Attualità, Home — 22 gennaio 2018 alle 20:08

CLAUDIO SCAJOLA FUORI DALL’AULA A REGGIO CALABRIA:”È VERO. HO AIUTATO MATACENA, MA NON PENSO SIA UN REATO. OGGI COMUNQUE NON LO RIFAREI”/I DETTAGLI

I giudici hanno poi ascoltato la testimonianza del funzionario della Banca Carige, Paolo Pippione, il quale avrebbe…

di Redazione

scajola

“Mi sono interessato per il tramite di Speziali se era una cosa possibile avere l’asilo politico per Matacena, forse può essere inopportuno, non lo rifarei. È stato inopportuno ma non punibile, né reato”. Parole dell’ex Ministro imperiese Claudio Scajola intervistato dai giornalisti durante una pausa del processo che lo vede imputato a Reggio Calabria per procurata inosservanza della pena in relazione alla latitanza dell’ex deputato di Forza Italia Amedeo Matacena, condannato a 3 anni per concorso esterno in associazione mafiosa rifugiatosi a Dubai.

“Speziali avrà ammesso credo la verità, – dichiara Scajola parlando del patteggiamento del coimputato Speziali – cioè di essersi interessato se era possibile avere l’asilo politico, cosa che per me non è un reato e credo non lo sia per la legge italiana. Era una situazione più complessa del semplice dire era stato condannato per concorso esterno a tre anni quindi forse queste cose hanno contribuito nel mio atteggiamento inopportuno, ma hanno contribuito. Lui non doveva scappare, doveva scontare la sua pena e ancora di più non doveva scappare e lasciare la famiglia in quelle condizioni. Questa la storia iniziale di questo processo. Mi sono interessato per il tramite di Speziali se era una cosa possibile avere l’asilo politico per Matacena, forse può essere inopportuno, non lo rifarei. È stato inopportuno ma non punibile, né reato”. 

Nel corso dell’udienza è stata confermata la convocazione come teste per il prossimo 5 febbraio di Silvio Berlusconi. I giudici hanno poi ascoltato la testimonianza del funzionario della Banca Carige, Paolo Pippione, il quale avrebbe confermato le pressioni dell’ex ministro affinché spostasse somme di danaro da Montecarlo a Nizza per favorire i coniugi Matacena, pressioni alle quali Pippione avrebbe sempre resistito dopo avere scoperto che Matacena era stato condannato.

 

 
 
 
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