Home, Imperia — 4 gennaio 2018 alle 06:54

IMPERIA. CONCORSI TRUCCATI RIVIERACQUA, PARLA CARLO FOSSATI, LEGALE DEL DIRIGENTE PROVINCIALE FRANCESCA MANGIAPAN:”HA AGITO IN BUONA FEDE, VI SPIEGO PERCHÈ… “/LA REPLICA

“Non credo che la mia assistita possa rispondere di truffa consumata e di rivelazione di segreto d’ufficio”. Queste
le prime parole di Carlo Fossati, legale di Francesca Mangiapan, dirigente della Provincia di Imperia indagata…

di Redazione

fossati mangiapan

“Non credo che la mia assistita possa rispondere di truffa consumata e di rivelazione di segreto d’ufficio”. Queste le prime parole di Carlo Fossati, legale di Francesca Mangiapan, dirigente della Provincia di Imperia indagata nell’ambito dell’inchiesta sui concorsi truccati di Rivieracqua.

“Per quanto concerne la contestazione di truffa – dichiara Fossati - credo si tratti di un refuso della Procura di Imperia perché nel capo di imputazione non si fa alcun riferimento alla mia assistita. Sul fronte, invece, delle accuse di rivelazione di segreti d’ufficio, Francesca Mangiapan è sempre stata trasparente e ha sempre agito in buona fede. E’ stata sentita come testimone e alcuni giorni dopo come indagata e la versione non è mai cambiata, nonostante non avesse neanche visto gli atti. Ha confermato di aver avuto contatti con Giorgio Negro, che all’epoca non ricopriva nessun ruolo in Rivieracqua, per chiedere indicazioni sui possibili temi della prova orale e nulla più. Io credevo e credo ancora nell’archiviazione. Depositerò una memoria difensiva con ulteriore documentazione che spero facciano rivere la posizione del Pubblico Ministero”.

“In più – prosegue Fossati – ci sono vari passaggi del capo di imputazione che risultano inesatti. La mia assistita non ha mai ricevuto da Negro una mail con le 30 domande dell’esame orale, ma piuttosto un documento di word con 16 possibili tematiche. Contenuto di cui, per altro, siamo venuti a conoscenza solo a indagine in corso perché Francesca Mangiapan quella mail non l’ha neanche mai aperta, ma l’ha direttamente girata a un’amica. La mia assistita è assolutamente in buona fede. Se fosse stata d’accordo con Negro certamente nel documento ci sarebbero state le 30 domande che Negro aveva ricevuto, come sostiene l’accusa, dal professor Fontana. Se Negro ha fatto delle modifiche rispetto al documento con le 30 domande, evidentemente non voleva far sapere quali fossero alla Mangiapan”.

“Non è tutto – conclude Fossati - perché non c’è traccia della mail inviata dalla Mangiapan all’amica. Manca completamente l’elemento soggettivo. Mi auguro che il Pm possa ragionare diversamente. Quello che gli sfugge, a mio modo di vedere, è che c’è una buona fede di fondo. Se altri non hanno agito correttamente, la mia assistita ne era completamente all’oscuro”.