Attualità, Golfo Dianese, Home — 17 ottobre 2017 alle 12:33

RAPINA ALLA BANCA CARIGE DI SAN BARTOLOMEO AL MARE. IL PM CHIEDE LA CONDANNA PER I TRE IMPUTATI. LA DIFESA: “NON CI SONO PROVE”/L’UDIENZA

Nel dettaglio il Pm ha chiesto 4 anni e 6 mesi per Di Mariano e 4 anni e 3 mesi per Cianci e Busicelli. Per Di
Mariano una pena più pesante in quanto, secondo l’accusa, prese parte attivamente alla rapina, entrando in banca

di Redazione

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Condanne a 4 anni e 6 mesi di reclusione per un imputato e 4 anni e 3 mesi per i complici. Sono queste le richieste del Pubblico Ministero Maria Paola Marrali al termine della requisitoria del processo che vede sul banco degli imputati Gaetano Di Mariano, 41 anni,  Salvatore Ciancio, 38 anni, e Francesco Busicelli, 34 anni (difesi dagli avvocati Raffaella Agnese e Turrisi), tre dei cinque uomini del commando che, il 27 febbraio 2012, rapinò la Banca Carige di San Bartolomeo al Mare. Il collegio composto dai giudici Aschero, Trevia e Ceccardi dovrà emettere sentenza nella prossima udienza del 7 novembre.

Nel dettaglio il Pm ha chiesto 4 anni e 6 mesi per Di Mariano e 4 anni e 3 mesi per Cianci e Busicelli. Per Di Mariano una pena più pesante in quanto, secondo l’accusa, prese parte attivamente alla rapina, entrando in banca, mentre Cianci e Busicelli restarono fuori dall’istituto bancario, il primo con la funzione di “palo“, il secondo di “autista“.

“Un solo rapinatore, l’unico a volto scoperto,ha detto il PM in aulanon è stato mai identificato. Evidentemente sapeva bene di non essere un soggetto conosciuto alle forze dell’ordine. È stata un’indagine attenta con elementi indiziari talmente stringenti da poter essere assunti come proveGli incroci delle celle telefoniche, idati telepass, sono dati oggettivi non confutabili”.

“Non c’è nessun dato certo sul fatto gli imputati abbiano compiuto i fatti contestati. Le testimonianze non provano nulla, in particolare i riconoscimenti visivi, ottenuti con metodi a mio avviso irregolari”. Così il collegio difensivo ha terminato la lunghissima arringa difensiva chiedendo l’assoluzione per gli imputati per “non aver commesso il fatto”.

La Banca Carige, costituitasi parte civile, tramite i suoi legali ha chiesto un risarcimento danni pari al bottino della rapina, ovvero 769 mila euro.

Gli altri due componenti del commando, Carmelo Sole e Giuseppe Nicolaci, sono stati condannati rispettivamente a 1 anno e 3 mesi di reclusione, con la formula del patteggiamento, e a 3 anni e 4 mesi, con la formula del rito abbreviato.

LA TESTIMONIANZA DI UNO DEI CASSIERI (Claudio Bruna 53 anni)

“Stavo servendo un cliente quanto un altro cassiere al mio fianco venne afferrato per la maglia da un tizio con una coppola che disse ‘questa è una rapina’. Poi entrarono altri rapinatori che presero il denaro dalle casse. I miei colleghi vennero  portati in una stanza e immobilizzati con dei lacci. Io venni spinto da un rapinatore, con la coppola sul capo, verso la cassaforte. Mi chiesi di aprirla, ma non fu necessario, perché i rapinatori si allontanarono prima che la aprissi in quanto preoccupati dalla presenza di un Vigile Urbano fuori dalla banca. 

Prima di concentrarsi sulla cassaforte, però, con delle mazze i rapinatori scardinarono le cassette di sicurezza, prelevando preziosi e denaro contante. Avevano un accento meridionale, siciliano. “Amuninne” li sentii dire. Dopo la rapina sono stato male per diversi mesi e avevo chiesto di non rientrare più in filiale. Avevo già precedente vissuto un rapina nel 99 ma è meno cruenta per me. Armi? Non le vidi”.

ECCO LE ACCUSE AI TRE IMPUTATI

CIANCIO

“Si poneva alla guida della Lancia [...] accompagnando Di Mariano e Nicolaci dal Piemonte a San Bartolomeo al Mare (IM) presso la filiale della Banca Carige ove dai medesimi veniva commessa la rapina, quindi rimaneva all’esterno dell’istituto facendo “da palo” essendo radio-collegato con Sole che, infatti, avvertiva della presenza di un vigile urbano sulla piazza antistante la banca durante le fasi della rapina e quindi, subito dopo la commissione del reato, li riaccompagnava in Piemonte“. 

DI MARIANO

“Dopo essere entrato all’interno della banca con il volto travisato da un passamontagna afferrava per il bavero della giacca l’impiegato [...] ribadendo essere in corso una rapina ed invitando tutti i presenti a mantenere la calma, quindi concorreva con il Sole nelle operazioni di forzatura delle cassette di sicurezza”.

BUSICELLI

“Forniva il proprio contributo causale rilevante, materiale e morale imbarcando l’autovettura Lancia [...] sulla motonave “la Superba” della compagnia Grandi Navi Veloci sulla quale viaggiava egli stesso da Palermo in direzione Genova il 03.02.2012, autovettura che veniva utilizzata da Ciancio, Di Mariano e Nicolaci per raggiungere l’istituto bancario e quindi per allontanarsi, previa sostituzione della targa“.

“Utilizzando l’utenza [...] metteva in contatto — tra il 20.02.2012 ed il 27.02.2012 – Sole con Ciancio, Di Mariano e Nicolaci [...] e fungeva da tramite tra gli stessi, coordinandoli”.

 
 
 
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