Attualità, Home — 10 ottobre 2017 alle 14:41

IMPERIA. PROCESSO PORTO, ASSOLTI DEFINITIVAMENTE CALTAGIRONE E TUTTI GLI IMPUTATI. LA PROCURA RINUNCIA AL RICORSO IN CASSAZIONE. DIODA’: “RIPRISTINATA LA VERITA’”

L’avvocato dell’imprenditore romano: “E’ un esito importante, che tuttavia non elimina le conseguenze drammatiche
che l’indagine ha comportato, sia in termini di custodia cautelare, sia in termini di danno patrimoniale inqualificabile”

di Redazione

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Francesco Bellavista Caltagirone e tutti gli imputati sono stati assolti in via definitiva con formula piena, perché “il fatto non sussiste”, dall’accusa di truffa ai danni dello Stato nel processo sulle presunte irregolarità nella costruzione del porto turistico di Imperia. La sentenza della Corte d’Appello di Torino dello scorso 13 marzo, infatti, non è stata impugnata entro i termini consentiti (scadenza lunedì 9 ottobre) né dalla Procura generale né dalle parti civili.

Con un’assoluzione passata in giudicato si è così concluso, dopo sette anni, il procedimento penale avviato dalla Procura di Imperia che, nel 2010, travolse Bellavista Caltagirone e altre dieci persone, tra cui Carlo Conti (ex direttore generale del Comune di Imperia), Stefano Degl’Innocenti (ex manager del gruppo Acqua Marcia), Delia Merlonghi (ex rappresentante legale di Acquamare), Paolo Calzia (ex segretario generale del Comune di Imperia e presidente della Porto di Imperia Spa), Domenico Gandolfo (ex amministratore delegato della Porto di Imperia Spa) e Ilvo Calzia (dirigente del Comune di Imperia, all’epoca dei fatti a capo del settore Urbanistica)  incentrato sulle presunte lievitazioni dei costi di realizzazione del porto turistico di Imperia, da parte del gruppo Acqua Marcia.

“All’esito di due giudizi resi dal Tribunale e della Corte d’Appello di Torino, le sentenze hanno ripristinato la verità e dimostrato l’infondatezza di tutte le accuse”, dichiara in una nota l’avvocato Nerio Diodà, legale di Francesco Bellavista Caltagirone.

“E’ un esito importante – aggiunge Diodà – dovuto al rigore e alla correttezza dei giudici, che tuttavia non elimina le conseguenze drammatiche che l’indagine ha comportato, sia in termini di custodia cautelare (nove mesi di arresto, tra carcere e domiciliari, per una persona di 73 anni e per altre tre persone), sia in termini di danno patrimoniale inqualificabile (fallimento del Gruppo Acqua Marcia, che allora forniva lavoro a circa 4.500 dipendenti, tra lavoratori diretti e dell’indotto)”.