Home, Speciale Festival di Sanremo — 19 febbraio 2014 alle 09:20

FESTIVAL DI SANREMO 2014. L’APERTURA DEDICATA ALL’INTERCITY DERAGLIATO TRA ANDORA E CERVO – Fazio: “L’immagine è diventata un simbolo della nostra sconfitta”

L’intercity 660 deragliato tra Andora e Cervo il 17 gennaio scorso ha monopolizzato anche l’avvio del Festival di Sanremo. Fabio Fazio, infatti, ha dedicato i primi minuti al treno in bilico sulla ferrovia. “In questi giorni c’è stata un’immagine che abbiamo visto tante volte sui giornali e ne telegiornali che è diventata un simbolo. Il treno che era qua, deragliato […]

di Mattia Mangraviti

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L’intercity 660 deragliato tra Andora e Cervo il 17 gennaio scorso ha monopolizzato anche l’avvio del Festival di Sanremo. Fabio Fazio, infatti, ha dedicato i primi minuti al treno in bilico sulla ferrovia.

“In questi giorni c’è stata un’immagine che abbiamo visto tante volte sui giornali e ne telegiornali che è diventata un simbolo. Il treno che era qua, deragliato qui vicino, a pochi chilometri da Sanremo, ad Andora – ha detto Fazio, accompagnato dalle immagini del treno che scorrevano sullo sfondo – Era in bilico tra la montagna e il mare. Sopra la ferrovia come sapete c’era una terrazza. La pioggia l’ha fatta franare sui binari e così è la ferrovia è stata interrotta per qualche settimana e lo è ancora. Ecco, davanti a questo treno si capisce perfettamente qual è la sola vera grande opera che cambierebbe la nostra vita e soprattutto quella dei nostri figli. Aggiustare l’Italia, ripararla, ricucirla dove è rotta, dove la montagna frana, dove la terra cede, dove si sbriciolano gli argini. Se immaginiamo l’Italia dall’alto, vediamo tante piccole ferite, grandi, medie, che formano una trama. È la trama della nostra sconfitta, della nostra malattia. Proviamo a immaginare ora che l’insieme di tutte quelle ferite e l’insieme di tutte quelle riparazioni diventino la più gigantesca, utile, redditizia grande opera che ci attende. Una cosa che a confronto il ponte sullo stretto e o la Tav sono solo piccole cose. Una grande opera di riparazione e di cura che renderebbe il nostro Paese meno fragile, meno abbandonato, meno brutto e che ci farebbe sentire finalmente un pò meno incapaci e più degni della bellezza del nostro Paese”.

 
 
 
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