Home, Sport — 5 agosto 2017 alle 10:03

ALPINISMO. RAGGIUNTO IL 42ESIMO “4.000″ PER L’IMPERIESE CRISSOLESE STEFANO SCIANDRA:”HO SCALATO LA PIÙ ALTA VETTA SVIZZERA”/I DETTAGLI

42esimo 4000 in carriera per Stefano Sciandra l’alpinista imperiese/crissolese, Socio del prestigioso Club 4000, riservato agli alpinisti che abbiano scalato almeno 30 degli 82 4000 delle Alpi riconosciuti dall’UIAA

di Redazione

STESC

RANDA (VALLESE-CH) – 42esimo 4000 in carriera per Stefano Sciandra l’alpinista imperiese/crissolese, Socio del prestigioso Club 4000, riservato agli alpinisti che abbiano scalato almeno 30 degli 82 4000 delle Alpi riconosciuti dall’UIAA (Unione Internazionale delle Associazioni Alpinistiche).

«E’ stata una decisione last minute – commenta Sciandra da Randa nel Vallese Svizzero - anche se con Marco Barmasse avevamo programmato l’ascensione al Dom de Mischabel (4545 m, n.d.r.), più alta vetta Svizzera, nel programma estivo. Last minute perché questo 2017 continua a porre ostacoli sul mio cammino. Da gennaio, quando sono rimasto vittima di un grave incidente domestico al quale sono miracolosamente sopravvissuto non ho mai avuto la giusta tranquillità per pianificare al meglio i miei impegni alpinistici. Problemi di salute di familiari e riguardanti anche persone a me care mi hanno creato una pressione costante che alla fine ha condizionato molto il mio aspetto psicofisico. La salita al Dom rappresentava una sfida con me stesso. Si tratta del 4000 delle Alpi con il maggior dislivello assoluto, addirittura 3315 m, una salita integrale. Si parte dal centro di Randa a 1440 m e si arriva sul tetto della nazione rossocrociata a 4545 m. Le difficoltà tecniche sono contenute, ma per portare a compimento questa scalata necessita una condizione psicofisica ottimale, proprio quelle che non avevo in questo momento. Per questo ho voluto tentare cercando delle risposte dalla mia mente e dal mio fisico che sono arrivate e sono motivo di enorme soddisfazione.

Purtroppo – continua Sciandra – la gioia è stata offuscata da una triste notizia. Poche ore dopo essere sceso dal Dom la mia preziosa collaboratrice Paola Frugone che cura le mie serate dedicate al magico mondo dei 4000 ha perso la cara mamma Nella. Questo nuovo traguardo che ho raggiunto, prima vetta dopo il giro di boa di tutti i 4000 dell’arco alpino, lo dedico con tanto affetto a lei».

Adesso un paio di giorni di riposo per Sciandra poi il rientro a Imperia. «Dopo una tappa nella mia Valtournenche – dice ancora Sciandra – dove con Marco Barmasse siamo arrivati di notte di rientro dalla Svizzera sono tornato a Crissolo dove vivo ormai da qualche anno in alternativa a Imperia. Lunedì sarò a Imperia per preparare il prossimo evento in programma giovedì 24 agosto, alle ore 21, proprio presso la Sala consiliare del Comune di Valtournenche dove riproporrò il mio recente lavoro, realizzato con Paola Frugone ed Edoardo Agnese “I miei primi 40 4000…Il Sogno continua”, evento celebrativo che rientra nell’ambito del decennale della scalata al mio primo 4000, che cadrà il 25 agosto. Per le scalate, potrebbe aprirsi una finestra in coda a questa stagione così complicata a settembre, ma al momento le percentuale di tentare un nuovo 4000 dopo l’Aiguille de Bionnassay del giugno scorso e il Dom di Mischabel di adesso sono molto basse. Con le tante vicissitudini vissute sono già molto soddisfatto. Inoltre al momento programmare ascensioni non è semplice.

Il caldo atroce (zero termico a 4800 m, n.d.r.) che sta mettendo in ginocchio i già agonizzanti ghiacciai alpini, sta disintegrando anche il permafrost, il ghiaccio fossile garanzia di ecosistema. Intere montagne potrebbero crollare, il Rifugio Gonella sul Monte Bianco è già chiuso da giorni per mancanza di acqua, il Rifugio Mantova (3480 m, n.d.r.) sul Monte Rosa ha lo stesso problema. Contro un cambiamento climatico simile, ormai nulla si può fare, ma quel che è grave è l’ignoranza sulla tematica, una tematica terribilmente seria che avrà conseguenze catastrofiche. Concludo dicendo che venerdì 4 agosto ai 1524 m di Valtournenche c’erano 30° all’ombra e ricordando la celebre frase di Rutger Hauer in Blade runner: “Ho visto cose che…”.