Attualità, Home — 1 marzo 2017 alle 15:59

IMPERIA. UNA FOLLA COMMOSSA PER L’ULTIMO SALUTO A STEFANO BERTÈ. DON LUCIO:”ERA IL CUCCIOLO DI CASA. NON ESISTE DOLORE PIÙ GRANDE DELLA PERDITA DI UN FIGLIO”/L’OMELIA

Una folla commossa si è raccolta questo pomeriggio, mercoledì 1 marzo, presso il Duomo di Porto Maurizio per dare l’ultimo saluto a Stefano Bertè

di Redazione

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Una folla commossa si è raccolta questo pomeriggio, mercoledì 1 marzo, presso il Duomo di Porto Maurizio per dare l’ultimo saluto a Stefano Bertè, il 19enne mancato nella notte del 24 febbraio a causa di un incidente in motorino.

Il parroco don Lucio Fabbris ha voluto ricordare Stefano con una toccante omelia“In nessun modo è possibile tentare di immaginare lo strazio e il vuoto e il senso di tormento che vi abita dentro. Penso che non esista sulla terra dolore più grande della perdita di un figlio. Soprattutto in questo modo così improvviso e lacerante. Ed è difficile dire parole, siamo tutti ammutoliti. Non c’è nessuna parola che riesca a raggiungere l’uomo che soffre. Se ogni uomo è un mistero, l’uomo che soffre è il più incomprensibile dei misteri. Siamo qui a stringerci accanto a voi, è l’unica cosa che umanamente possiamo fare. Forse l’unica realtà che possa tentare di testimoniare una vicinanza assoluta è l’abbraccio e questa comunità intera sta abbracciando. Nell’abbraccio si sente tutta la volontà di partecipazione, soprattutto per Stefano, il cucciolo di casa. È la gemma più tenera e nuova. Penso che sia la persona attorno alla quale più si organizzava il senso di protezione e fierezza. Averlo perso in un contesto di solitudine e improvviso dia nel cuore uno strazio. Cristo era presente. La morte voleva darci un senso di impotenza e solitudine, ma Cristo c’è e con lui la Madre. In ogni morte, tutto il mistero di Dio e di Maria è presente. Lì dove non era possibile la nostra vicinanza, c’era la presenza totale di Cristo. Cristo salda tutto. Non può accettare che la morte dilapidi, disgreghi, rovini tutta la nostra bellezza. Stefano sta pronunciando nel cuore di Dio le sue parole personalissime. Lo spirito agisce in queste forme. Dio non può pensare la morte, ma inserirsi dentro la morte del mondo, salvando tutto e garantire la resurrezione, in quel momento in cui lui stesso ci riconsegnerà gli uni e agli altri. È questo il mistero che Stefano sta sperimentando“.

Dalla redazione di ImperiaPost le più sentite condoglianze ai familiari e agli amici di Stefano.