Cronaca, Home — 9 gennaio 2017 alle 07:35

DISAVVENTURA PER L’ASSOCIAZIONE MATTEO MARAGLIOTTI IN SIERRA LEONE. RUBATI BENI E ATTREZZI SPEDITI DALL’ITALIA. IL PAPÀ FRANCO:”MA NOI NON MOLLIAMO, IN UN MESE SIAMO RIUSCITI A…”/LE IMMAGINI

Sono partiti il 22 novembre scorso Franco Maragliotti e la
sua compagna di avventure Cecilia Volpe, alla volta della Sierra Leone

di Gaia Ammirati

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Sono partiti il 22 novembre scorso Franco Maragliotti e la sua compagna di avventure Cecilia Volpe, alla volta della Sierra Leone. L’obiettivo, a scopo benefico, per cui stanno lavorando, è la creazione di un’officina meccanica, dove i ragazzi del posto potranno svolgere un apprendistato per imparare un mestiere e lavorare, percependo uno stipendio che li renderebbe autonomi. Il nuovo progetto in Africa, lo ricordiamo, rientra nelle iniziative che Franco e Sabrina Maragliotti portano avanti attraverso le associazioni, “Matteo Maragliotti” per l’Italia e “Matteo4U” per l’estero, che hanno creato dopo la scomparsa prematura del loro figlio Matteo, avvenuta nel 2013. Chiunque volesse dare il proprio contributo, può fare una donazione attraverso il loro sito, cliccando qui.

Nell’ultima intervista, Franco aveva spiegato alla redazione di ImperiaPost tutto il progetto che aveva in mente, e ora, a distanza di solo un mese e mezzo, sono molti i traguardi raggiunti, anche se c’è ancora molto lavoro da fare. Purtroppo, però, non sempre tutto va come si vorrebbe. Nella giornata di giovedì, il 5 gennaio, Franco e Cecilia hanno avuto una brutta sorpresa: al momento di ritirare a Freetown il caravan e l’automobile che avevano spedito dall’Italia, carichi di beni per la gente del posto, hanno scoperto che i due veicoli erano stati scassinati e che molto del materiale era stato rubato, per una perdita di circa 5 mila euro.

“È stata davvero una brutta esperienza – raccontano - I due mezzi erano pieni di ogni ben di Dio da offrire alla povera gente qui, in Sierra Leone. Sono stati rubati vestiti per i bambini dei villaggi, pasta, olio, la chitarra a 12 corde di Franco e la televisione, molti attrezzi che sarebbero serviti alla nostra scuola-officina e tanto altro, insomma un disastro”.

In aggiunta, al momento del ritorno un camioncino, che veniva in senso contrario, ha colpito il posteriore sinistro del caravan portando via il paraurti. Neanche questo incidente riesce a minare il senso dell’umorismo ai due viaggiatori, che commentano:Ora è più simile a tutti i ‘poda poda’ scassati che girano da queste parti, almeno in apparenza stiamo diventando sierraleonesi. Meglio sorridere”.

COME FATE A NON PERDERE MAI IL SORRISO ANCHE NELLE SITUAZIONI PIÙ DIFFICILI?

Non sarà un intoppo a fermarci, anzi, andiamo avanti tutta, con il sorriso sierraleonese che ci infonde coraggio e forza. Agli abitanti di qui il sorriso non manca mai, nonostante le difficoltà e le poche risorse che hanno a disposizione. Stando con loro abbiamo capito quanto il senso della vita sia relativo. Quello che è certo è che per proseguire nel nostro progetto ci servono fondi, specie dopo aver subito il furto di gran parte degli attrezzi per l’officina meccanica che avevamo spedito dall’Italia via mare, ma confidiamo in una grande partecipazione delle persone che credono in noi. Essendo la prima nostra spedizione è stato un po’ da ingenui spedire il materiale senza pensare che potessero depredarlo, in effetti da noi è più semplice ma in questi paesi è quasi normale. Purtroppo il camper non entrava in container. Pazienza, l’esperienza insegnerà”.

 

QUALI ATTIVITÀ SIETE RIUSCITI A PORTARE AVANTI IN QUESTO PRIMO MESE?

“Inizialmente abbiamo impegnato parecchi giorni per svolgere tutte le pratiche presso gli uffici di competenza affinché la nostra associazione MATTEO 4U Charity and Mechanical Workshop fosse riconosciuta e avesse tutte le carte in regola per iniziare ad operare. Bisogna chiarire che qui i tempi sono molto differenti da quelli a cui siamo abituati in Europa; i ritmi sono più lenti e antropologicamente sono molto lontani dal nostro vivere occidentale, bisogna rispettare la differenza. Abbiamo inoltre cercato un luogo dove poter abitare in modo confortevole; riteniamo sia importante la sera, dopo tanto lavoro, molto caldo, stanchezza che deriva anche dalle sollecitazioni continue di vivere tra persone tanto povere e bisognose, per le quali vorresti fare il più possibile per aiutarle e dargli una chance e ti rendi conto che, come si dice, non puoi arrivare dappertutto se non hai fondi a sufficienza, tornare a casa rilassarsi e ricaricarsi per il giorno dopo. Ora questa casa, che sarà anche la sede legale e ufficio della nostra associazione, la stiamo un pochino ristrutturando; per far questo abbiamo già dato lavoro ad alcuni ragazzi qui nel villaggio, che si impegnano al nostro fianco ogni giorno. C’è tanto da fare ancora, il lavoro per fortuna non manca. Fra pochi giorni inizieremo a lavorare anche alla costruzione della officina meccanica su un terreno che abbiamo trovato non lontano da casa, dunque ancora tanti altri giovani potranno lavorare con noi”.

COM’È VIVERE IN SIERRA LEONE? COSA AVETE IMPARATO DAGLI ABITANTI DEL POSTO?

Non è facile vivere in Sierra Leone, bisogna avere un grande senso di adattamento, bisogna prendere ogni cosa, come si dice in Krio, ‘small small’, adeguarsi alle situazioni, avere l’intelligenza di affrontare modifiche in corso d’opera, confrontandosi con le persone con umiltà senza forzare la mano, altrimenti non si arriva a nulla e allo stesso tempo non farsi vedere titubanti, insomma è una realtà complessa. Noi cerchiamo di coinvolgere i ragazzi e spiegare con chiarezza l’obiettivo da raggiungere, cerchiamo di infondere loro entusiasmo per non guardare solo ad oggi, come è nella loro mentalità, ma vedere nel domani una possibilità. In questo continuo stare con loro si impara molto, vedere e guardare il loro modo di vivere ti insegna come è tutto relativo nella vita, quante cose che in occidente diamo per scontate non lo sono affatto. Eppure come ho già detto, a loro, il sorriso non manca mai, è un popolo molto gentile e fondamentalmente buono, non ci sono per ora problemi di differenze religiose, ci capita spesso di incontrare genitori musulmani che mandano i figli nella scuola più vicina anche se è tenuta da cattolici, c’è rispetto per la differenza”.

COME HANNO ACCOLTO LE VOSTRE IDEE I RAGAZZI?

Ormai in molti sono venuti a conoscenza del nostro progetto, i giovani sono entusiasti di questo e cominciano a proporre le loro candidature per venire alla nostra scuola ad imparare la meccanica ma soprattutto la diagnosi elettronica sulle automobili. In un paese tanto povero vi sono molte contraddizioni, da una parte interi villaggi senza acqua, fogne, luce, strade, ospedali, insomma con quasi nulla di cui vivere e da un’altra parte tanta gente che si può permettere automobili costose, ma poi mancano meccanici competenti che si occupino delle manutenzioni e di aggiustare le rotture. Così il nostro progetto è di formare meccanici all’altezza e di dare lavoro a parecchi giovani”.