Attualità, Home — 16 marzo 2017 alle 17:10

IMPERIA. PROCESSO AL NO BORDER FELIX CROFT. CHIESTA LA CONDANNA A 3 ANNI E 4 MESI DI CARCERE:”HA VIOLATO LA LEGGE E MESSO IN PERICOLO I MIGRANTI”/L’UDIENZA

Il processo che vede sul banco degli imputati il 28enne No Border francese Felix Croft, arrestato dai Carabinieri di Ventimiglia il 22 luglio 2016 con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

di Redazione

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Aula gremita e misure di sicurezza imponenti questo pomeriggio, giovedì 16 marzo, nel tribunale di Imperia, per il processo che vede sul banco degli imputati il 28enne No Border francese Felix Croft, arrestato dai Carabinieri di Ventimiglia il 22 luglio 2016 con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Quest’oggi, dinnanzi al collegio composto dai giudici Bonsignorio, Russo e Lungaro, il Procuratore Capo Grazia Pradella al termine della propria requisitoria ha chiesto una condanna a 3 anni e 4 mesi di carcere e 50 mila euro di multa. I legali della difesa, invece, hanno chiesto l’assoluzione perché il fatto non sussiste o, in alternativa, non costituisce reato.

REQUISITORIA PM GRAZIA PRADELLA.

“E’ necessario fare  alcune puntualizzazioni in fase preliminare. Questo non è un processo sul trattamento dei migranti nell’Unione Europea, ma un processo come qualsiasi altro e l’imputato deve rispondere alla Legge. Voi giudici dovete prevedere una lettura del sistema della normativa, coerente dei principi della normativa internazionale.

Grazie ad approfittamenti ed elusioni delle norme, si pongono in pericolo i migranti ed espongono il nostro paese a fenomeni di jihadismo e  Foreign Fighters. L’attentatore di Istanbul ha iniziato a spostarsi con la famiglia allo scopo di eludere le ricerche a livello investigativo. Seppur tragica la descrizione di quanto accaduto alla famiglia non si può violare la Legge.
Il legislatore prevede che:”Non sono condotte di reato quelle adottate a fini umanitari. Il limite è che l’attività umanitaria di assistenza avvenga all’interno dello Stato”.

Croft è reo confesso e si dichiara perfettamente consapevole dell’antigiuridicità del fatto. Sapeva che era reato, sebbene spinto da pietà nei confronti della famiglia di sudanesi. In che modo avrebbe tutelato la famiglia?

I sudanesi volevano raggiungere un parente in Germania. Qualsiasi fattispecie di stato di necessità è stata esclusa. È stata una libera scelta dei cittadini non avviare le pratiche per l’asilo. Potevano accedere a cure mediche. È stato un atto preciso della loro volontà rimanere clandestini, per poi andarsene non si sa dove. Forse in Germania via Francia. Non c’era nessun bisogno cogente in quel momento del trasporto dei clandestini. Oppure Croft mente ed era in accordo con un’associazione francese o non sapeva che fine avrebbe fatto la famiglia.

Ho pensato alla Nigeriana e al sudanese travolti sull’autostrada. Se un automobilista si fermasse potremmo applicare lo stato di necessità? Probabilmente sarebbe ipotizzabile perché sarebbe esposto a un pericolo di vita altrimenti evitabile. Sudanesi provenienti dal Darfur hanno diritto di accedere al diritto di asilo.

Questa è la nostra normativa, Croft ha violato consapevolmente una norma giuridica che prevedeva l’arresto. Credo che il processo sia piuttosto elementare, ma quello che non deve entrare sono altre cose oltre alla norma.

Chiedo che l’imputato sia condannato, che gli vengano concesse attenuanti generiche, data l’incensuratezza e dichiarazioni confessorie, ad anni 3 e mesi 4 di reclusione oltre a 50 mila di multa.

LA PAROLA PASSA ALLA DIFESA.

“Croft è stato fermato sulla bretella che porta al casello autostradale di Ventimiglia. Il fermo è avvenuto in sostanziale tranquillità. A bordo c’erano cinque persone, due uomini, una donna incinta e due bambini. Gli occupanti non vengono identificati, si hanno informazioni solo tramite autocertificazione dove si capisce sommariamente chi sono. Il signor Palmero ribadisce di non averli mai visto prima.

È stata raggiunta la prova, al di là di ogni ragionevole dubbio, che i soggetti non avessero titolo di soggiorno o di ingresso in Francia? La Corte costituzionale dice che in caso di dubbio il favoreggiatore dovrebbe essere assolto. Non c’è certezza. Ipotizziamo che fosse richiedente asilo.

Perché avrebbe dovuto? Voleva offrire un’ accoglienza migliore, adeguata alle particolare esigenze di un nucleo familiare, offrire un livello minimo di assistenza. Il Sistema di accoglienza italiano è in una situazione critica. Sono 10.000 i richiedenti di asilo costretti a vivere fuori dal sistema di accoglienza.

Famiglia fuggita dal Darfur che aveva subito traumi ha detto la psicologa. Non si può curare i traumi se non finisce l’esilio. Non erano in una struttura regolare e ufficiale. Croft aspirava ad offrire una minore precarietà, portarli nel suo appartamento e poi contattare associazioni francesi. Avrebbero potuto fare ingresso in Francia anche se meno di 3 mesi.

Possibilità per gli Stati membri di dare assistenza umanitaria alle persone interessate. L’autorità giudiziaria è tenuta a verificare la clausola del requisito di permanenza. Il tribunale di Nizza ha condannato un uomo per l’ingresso dei migranti solo perché non ha motivato i singoli casi vulnerabili. All’uomo è stata comminata un’ammenda di 3 mila euro per aver favorito il transito di 200 persone.

I sudanesi hanno raccontato di un villaggio distrutto, della casa bruciata, e del bambino con ustioni. La famiglia è scappata dal Darfur dove c’è una guerra che ha causato 200 mila morti. Ciò rientra nella definizione di rifugiato. Le cinque persone fermate non erano clandestini, irregolari, jihadisti, erano rifugiati. Anche qualora che la famiglia non avesse diritto di accesso la legge prevede che non si può condannare chi presta soccorso e assistenza di stranieri in Italia. Chiedo l’assolversi del mio assistito perché il fatto non sussiste e non costituisce reato.

Non siamo qui per modificare la politica europea in materia di immigrazione. Bisogno contestualizzare correttamente il fatto. La situazione di Ventimiglia è nota solo se ne ha una conoscenza diretta, nel luglio del 2016 c’era una situazione di estrema confusione ed estremo caos. Non c’è offensività del bene giuridico del bene, delle persone o dello Stato”.