Attualità, Home — 11 gennaio 2018 alle 13:31

IMPERIA. INCHIESTA PISCINA. “SEMBRAVA UNA SEMPLICE OTITE, POI È INIZIATO IL CALVARIO”. PARLA IL PAPÀ DI UNA DELLE PRESUNTE VITTIME DI CONTAGIO/L’INTERVISTA ESCLUSIVA

Il padre sottolinea che ancora non è stato provato un nesso causale tra la malattia della figlia e la frequentazione della Piscina, ma ha deciso di raccontare l’esperienza nella speranza di poter essere utile ad altre persone.

di Redazione

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“Alla prima visita specialistica sembrava una normale otite, poi improvvisamente è iniziato un forte dolore all’orecchio”. Così inizia il racconto del padre di una delle presunte vittime del contagio nell’ambito dell‘inchiesta per disastro ambientale della Procura cha ha portato al sequestro penale della Piscina Cascione il 9 gennaio (oggi non convalidato dal Tribunale).

In particolare, si tratta di una bambina di 4 anni, assidua frequentatrice dell’impianto, che, essendo venuta in contatto con il batterio denominato “Pseudomonoas Aeruginosa”, è stata colpita da una grave otite che l’ha portata al ricovero all’Ospedale Gaslini.

Il padre, che rimarrà anonimo per motivi di privacy, sottolinea che ancora non è stato provato un nesso causale tra la malattia della figlia e la frequentazione della Piscina, ma, dati i recenti avvenimenti, ha deciso di raccontare l’esperienza nella speranza di poter essere utile ad altre persone.

Mia figlia di 4 anni ha iniziato a frequentare la piscina a fine 2016 facendo lezioni di nuoto private con un istruttore fornito dalla struttura – racconta il padre a ImperiaPost – verso aprile 2017 ha cominciato ad avere un leggero calo dell’udito, senza nessun dolore alle orecchie.

Vedendo che il problema perdurava e anzi sembrava peggiorare, a giugno siamo andati a una visita specialistica all’Ospedale Gaslini di Genovacontinua – In quell’occasione le è stata diagnosticata una normale otite a un orecchio, da curare con un tradizionale antibiotico e cortisone. Inoltre, ci hanno detto di non far fare alla bambina bagni in mare o piscina durante la cura, dato che nel frattempo era iniziata l’estate e aveva già fatto qualche bagno alla spiaggia prima della visita.

Quasi alla fine del periodo di cura (10 giorni), però, mia figlia ha iniziato a sentire dolori all’orecchio sempre più forti, tanto che ogni minima vibrazione la faceva stare male, perfino camminare. Preoccupati per la rapidità del peggioramento ci siamo recati al Pronto Soccorso del Gaslini (erano i primi di luglio).

I medici hanno ipotizzato (come poi si è rivelato) che non si trattasse del batterio tipico dell’otite. Si trattava infatti del “Pseudomona aeruginosa”, un batterio più raro e più difficile da combattere, in particolare nei bambini, perché per loro non ci sono ancora antibiotici approvati se non in endovena. Per questo motivo è stata ricoverata per 10 giorni.

Inizialmente si trovava nel reparto Otorinolaringoiatria – aggiunge – ma poi è stata spostata nel reparto Malattie Infettive ed è stato po’ impressionante, dato che sembrava una prigione, con doppie finestre e tutto il necessario per evitare contagi. C’erano altri genitori di bambini che avevano avuto lo stesso problema con tutte le difficoltà nel combattere questa malattia. Se non viene preso in tempo, il batterio dall’orecchio può intaccare le ossa. Un bambino è stato operato alle ossa del cranio proprio per questo motivo. 

Da un’ulteriore analisi su mia figlia, fortunatamente, è stato scoperto che il sottotipo del batterio con cui era venuta in contatto era quello più facilmente trattabile. 

Dopo 10 giorni di ricovero siamo tornati a casa, con il divieto di fare bagni in piscina o in mare per almeno un mese. Nelle visite successive effettuate da uno specialista del Gaslini, sono state verificate le buone condizioni dell’orecchio a seguito della cura. La bambina avrebbe potuto ricominciare a fare i bagni, avendo cura di risciacquare le orecchio con acqua pulita ogni volta. Mia figlia, però, per sicurezza non ha più frequentato la piscina.

Il batterio in questione, come ci hanno spiegato, si trova in acque contaminate e prolifera in ambienti umidi. Per evitare ogni allarmismo, sottolineo che non c’è prova del nesso di causalità tra la malattia di mia figlia e la sua frequentazione della piscina, ma dati i recenti avvenimenti mi è sembrato importante approfondire la questione. Essendo che sono state ritrovate tracce di un altro batterio (la legionella, ndr), sarebbe importante verificare l’eventuale presenza della Pseudomona aeruginosa.

Sono stato ascoltato dalla Procura come persona informata dei fatti e ora vedremo come si svilupperanno le indaginiconclude – In ogni caso, ho ritenuto importante raccontare la nostra esperienza poiché potrebbe essere utile a qualcuno che ha figli che hanno o hanno avuto gli stessi sintomi. Dato che apparentemente all’inizio può sembrare una normale otite, mentre invece può avere conseguenze ben peggiori, è importante non sottovalutare il problema”.

 
 
 
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