Home, Imperia — 11 ottobre 2017 alle 16:16

IMPERIA. UNA CRISI SENZA FINE, IN UN ANNO PERSI 4 MILA POSTI DI LAVORO. I DATI SHOCK SULL’OCCUPAZIONE/ECCO IL REPORT

Sono disastrosi i dati emersi da un report presentato oggi dalla CGIL sugli andamenti economici e occupazionali della provincia di Imperia.

di Redazione

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Sono disastrosi i dati emersi da un report presentato oggi dalla CGIL sugli andamenti economici e occupazionali della provincia di Imperia. Presenti presso la Sala riunioni della Camera del Lavoro di Imperia, il Segretario Provinciale CGil Fulvio Fellegara e il Responsabile dell’Ufficio Economico Cgil Regionale Marco De Silva.

Il tasso di occupazione della provincia imperiese nel 2016 è sceso al 58,8%, ed è il più basso della Liguria, perdendo circa 4 mila occupati in un anno. Anche il tasso di disoccupazione, che è arrivato a toccare il 13%, è il più alto della regione, e non solo, è addirittura superiore alla media nazionale.

La crisi colpisce tutti gli indicatori, maschi, femmine, dipendenti, indipendenti, e più settori, in particolare industria, agricoltura e anche turismo. Nonostante le presenze turistiche durante la stagione estiva siano aumentate, infatti, l’occupazione nel settore è diminuita.

Clicca qui, per il report completo.

MARCO DE SILVA, RESPONSABILE REGIONALE SETTORE ECONOMICO CGIL

“I dati della provincia di Imperia assumono debolezze e criticità del territorio, occupazionali, strutturali, a partire dai dati demografici. È necessario partire da questi dati per rendersi conto che c’è bisogno del contributo di tutti per affrontare il problema del calo drammatico dell’occupazione nell’industria e in molti altri settori.

Imperia è l’unica provincia in cui dall’anno scorso, a fronte di un aumento delle presenze turistiche, l’occupazione nel settore è diminuito.

Senza qualità nell’occupazione che possa lavorare bene tutto l’anno, questo territorio non potrà non confermare un lento e progressivo declino.

Il sindacato tutela i lavoratori, ma le politiche economiche spettano ad altri. Uno dei dati più preoccupanti è il calo in un anno del 27% degli occupati delle industrie manifatturiere. Nel 2016 l’Agnesi era ancora aperta, quindi non sono computati tutti i licenziamenti dopo la chiusura. Parliamo di aziende che hanno ridotto il personale o hanno chiuso.

Cala tutta l’economia imperiese, perde quasi il 30% di occupati l’agricoltura, ne perde il 16,6% l’industria (manifatturiera e costruzioni), il turismo è in calo dell’1,2%, in uno degli anni migliori. Soltanto le altre attività hanno mantenuto a fatica le posizioni.

Imperia l’anno scorso è stata la provincia con il risultato peggiori, ha perso 4 mila occupati, tutti gli indicatori sono negativi, calano i maschi, le femmine, i dipendenti, gli indipendenti. Non possiamo neanche più alla crisi generalizzata, perché è rimasta Imperia con questi numero così negativi. 

Imperia ha il tasso di occupazione più basso della Liguria, 58,8%, e ha anche un altro primato: ha il tasso di disoccupazione più alto della Liguria e addirittura superiore alla media nazionale, 13%.

Nel 2006, 10 anni fa, Imperia aveva il tasso di disoccupazione più basso della Liguria, il 4%, sembra di parlare di un secolo fa.

Uno dei tanti elementi critici di un territorio come questo è non riuscire a cogliere opportunità, come ad esempio il riconoscimento dell’area di crisi non complessa per una larga parte del territorio provinciale, nessuna impresa imperiese ha fatto domanda per accedere ai finanziamenti previsti dalla normativa, che significherebbero fino al 75% degli investimenti. Quando si tratta di investire c’è sempre tanta difficoltà, quando invece c’è da ridurre occupazione purtroppo i risultati Imperia li dimostra.

È una provincia che ha i fondamentali in difficoltà, a partire dai dati demografici a quelli del valore aggiunto”.

FULVIO FELLEGARA

“Oggi come tradizione ormai da ogni anno la Camera del Lavoro, grazie al lavoro certosino del nostro ufficio economico regionale, presenta il report con gli andamenti economici e occupazionali della nostra provincia.

Ancora una volta purtroppo non siamo in grado di dare dei dati positivi. In particolar modo per alcuni settori, ma in generale per l’economia della provincia, possiamo dire che il consuntivo dell’anno 2016 e alcune tendenze che rileviamo sul 2017, danno dei grossi segnali di preoccupazione.

In termini numerici, la provincia di Imperia perde 4500 posti di lavoro nel 2016 sul 2015 e soffre sia nel lavoro dipendente che quello indipendente, sia nel lavoro giovanile che in quello femminile.

Gli indicatori purtroppo sono tutti pesantemente negativi e questo ovviamente è un dato che preoccupa moltissimo.

Nel settore del turismo e del’edilizia rileviamo dei dati che sono preoccupanti, i lavoratori registrati alla cassa edile ad oggi sono 1680, che è il dato più basso che la cassa edile abbia registrato negli ultimi anni.

Se percorriamo con la mente gli anni buoni, gli anni precedenti al 2008, avevamo in cassa edile più di 6mila lavoratori iscritti. C’è stato un tracollo negli ultimi anni.

In particolare, nel 2016 e l’inizio di quest’anno, sta continuando un trend di decrescita che purtroppo è costante per le costruzioni. Quello delle costruzioni e dell’edilizia è uno dei temi che nella nostra piattaforma provinciale abbiamo individuato come prioritario per poter iniziare a ragionare ad uno sviluppo di questo territorio, indicando delle priorità come costruire sul costruito e rivolgersi soprattutto all’efficientamento energetico e al recupero del dissesto idrogeologico.

Il settore dell’edilizia, purtroppo è uno di quelli che dà i segnali più negativi. Il settore del turismo purtroppo al di là di alcuni dati positivi di quest’estate, che hanno visto crescere gli arrivi nella provincia di Imperia, che sicuramente aiutano e danno un piccolo segnale di ottimismo, vediamo che purtroppo la qualità del lavoro non segue il miglioramento degli arrivi dei turisti.

C’è proprio una divaricazione che dal nostro punto di vista è molto preoccupante. Il dato che ci preoccupa maggiormente, è che a fronte di un aumento degli arrivi, resta comunque bassa la permanenza media dei turisti. Si attesta su 3 giorni, 3 giorni e mezzo alla settimana per la vacanza media.

È sicuramente un dato che permette una scarsa programmazione e una scarsa assunzione di dipendenti.

Nel 2016 c’è stato un tracollo del lavoro dipendente, sostituito dal lavoro indipendente ma non del tutto e in quel caso ci riferiamo all’utilizzo e all’abuso dei voucher che c’è stato sino a quel periodo. L’altro elemento è che le assunzioni sono assolutamente brevi, precarie e non stabili e questo genera una difficoltà legata alla qualità del lavoro e di conseguenza alla qualità dell’offerta.

Per fare turismo bisogna lavorare anche seriamente sulla qualità della proposta che si va a fornire e sulla qualità del lavoro. Oggi non c’è assolutamente corrispondenza tra il lavoro delle province e la qualità del lavoro che viene offerto”.

 
 
 
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