Attualità, Home, Politica — 30 settembre 2013 alle 21:14

PROCESSO A SCAJOLA A ROMA: L’EX MINISTRO: “DOPO LA MORTE DEL POVERO BIAGI…”. L’ULTIMA PARTE DELLA DEPOSIZIONE DI OGGI

La seconda e ultima parte della deposizione di Claudio Scajola al processo di Roma per la casa in via del Fagutale. Per lei l’immobile aveva il prezzo che ha pagato, ma in realtà pare che sia stato pagato tre volte tanto. Lei prese contatti per Anemone? “Io non ho mai più incontrato Anemone. Aspetto la fine del processo”. Esiste una […]

di Gabriele Piccardo

Claudio Scajola e la moglie Maria Teresa Verda

Claudio Scajola e la moglie Maria Teresa Verda

La seconda e ultima parte della deposizione di Claudio Scajola al processo di Roma per la casa in via del Fagutale.
Per lei l’immobile aveva il prezzo che ha pagato, ma in realtà pare che sia stato pagato tre volte tanto. Lei prese contatti per Anemone?

“Io non ho mai più incontrato Anemone. Aspetto la fine del processo”.

Esiste una prassi per cui il partito possa far fronte alle spese di ogni singolo parlamentare?

“Io ho sempre pagato personalmente gli affitti. Non esistono prassi simili”.

Ha chiesto un mutuo per il pagamento della casa. Pari a quanto?

“700 mila euro, copriva l’intera somma. Ho dato garanzie alla Banca sulla casa che acquistavo e il curatore dell’istituto di credito ha dato garanzie sulla consistenza del mio patrimonio familiare”.

Non sente l’esigenza di confrontarsi con le sorelle Papa? In caso di compravendita, tra persone comuni ci si parla…

“Chi si è occupato della compravendita è Balducci. Mi disse che Anemone aveva opzionato la casa, per questo ho parlato con lui. Normalmente è l’intermediario che che si fa carico delle trattative, non il proprietario. Ho incontrato le sorelle Papa solo per vedere la casa. Anche il notaio non sono stato io a sceglierlo”.

Perché il rogito è stato fatto presso i suoi uffici?

“Per una questione di comodità, forse di riguardo nei miei confronti. Ho visto solo dagli atti che erano in piedi altre due soluzioni alternative. Ricordo che segnammo sul calendario il rogito nei miei uffici e che la data fu posticipata. Seguì tutto la mia segretaria. Mai ho avuto cognizione che si pensasse ad un’altra sede per la firma del rogito”.

Perché non ha seguito con maggiore attenzione l’acquisto della casa di via del Fagutale?

“Se avessi scelto un’altra casa, probabilmente avrei prestato maggiore attenzione, ma visto che Balducci si era gentilmente prestato a trovare una soluzione, mi sentivo in una botte di ferro. Al tempo parlare di Balducci era parlare di una persona di grande autorità e grande prestigio”.

Zampolini prese parte al rogito?

“Mi sembra di si. Ricordo che erano presenti il notaio. Il direttore della banca che mi passò gli assegni. Firmai due atti, il rogito e il mutuo. Poi erano presenti le sorelle Papa con alcune persone di fiducia vicino, tra i quali il fidanzato di una delle due sorelle e il loro avvocato. Ricordo tutto questo oggi, dopo aver visto gli atti. Zampolini l’ho visto due volte nella mia vita, se dovessi fare un solenne giuramento, non ci metterei la mano sul fuoco”.

I lavori di ristrutturazione terminarono il 23 marzo 2005. Aveva già ultimato i pagamenti?

“Effettuai i pagamenti contestualmente all’avanzamento dei lavori. A quella data avevo già portato i miei fascicoli nella nuova casa. Io tengo in casa molti fascicoli, anche se c’è qualcuno che me l’ha contestato. Fu la mia collaboratrice Vincenza ad occuparsene. Perché la scorta? Il G8? Si, anche per quello, ma anche perché maneggiavo dossier molto delicati”.

Veniamo al documento del Ministero degli Interni

“Oggi sono ancora sottoposto al livello di sicurezza 4. Ai tempi ero sottoposto al livello di sicurezza 2. Accanto a me c’erano sempre sei persone, 24 ore su 24, con due macchine. In casa, mentre dormivo, c’erano sempre quattro agenti. Quando morì il povero Biagi io ero Ministro dell’Interno e mi accorsi dei buchi presenti nella sicurezza, per questo lavorai ad una riforma. Predisposi un ufficio per le comunicazioni tra i vari presidi territoriali. Con Biagi ci fu un’incomprensione tra ?Bologna e Roma. L’ufficio che avevo predisposto recepiva le istanze da tutti i territori, faceva le dovute valutazioni e disponeva l’assegnazione delle eventuali scorte. Quando io uscivo di casa i poliziotti della scorta avvisavano il Commissariato di Roma, la Questura di Roma e il dipartimento di sicurezza”.

Che spiegazione si è dato al fatto che qualcuno potrebbe aver pagato quello che sarebbe spettato a lei?

“Me lo chiedo da quando ho letto per la prima volta il documento della Finanza pubblicato dai giornali. Mi sono chiesto cosa potesse essere successo. La prima risposta che mi sorge spontanea è che se fossi stato a conoscenza dei fatti ora non sarei qui, e se fossi stato un farabutto non avrei certamente potuto capire come funzionava questa roba. Qualche giornalista ha scritto che poteva trattarsi una sorta di ricerca di benevolenza. Non so darmi delle risposte. Con Balducci e Anemone, fino al 23 aprile 2010, c’era un rapporto di stima. Mi avevano aiutato a risolvere molti problemi”.

E cosa potrebbero aver ricavato loro dal pagamento della sua casa?

“Non so darmi risposta, io so cosa ho fatto e mi pare logico quello che sto dicendo, dopodiché la fantasia di può interpretare in vari modi, ma non voglio farlo, per lo meno in questa sede”.

Cosa avvenne precisamente il giorno della firma del rogito?

“Entrai negli uffici. Non tutti erano ancora presenti. Uscì per sbrigare alcune faccende lavorative. Quando mi chiamarono per le firme rientrai. Ascoltai la lettura del rogito da parte del notaio, consegnai gli assegni, presi le chiavi della casa, salutai tutti i presenti e me ne andai”.