Attualità, Home, Politica, Porto di Imperia — 2 settembre 2013 alle 11:29

Pasquale Indulgenza sul Porto di Imperia: “Se non ci saranno cambiamenti, chi ne farà le spese sarà ancora una volta la cittadinanza”

Per chi, come noi, si è sempre battuto perché al pubblico – cioè alla collettività imperiese – fossero restituite la prerogative sottrattegli riguardanti una grande infrastruttura come il nuovo porto turistico in via di realizzazione nel centro dell’area demaniale che occupa gran parte del fronte-mare cittadino, risulta alquanto impressionante la grancassa che, proveniente da settori e attori che in generale […]

di Gabriele Piccardo

Indulgenza

Per chi, come noi, si è sempre battuto perché al pubblico – cioè alla collettività imperiese – fossero restituite la prerogative sottrattegli riguardanti una grande infrastruttura come il nuovo porto turistico in via di realizzazione nel centro dell’area demaniale che occupa gran parte del fronte-mare cittadino, risulta alquanto impressionante la grancassa che, proveniente da settori e attori che in generale hanno sempre fatto ‘squadra’ col partito dei privatizzatori dei pubblici servizi collettivi – dai trasporti all’acqua, dalla sanità all’energia -, si è levata, da quando le cose hanno preso la piega rovinosa consegnata alle cronache dall’eco delle inchieste giudiziarie,  per sostenere la necessità di una ‘restituzione’ al Comune della maxiopera intrapresa.

E da qui che discende il nostro primo motivo di preoccupazione: che ora, alla luce delle ultime novità, non ci si presti incautamente, per ingenuità propria o malizia altrui, alla ‘filosofia’ che ha reso universalmente nota la logica pretesa dalla FIAT nel Bel Paese, cioè di attuare una soluzione che in realtà ottenga di “privatizzare i profitti  e socializzare le perdite”.
Oggi registriamo e prendiamo atto del pronunciamento del Tribunale, di accoglimento dell’ipotesi di un concordato. E, con esso, del virtuale allontanamento dell’ipotesi di fallimento della spa “Porto di Imperia”, che fino a ieri sembrava fosse nelle cose (e nelle ‘carte’..).
Ma dicono bene i consiglieri di Imperia Bene Comune, Grosso e Servalli: “Se il Tribunale ha espresso un giudizio giuridico, al Comune spetta ora una decisione politica”.
Una decisione, soggiungo, che, dato ciò che di spaventoso e vergognoso è accaduto in questa città negli ultimi anni, deve significare un orientamento chiarissimo, inequivocabile in termini di qualificazione dell’ethos pubblico.

Già l’informazione giornalistica più attenta ha ben posto in evidenza le problematiche di maggior rilievo che permangono, a partire dalle delicatissime e intricate questioni riguardanti l’ipoteca e la permuta. Vedremo sin dai prossimi giorni, al di là delle prime, ‘coperte’ dichiarazioni di circostanza, quale sarà l’orientamento che assumerà l’Ente Locale.
Ma noi ci poniamo e poniamo agli attori istituzionali altre domande, sulla base di una considerazione amara che retoricamente sentiamo di levare: che cos’altro deve fare una spa per essere ritenuta degna di fallimento? Quali altre responsabilità devono essere ravvisate, oltre  a quelle già puntualmente evidenziate dalla Procura della Repubblica per portare a giudizio i vertici della medesima società per una ravvisata, colossale truffa a danno del pubblico? Strano e doloroso Paese, il nostro, nel quale ogni giorno assistiamo più o meno impassibili alla repentina cessazione di attività di mille piccole imprese, sempre più spesso soffocate da paradossi normativi e insostenibili pesi (con la conseguenza di perdita di lavoro e identità sociale per centinaia, migliaia di persone), e nel quale, nel contempo, come ‘opinione pubblica’ riteniamo di dover ravvisare ragioni ‘di forza maggiore’ per il salvataggio di realtà che del tutto macroscopicamente hanno fatto ‘scandalo’ delle propria attività!!!!
Francamente, se volessimo trovare un’analogia, verrebbe in mente l’attuale pretesa di Berlusconi, condannato per  frode, e dei suoi sfegatati supporters (ma, ahinoi, anche da altri fuori del suo campo), di non essere perseguibile in alcun modo e di avere il ‘diritto’ di mantenere intatti i propri privilegi istituzionali!!!

Precisiamo, un’ultima volta: siamo sicuramente, come da sempre, per scelte che assicurino che la portualità imperiese – oggetto in questi disgraziati quindici anni del più sciagurato e cinico processo di privatizzazione – torni ad essere debitamente  controllata dal pubblico e che le sue attività portino finalmente sicuri benefici economici e sociali alla collettività. Ma, a fronte di ciò che si sta profilando,  paventiamo il rischio che, in assenza di misure radicali di cambiamento degli assetti e di un’accorta revisione delle finalità strategiche, le operazioni cui ci si sta approssimando possano determinare nuovi, pesantissimi gravami per il Comune e costi ulteriori da ‘scaricare’ in futuro sulla già provata e turlupinata collettività imperiese.
Abbiamo piena coscienza del fatto che nell’interesse pubblico da far valere rientri anche la giusta degli interessi legittimi dei proprietari dei posti barca, (e, detto per inciso, riteniamo che anche a prescindere dall’attuazione del concordato, essi potrebbero essere soddisfatti), ma esigiamo che allo stesso modo, per converso, costoro si rendano conto dell’importanza prioritaria che riveste un profondo, complessivo risanamento di quanto illegalmente posto in essere, che non è certo in opposizione alla volontà di trovare delle soluzioni credibili ai problemi che si sono posti. Anzi. Risanamento a risarcimento e beneficio dell’intera cittadinanza, non solo di una parte.

E’ in quest’ottica, in conclusione, che sentiamo di ricordare il fatto – attualmente eluso dalla più parte dei commentatori – che, mentre ad Imperia si aprono altri rilevanti filoni di inchiesta, già si sta celebrando a Torino un maxiprocesso che vede imputati, con l’accusa di aver ordito una truffa colossale, coloro che hanno creato e agito il meccanismo societario e manageriale della sciagurata impresa del “porto più bello del Meditarraneo” e che nella “Porto di Imperia spa”, che ora si ipotizza possa essere tenuta in piedi grazie al riconoscimento della maggioranza delle quote di capitale al Comune e così mantenere la concessione demaniale a suo favore, è presente una compagine come “Imperia Sviluppo”, le cui responsabilità nella pesantissima vicenda che ha segnato il costruendo porto turistico sono certamente risultate evidenti, prima ancora che all’opinione pubblica, ai semplici cittadini, all’attenzione del Comune.
E’ anche e soprattutto su questo ultimo elemento che ci auguriamo che i responsabili dell’amministrazione sappiano e vogliamo riflettere.

Pasquale Indulgenza
già consigliere comunale
Comitato Politico Regionale P.R.C.