Attualità, Home — 19 settembre 2017 alle 16:13

IMPERIA. PROCESSO DISCARICHE ABUSIVE A PIEVE DI TECO E PONTEDASSIO. CHIESTI 1 ANNO E 2 MESI PER L’ING. MARCO SAVINI. LA DIFESA: “NESSUNA RESPONSABILITA’ PERCHE’…”/L’UDIENZA

onfermata, come già anticipato nei mesi scorsi dallo stesso Magistrato, l’estizione dei reati (dalla truffa all’abuso d’ufficio
fino agli illeciti di natura ambientale) per intervenuta prescrizione, per quel che riguarda gli altri tre imputati

di Redazione

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Un anno e due mesi di carcere, pena sospesa con la condizionale. Questa la condanna richiesta dal Pubblico Ministero Alessandro Bogliolo per l’ing. imperiese Marco Savini, accusato di falso e truffa nell’ambito del processo sulle discariche abusive di Pieve di Teco e Pontedassio. Confermata, come già anticipato nei mesi scorsi dallo stesso Magistrato, l’estizione dei reati (dalla truffa all’abuso d’ufficio fino agli illeciti di natura ambientale) per intervenuta prescrizione, per quel che riguarda gli altri tre imputati, Alberto Marino, ex segretario comunale di Pieve di Teco, difeso dall’avv. Fabrizio Vincenzo, Franco Ardissone e Rodolfo Lengueglia, difesi dall’avv. Alessandro Moroni.

Per quanto concerne Savini, la posizione del professionista imperiese non risulta ancora prescritta per una questione meramente temporale, in quanto risulta essere l’ultimo tecnico ad aver rivestito un ruolo nelle società titolari della gestione delle discariche finite nel mirino della Guardia di Finanza.

Gli imputati erano originariamente cinque, ma Luigi Gandolfo, rappresentante legale delle società proprietarie delle discariche, è uscito anzitempo dal processo, dopo aver patteggiato in sede di udienza preliminare.

Ad indagare sulla vicenda la Guardia di Finanza. Secondo le indagini nelle due discariche di Pieve di Teco e Pontedassio sarebbero stati smaltiti abusivamente, oltre il materiale derivante dai lavori per la costruzione della galleria della Statale 28, più di 100 mila metri cubi di materiale. Era l’impresa Ecoterra che si occupava di gestire le discariche e l’allora sindaco di Chiusavecchia Luigi Gandolfo aveva la delega di amministratore della società.

Durante l’attività investigativa, la Guardia di Finanza aveva notato diverse anomalie, come il mancato pagamento dell’ecotassa e la mancanza dei permessi regionali.

L’UDIENZA

REQUISITORIA PM

“Siamo giunti al termine di questa vicenda processuale con residue imputazioni in quanto Gandolfo, principale imputato, ha optato per il rito alternativo (patteggiamento, ndr) e per i restanti imputati, tranne uno, è intervenuta la prescrizione. La contestazione riguarda l’indebito utilizzo di discariche di rifiuti pericolosi a Chiusavecchia e Pontedassio. Due società riconducibili a Luigi Gandolfo ne avevano in mano gestione. Le accuse vanno dalla truffa al falso, dall’abuso d’ufficio ai reati ambientali.

Per quanto concerne la posizione di Marco Savini, risulta essere il responsabile tecnico dellla discarica di Pontedassio. Gli sono contestati i reati di falso e truffa. In particolare la documentazione inerente i rifiuti trasportati in discarica risulta falsa, su tutto i registri di carico e scarico, il che ha permesso alla società incaricata della gestione della discarica di non versare alla Regione Liguria  l’ecotassa dovuta. Risultano attività di recupero dei rifiuti certificate, ma in realtà mai portate a compimento e documenti di trasporto falsi. Artifizi e raggiri che hanno portato profitto alla società Ecoterra che gestiva la discarica. Vantaggi per 500 mila euro.

In particolare le omissioni di controlli e i falsi sono ascrivibili al direttore tecnico. Hanno permesso che si consumasse il reato di truffa. Savini dunque non si può indicare solo come un mero connivente. Dalle intercettazioni ambientali pare evidente che fosse a conoscenza delle criticità nella gestione della discarica e dei metodi truffaldini adottati”.

L’ARRINGA DELLA DIFESA

“Non mi sembra che sia emerso alcun elemento che possa portare alla contestazione penale di falso o truffa a carico di Marco Savini. Qual era ruolo di Savini? Quale la sua attività? All’epoca, nel 2009, c’era una circolare che non attribuiva alcuna competenza amministrativa al direttore tecnico.

Il trattamento dei rifiuti non competeva a Marco Savini, ma era esclusivamente compito di Gandolfo. Savini non aveva neanche nessuna responsabilità sui registri di carico e scarico. Non erano di suo competenza. Certamente non si può parlare di connivenza, ma semmai di superficialità da parte di Savini nell’aver accettato, senza esperienze precedenti alle spalle, un incarico reso ancor di più delicato dal contesto molto complesso”.

Il processo è stato rinviato al prossimo 3 ottobre per la sentenza.