sede per rendere operativo il programma, dapprima sulla scuola serale per insegnare a leggere e scrivere ai molti analfabeti della zona, e in seguito si procederà all’apprendistato e al lavoro vero e proprio dei giovani del luogo. Punteremo sulle vetture private e dei vari enti presenti in zona. L’obiettivo è arrivare all’autofinanziamento attraverso il lavoro svolto da me e i ragazzi che vorranno imparare.

Abbiamo spedito pochi giorni fa le mie attrezzature da officina, il camper che ci è stato donato dall’avvocato Ferrari di Imperia, e la mia jeep, oltre a molti aiuti umanitari caricati nel camper.

La scelta della casa sul mare è stata dettata dalla futura idea di organizzare vacanze sostenibili a chi vorrà venire a vedere il progetto e perché no farsi una vacanza da noi. Con il ricavato ci aiuteranno a sostenere i costi iniziali che, ahimè, saranno alti prima di essere davvero pronti”.

COME È NATA L’IDEA DI INTERVENIRE IN SIERRA LEONE?

Non è stata una mia scelta, è stato un messaggio lanciato da Matteo. Lui parlava della Sierra Leone e di tutti i problemi di quella terra, pochi mesi prima che succedesse tutto questo terribile errore medico che lo ha portato alla morte. In camera di rianimazione si è presentato il dottor Ravera come psicologo per aiutarci in quel momento orribile, e lui ci ha connessi con la Sierra Leone chiedendoci se potevamo dargli una foto di Matteo per dedicargli un’ala del suo centro. Ho raccolto quella sua strana richiesta come un segno del volere di Matteo. Non è da tutti i giorni una combinazione simile. 

Dal 2014 nel centro del dr Ravera esiste la Matteo House che ospita ragazzini abbandonati, costruita con i soldi raccolti dalle prime donazioni dei nostri cari concittadini. 

Nel corso del tempo la collaborazione tra me e il dottor Ravera è continuata, ma poi per impossibilità di coniugare il programma di salute mentale del dottore con un programma lavoro come il mio abbiamo deciso di fare una scissione. Ho così creato una nuova Associazione, la Matteo 4U (“Matteo per voi”), necessaria per operare in uno stato fuori dalla comunità Europea.

Il dr Ravera mi ha dato un buon contributo economico per la parte iniziale del nostro progetto, oltre alla nostra raccolta fondi con l’associazione Matteo Maragliotti. Purtroppo occorrerebbe ancora denaro per raggiungere il traguardo della auto sostenibilità, ma sono certo che arriveranno altri fondi. Ad oggi più di 40mila euro sono stati destinati al progetto. Ho stimato che saranno necessari circa 150 mila euro, considerando l’acquisto terreno e la costruzione della officina. Poi si valuta strada facendo. Purtroppo l’inflazione in Sierra Leone è molto Alta e da un anno all’altro cambiano notevolmente i preventivi. In questo momento possiamo solo affittare e cominciare con un investimento minimo. Tra un anno si farà il primo bilancio e ci si renderà conto di come affrontare le problematiche”.

QUAL È L’OBIETTIVO DI QUESTO PROGETTO?

“Il fine è quello di creare un luogo in cui i giovani del posto possono istruirsi e imparare un mestiere per poi diventare indipendenti. Deve essere chiaro che questi giovani avranno anche un salario. Infatti non è mia intenzione donare soldi a chi può guadagnarsi da vivereL’assistenzialismo li ha rovinati, portandoli a chiedere soldi gratis, anche quando non ne hanno bisogno. Con questo progetto invece si renderanno autonomi, capendo la dignità del lavoro.

Per questo motivo ho puntato molto sul lato elettronico dell’auto, visto laggiù sono molto carenti sull’uso delle apparecchiature elettroniche di diagnosi. Insegnando un mestiere di questo tipo, il futuro di questi giovani è garantito”.

UN’ATTIVITÀ COME QUESTA COMPORTA NOTEVOLI SACRIFICI. COME SI È ORGANIZZATO?

“Io da parte mia ho rinunciato al mio lavoro vendendo la mia quota di società della officina dove lavoravo in Imperia. Purtroppo un progetto come questo va seguito sul posto e per portare le mie competenze devo dedicarmi a tempo pieno in loco.
Domani mattina partirò da Nizza per Freetown, insieme alla mia compagna di viaggio e supporter del progetto, Cecilia Volpe, che si è innamorata del popolo sierraleonese e crede molto nella riuscita del progetto. Mia moglie Sabrina, che segue i progetti su Imperia e provincia, con i giovani artisti, mi raggiungerà verso febbraio per un periodo ancora indeciso. Abbiamo un caro amico italiano che vive da 35 anni in Sierra Leone. Lui ci sta davvero aiutando, evitando di farci cadere in trappole che in quei paesi sono all’ordine del giorno, e ci ospiterà fino a quando saremo operativi.
La mia partenza serve per andare a organizzare la prima fase del progetto e, in previsione di ciò, ho programmato di iniziare a lavorare con la diagnosi elettronica e iniziare a guadagnare soldi per mantenere il progetto. L’obiettivo è arrivare all’autofinanziamento

La mia permanenza dipenderà molto dal processo in corso per chiarire le cause della morte di mio figlio, in ogni caso non farò ritorno prima di marzo. Aspetterò che il nostro avvocato ci contatterà per l’udienza”.

COME SI PUÒ CONTRIBUIRE?

“In Italia può donare alla associazione Matteo Maragliotti. Più avanti apriremo un conto corrente anche in Sierra Leone ma non è semplice fare donazioni estere. Abbiamo anche un conto PayPal dove basta inserire la nostra mail e fare una donazione. Ad oggi su quel conto a forza di pochi euro siamo arrivati a raccogliere 1600 euro, tutto nella maggior trasparenza possibile.

Purtroppo abbiamo i costi di gestione che vanno affrontati e anche quando organizziamo eventi qui in Imperia alla fine tra costi e avanzi si fa fatica a raccogliere fondi.

Fortunatamente abbiamo molte persone che credono in noi. Per questo motivo desidero ringraziare: Cecilia, per l’aiuto morale, fisico ed economico, è davvero una splendida persona; Fiorenzo che con un gesto molto nobile ha messo a disposizione la diagnosi elettronica per iniziare a lavorare; la farmacia di Pontedassio, che ad ogni mio viaggio dona una valigia di medicine che mi sono sempre molto utili; la Intel di Renato Savaia che ci ha donato il computer e molte altre cose per il progetto.

Speriamo di avere ancora il sostegno delle persone che ci seguono e che hanno a cuore la storia di Matteo”.
A cura di Gaia Ammirati