Home, Politica — 21 marzo 2014 alle 08:58

BUFERA SUI COSTI DEL DEPURATORE. MISTERO SU 300 MILA EURO DI LAVORI “FANTASMA” E SU 1 MILIONE DI EURO DI LUCE ELETTRICA

A Palazzo Civico nessuna documentazione attesta lavori di adeguamento per 300 mila euro realizzati
per conto del Comune di Imperia che, nel 2013, avrebbe anche pagato “ingiustamente” 1 milione di euro di luce elettrica

di Mattia Mangraviti

depuratore

I problemi per il Comune di Imperia sembrano non finire mai. Il nuovo caso pronto a esplodere è quello del depuratore, struttura terminata lo scorso anno dopo oltre 20 anni di polemiche, mancanza di fondi e problemi tecnici. L’iter di realizzazione del depuratore, infatti, prese il via nel lontano 1989, con l’affidamento a una Ati, associazione temporanea di impresa, composta dalle imprese Ferrero e Fiba.
Lo scorso anno, 2013, i lavori sono stati ultimati ed è iniziato il cosiddetto anno di gestione in bianco, previsto per contratto, con tutti i collaudi necessari per la messa in funzione dell’impianto, al termine del quale, a inizio 2014, avrebbe dovuto prendere il via il vero e proprio affidamento, per un totale di 5 anni. Ma per l’affidamento il corrispettivo dovuto dal Comune di Imperia all’Ati a quanto ammonta? Ed è qui che è destinato a nascere un caso davvero spinoso.
Il Comune di Imperia, infatti, ha semplicemente adeguato il contratto stabilito nel lontano 1989 ai giorni nostri, calcolando un corrispettivo di circa 360 mila euro all’anno. Per tutta risposta l’Ati ha chiesto invece un corrispettivo di 940 mila euro. Perché una cifra così sproporzionata rispetto a quella proposta dal Comune di Imperia? Da questa domanda i tecnici dell’amministrazione Capacci sono partiti, andando a recuperare tutta la documentazione passata, per trovare una risposta plausibile. E hanno trovato due voci di spesa al momento ingiustificabili.
- Una spesa superiore a un milione di euro sostenuta dal Comune di Imperia per pagare le spese di energia elettrica del depuratore nell’anno 2013. Spese non a carico del Comune secondo l’amministrazione Capacci, in quanto oneri di gestione.
- 300 mila euro di lavori di adeguamento del depuratore pagati dall’ATI. Spesa che ora la stessa Ati chiede indietro al Comune di Imperia. Dei lavori di adeguamento, però, non c’è traccia nella documentazione contabile del Comune di Imperia. Chi li ha autorizzati? E perché? Tutte domande alle quali l’amministrazione Capacci cerca una risposta.

Nel frattempo il caso è sbarcato in tribunale. Da una parte il Comune, dall’altra l’Ati composta dalle imprese Ferrero e Fiba. Al centro il corrispettivo per la gestione del depuratore. Ballano 600 mila euro.

Due gli scenari possibili in caso di mancato accordo tra Comune e Ati.
- Il rischio che l’Ati composta dalle imprese Ferrero e Fiba, nel caso in cui il Tribunale stabilisse un corrispettivo di 360 mila euro, o di poco superiore, ritenga la gestione del depuratore insostenibile sotto il profilo economico e rescinda il contratto, obbligando il Comune a trovare un fretta e furia un nuovo gestore.
- Il Comune di Imperia si vede costretto a pagare oltre 900 mila euro all’Ati per la gestione del depuratore, con il conseguente aumento delle bollette dell’acqua (basteranno gli aumenti comunque imposti dall’AATO per coprire le spese?) e un’azione legale nei confronti di coloro che autorizzarono lavori di adeguamento per 300 mila euro.

 
 
 
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