Cultura e manifestazioni — 15 settembre 2013 alle 14:53

EXPO VALLE ARROSCIA – I presidi slow food e il ritorno alla terra: “La grande sfida del futuro è ridurre le distanze tra produttore e consumatore puntando sulla qualità”

Expo Valle Arroscia, conferenza Slow Food. Sabato 14 settembre 2013. Siamo in cinque. Un giornalista e quattro curiosi, appassionati di entroterra. Raggiungiamo palazzo Comunale, sede dell’incontro, dal titolo “Slow Food presenta i suoi presidi liguri (la Toma di pecora Brigasca e l’aglio di Vessalico in Valle Arroscia, ndr)”. Chiediamo informazioni. “L’incontro è stato annullato a causa delle poche adesioni”. “Come […]

di Gabriele Piccardo

Slow FoodExpo Valle Arroscia, conferenza Slow Food. Sabato 14 settembre 2013. Siamo in cinque. Un giornalista e quattro curiosi, appassionati di entroterra. Raggiungiamo palazzo Comunale, sede dell’incontro, dal titolo “Slow Food presenta i suoi presidi liguri (la Toma di pecora Brigasca e l’aglio di Vessalico in Valle Arroscia, ndr)”. Chiediamo informazioni. “L’incontro è stato annullato a causa delle poche adesioni”. “Come annullato? Ci siamo noi, siamo interessati”. I relatori, cinque in tutto (Federico Santamaria, responsabile dei presidi Liguri, Valter Bordo, presidente regionale slow food, oltre a tre produttori della vallata) ormai sparsi tra gli stand allestiti per l’occasione, vengono radunati in fretta e furia. La conferenza, nella piena tradizione paesana, viene convocata, dopo un breve conciliabolo tra relatori, davvero molto disponibili e cortesi, e spettatori, in un bar. Posizionate sedie e tavolini, e ordinati un paio di bicchieri di bonarda, si comincia. Tra i relatori c’è chi ha fatto dell’entroterra uno stile di vita, da impiegato a produttore di aglio, da agente di borsa a produttore di composte di frutta.
“Slow food lavora per dare mercato a prodotti locali destinati a scomparire – spiegano -, per salvaguardare le produzioni. Si è creata nel corso degli anni una distanza siderale tra il mondo produttivo e il mondo del consumo. Occorre ridefinire il concetto di qualità. È questa la grande sfida del futuro, ridurre le distanze tra produttore e consumatore puntando sulla qualità. Chi va ad acquistare un prodotto è spesso confuso, condizionato da consuetudini e aspetti emotivi, non considera che con la propria scelta contribuisce ad arricchire o impoverire un territorio”.

“I presidi slow food – proseguono – sono partiti nel 1998 e dopo dieci anni, nel 2008, sono stati riorganizzati. Al centro dell’intero progetto c’è il cibo. L’idea è quella di creare una comunità intorno ai presidi, una comunità che noi chiamiamo comunità del cibo. Si parte della tradizione del territorio per creare il valore aggiunto del prodotto. Le linee guida si rifanno allo schema del buono, pulito e giusto”.

L’AGLIO DI VESSALICO

“Slow food è intervenuto su un prodotto, esistente dal 1860, che stava ormai sparendo. È subentrata la voglia, con l’aiuto di 4-5 agricoltori, di recuperare il seme e di aumentare la produzione. Al primo Salone del Gusto ci presentammo con 200 trecce di aglio, ora, a distanza di anni, siamo a quota 18-20 mila trecce. Abbiamo recuperato 7-8 ettari di terreno, ma il problema è che non avevamo i mezzi economici necessari per l’acquisto dei macchinari. Con l’aiuto della Regione Liguria e dell’Università di Pisa siamo riusciti ad acquistare le macchina per la semina, per il taglio dell’erba e per la raccolta. Acquisti che hanno dato un sollievo enorme alla produzione. Nel corso degli anni sono venuti cuochi e giornalisti giapponesi per assaggiare e conoscere il nostro prodotto di qualità”.

IL RITORNO ALLA TERRA

“Terra cattiva, fabbrica buona. Un tempo si ragionava così. Oggi le cose stanno cambiando. Non è più automatico trovare un lavoro in città. Per questo motivo si è innescato un meccanismo di ritorno alla terra. Fatevi un giro tra gli allevatori della Val d’Aveto e della Val Trebbia. Sono tutti ragazzi giovani che hanno abbandonato il lavoro in città. Tutti coscienti delle difficoltà che avrebbero incontrato, ma tutti con il sorriso sulle labbra. Vi sfido a trovare altrettanti sorrisi all’uscita di fabbriche e uffici. È il momento storico di scegliere un modello di società alternativo, perché quello attuale è ormai al collasso”.

UNA COMUNITÀ LEGATA AI PROPRI PRODOTTI

“In Spagna, in un piccolo paese nell’entroterra di Extremadura, producono uno dei prosciutti più rinomati. Ci sono allevamenti di maiali, nei quali gli animali vivono in condizioni straordinarie. Tutti in paese sanno spiegare al turista le peculiarità dei maiali e del prosciutto prodotto. Idem con l’aglio rosa di Lautrec. Anche in farmacia vendono le trecce di aglio, così come in qualsiasi altro negozio. Da noi a malapena si conosce l’aglio di Vessalico. I presidi slow food hanno anche la funzione di favorire una crescita intellettuale dei residenti, una presa di coscienza delle eccellenze del proprio territorio”.

Mattia Mangraviti

Patate Expo Valle Arroscia

Expo Valle Arroscia

Mele Expo Valle Arroscia

Formaggi Expo Valle Arroscia

Formaggi Expo Valle Arroscia 2

Expo Valle Arroscia

Expo Valle Arroscia

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