Attualità, Home, Politica, Porto di Imperia — 9 settembre 2013 alle 16:35

L’intervento di Pasquale Indulgenza sulla vicenda porto turistico di Imperia: “Che le forze politiche si pronuncino nel merito”

L’ex consigliere comunale di Rifondazione Comunista Pasquale Indulgenza interviene sulla vicenda porto chiedendo alle forze politiche di esprimersi sulla vicenda. “Il segno e l’orientamento assunti dal confronto pubblico sul porto turistico, -scrive Indulgenza- a seguito dell’ultimo pronunciamento del Tribunale che ha accolto il piano di salvataggio proposto dall’amministratore unico della “Porto di Imperia spa” ed ammesso la spa al concordato, […]

di Gabriele Piccardo

Pasquale Indulgenza

Pasquale Indulgenza

L’ex consigliere comunale di Rifondazione Comunista Pasquale Indulgenza interviene sulla vicenda porto chiedendo alle forze politiche di esprimersi sulla vicenda.
“Il segno e l’orientamento assunti dal confronto pubblico sul porto turistico, -scrive Indulgenza- a seguito dell’ultimo pronunciamento del Tribunale che ha accolto il piano di salvataggio proposto dall’amministratore unico della “Porto di Imperia spa” ed ammesso la spa al concordato, con ciò allontanando l’ipotesi del fallimento della stessa, mi lascia non poche riserve.
Innanzitutto, mi inquieta il silenzio delle parti politiche, in primis di quelle che formano in città la maggioranza dell’attuale compagine amministrativa, poiché l’enorme rilevanza della cosa meriterebbe ben altra attenzione e considerazione, in termini di analisi e valutazione.
Leggiamo dai quotidiani che “le banche hanno accettato le condizioni di Argirò, non facendo valere l’ipoteca – mossa che avrebbe generato un contenzioso dall’esito assai incerto – , e recuperando qualcosa dei milioni elargiti a Bellavista Caltagirone”.

Ma leggiamo anche, dalle stesse ricostruzioni giornalistiche, che “gli istituti di credito concessero un finanziamento di 140 milioni (soldi, non bisognerebbe mai dimenticarlo, dei cittadini-risparmiatori) “garantito” (…) da una ipoteca di 280 milioni, basata di fatto su beni demaniali in concessione e quindi non su una reale proprietà”. E che 35 milioni degli stessi furono “sborsati” da Carige, nell’ambito di gestioni e operazioni finanziarie oggi al centro di una inchiesta i cui motivi si annunciano tanto gravi quanto quelli che hanno determinato il caso Monte dei Paschi di Siena. A queste circostanze va pure aggiunto – giusto a beneficio della memoria e della conoscenza della gravità di quanto occorso -, il fatto che “la garanzia ipotecaria fa riferimento ad opere a terra che (… ) sono ben lungi dall’essere completate”.
Già l’importanza e la delicatezza della suddetta problematica, da sola, imporrebbe una riflessione. Fatte salve la legittimità delle iniziative dell’amministratore unico della spa – attendibili in ragione dello stesso compito ricevuto – e la competenza del collegio del Tribunale che ha prodotto l’ avviso di accoglimento delle richieste, alcuni interrogativi si impongono nella formazione del giudizio spettante esclusivamente agli attori politici. Ritengono costoro, a fronte di un’intera, annosa e drammatica vicenda consumatasi per oltre otto anni, con il suo enorme, conclamato carico di lievitazione dei costi, irregolarità nella gestione e insufficienza e scarsissima qualità dei risultati, a fronte dei particolarissimi, anomali intrecci che hanno connotato i rapporti tra le parti all’interno della compagine societaria e, nel contempo, quelli tra la stessa società, “Acquamare” e il Comune, a fronte di una questione speciosissima quale quella dell’ipoteca, che, giustamente, viene tuttora tenuta in evidenza e ripresa dagli inquirenti e dalla stampa più attenta, che si possa condividere la tesi secondo cui la spa “Porto di Imperia”, società di capitali che, detto per inciso, non faceva di certo azionariato popolare, sia da considerare come una sorta di soggetto neutro che ha subito le azioni negative e dannose tenute dai propri amministratori e/o da una parte dell’associazione posta in essere? Che sia possibile separare il ‘corpo’ “danneggiato” della stessa dalle responsabilità di coloro che l’hanno guidata e agita? Il ‘corpo’ di una realtà che si conferma essere stata dominata, in tutte le fasi rilevanti del suo operato, dal potere espressione di “Acquamare”? Il Tribunale si è espresso puntualmente e articolatamente, ricostruendo gli antefatti, riprendendo gli esiti dei procedimenti penali e amministrativi in atto, ravvisando criticità e possibili sviluppi, pronunciandosi sulla definizione di interesse pubblico in gioco e intorno a ciò contestando apertamente l’avviso del P.M., ma anche evidenziando come rimangano in sospeso alcuni aspetti della questione concordato di certo non secondari, come, ad esempio, quello che si evidenzia nell’invito all’amministratore unico ad ottenere “al più presto” che si formalizzino le intese ipotizzate a proposito di una corresponsione alla “Porto di Imperia”, da parte di Acquamare, della somma di 8.000.000 milioni di euro in via di corresponsione delle somme “in via transattiva”, per la cui assicurazione allo stato “non risulta che vi sia nulla di scritto”.
Ma ora agli attori politici, a quelli investiti della responsabilità istituzionale delle decisioni da assumere a favore della collettività, spetta di dover valutare che cosa comporti, in concreto, una definizione, resa in astratto da un organo giudiziario, secondo la quale una cosa è il “soggetto giuridico”, nel caso di specie considerato parte “offesa”, altra le responsabilità da imputare ai suoi amministratori. In tutta franchezza, a me pare che la storia tragica del soggetto di cui stiamo parlando – della sua formazione e del suo operato – ci abbia consegnato ben altra evidenza dell’impossibilità di una tale disgiunzione.
Spero che il PD, che è la formazione politica più consistente nella responsabilità del Comune, e che per anni ha partecipato alla battaglia di denuncia del malaffare (e della malamministrazione) nella conduzione della vicenda del “porto più bello del Medierraneo” – ripetiamo: non solo sciagurata ma del tutto anomala sin dalla sua genesi, come chiaramente si evince anche dalla disamina tenuta dal Collegio del Tribunale -, non vorrà rispondere ai suesposti interrogativi come ha ritenuto di fare nel caso della questione “Porta del Mare”, allorché, con comunicato tanto solenne quanto stringato, ha annunciato un proprio pronunciamento solo dopo la trattazione della pratica nella commissione consiliare deputata.
La città, ritengo, si aspetta altra sollecitudine e diversa chiarezza, da coloro che hanno vinto con amplissimo margine una campagna elettorale per il governo locale sbandierando i vessilli di un radicale cambiamento.

Pasquale Indulgenza
Comitato Politico Regionale P.R.C. Liguria
Già consigliere comunale ad Imperia

 
 
 
FR_vetrine_3