Cronaca, Home — 25 gennaio 2018 alle 18:05

IMPERIA. AUTOPSIE FANTASMA. VIA AL PROCESSO A SIMONA DEL VECCHIO. ACCUSE SHOCK IN TRIBUNALE:”FOTO DEL CADAVERE SU WHATSAPP PER COMPILARE IL CERTIFICATO DI MORTE”/L’UDIENZA

Il legale della Del Vecchio, l’avvocato Marco Bosio, invece, ha contestato alcune mancanze nelle indagini, con particolare riferimento al mancato controllo delle celle telefoniche di uno dei due cellulari in uso all`ex dirigente di Medicina Legale

di Mattia Mangraviti

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In un’occasione la dott.ssa ha ricevuto le foto del defunto su WhatsApp per la compilazione del certificato necroscopico. Il certificato poi é risultato firmato dalla Del Vecchio, benché non fosse sul luogo del decesso, ma in un centro ceramiche“. Sono queste le parole del maresciallo Pietro Paolo Caridi della Guardia di Finanza di Imperia pronunciate  in Tribunale durante l’udienza odierna del processo che vede sul banco degli imputati, accusata di peculato, falso e truffa aggravata ai danni dello Statol’ex dirigente di Medicina Legale dell’Asl Imperiese Simona Del Vecchio.

Un procedimento penale che si inserisce nell’ambito della più vasta inchiesta sulle cosiddette “autopsie fantasma”, sfociata in un alto processo.

In particolare, secondo quanto ricostruito dalle Fiamme Gialle, con pedinamenti e appostamenti, le foto e i video dimostrerebbero che la dott.ssa Del Vecchio avrebbe utilizzato in diverse occasioni l’auto di servizio dell’Asl per propri interessi personali, in particolare per andare a fare la spesa.

Quarantasei, in totale, i certificati contestati alla dottoressa.

LE ACCUSE A SIMONA DEL VECCHIO

 - Peculato: per l’indebito utilizzo dell’autovettura di servizio assegnata.
- Truffa ai danni dello Stato: per false certificazioni prodotte attestanti lo svolgimento dell’attività di servizio.
- Falso ideologico: per aver certificato la morte di alcune persone trovandosi in altro luogo nel momento della redazione del prescritto certificato.

Davanti al collegio composto dai giudici Aschero, Russo e Lungaro, il Maresciallo Caridi ha risposto alle domande del Pm Grazia Pradella.

MARESCIALLO CARIDI, GUARDIA DI FINANZA IMPERIA

“L’indagine scaturisce dalla segnalazione di una fonte di servizio nel gennaio 2015. Secondo la segnalazione, la dottoressa Del Vecchio andava in giro per la città con la macchina di servizio durante l’orario di lavoro. Dal 28 gennaio al 31 gennaio abbiamo avviato un’attività, con vari appostamenti, e abbiamo verificato che realmente in orari di servizio la dott.ssa si recava presso alcuni supermercati con l’auto di servizio.

Le indagini sono iniziate nel gennaio 2015 e terminate nel giugno del 2015.

Oltre agli appostamenti, abbiamo installato un Gps sotto l’auto di servizio. Utilizzato anche intercettazioni telefoniche e ambientali, oltre a due telecamere nelle sale autoptiche. Siamo andati materialmente io e un collega, presso la sede ASL di Bussana, a piazzare il Gps sotto l’auto. Abbiamo sentito i parenti dei defunti, i responsabili delle case di riposo e delle agenzie funebri.

Il compito del medico legale è quello di andare dove avvenuto il decesso per constatare la morte del paziente. Estranei alle indagini sono risultati alla fine solo due medici del reparto di medicina legale, Piombo e Leoncini.

L’auto di servizio veniva utilizzata dalla dottoressa 24 ore su 24. L’abbiamo trovata parcheggiata davanti a casa durante la notte. Esisteva un libretto per il carburante. L’abbiamo sequestrato, era fermo a 2 anni e mezzo prima, 11 febbraio 2016. La dottoressa imputava le spese del carburante all’ASL. É stato utilizzato anche il telepass dell’auto fuori servizio per andare a Diano Marina.

In un’occasione ci siamo recati, per un appostamento, presso il negozio Fortesan, ad Arma di Taggia. Abbiamo visto uscire dal negozio la dottoressa con un sacco per cani, caricato a bordo dell’auto di servizio. Successivamente si é recata presso una residenza privata poco distante dove era ospitata la mamma.

Non c’era nessuna autorizzazione per l’utilizzo 24 ore su 24 dell’auto di servizio. Con macchina di servizio la dott.ssa é andata anche a firmare atti dal notaio e anche dall’estetista.

Quel giorno abbiamo messo le mani sul primo certificato necroscopico. Era stato compilato secondo gli atti ASL, alle 9 a Bordighera. Ma in realtà a quell’ora la dott.ssa era davanti alla sede del’Igiene a Imperia, in via Nizza. Dunque non poteva averlo realmente compilato.

Durante le perquisizioni, abbiamo trovato certificati afferenti la medicina legale firmati dalla Del Vecchio in bianco. In tutto più di 100 certificati tra la sede di Bussana e le sedi delle onoranze funebri.

Dal certificato di morte ‘compilato’ a Bordighera abbiamo avviato gli accertamenti sull’attività necroscopica della dott.ssa Del Vecchio. Abbiamo ottenuto il via libera all’utilizzo di intercettazioni e Gps. Emergono svariati casi sospetti di compilazione di certificati di morte da parte della Del Vecchio.

Per quanto concerne i decessi in casa, sui certificati di morte figurava la firma della dott.ssa Del Vecchio, ma i parenti delle vittime, sentiti come persone informate sui fatti, in svariate occasioni hanno affermato di non aver mai visto la dott.ssa. Versioni confermate anche dall’analisi del Gps e in alcuni casi dalle intercettazioni. La dott.ssa, dunque, ha firmato molti certificati senza mai in realtà recarsi sul posto per le visite necroscopiche.

In un’occasione la dott.ssa ha addirittura ricevuto le foto del defunto su WhatsApp per la compilazione del certificato necroscopico, mentre si trovava in un centro ceramiche. Il certificato poi é risultato firmato dalla Del Vecchio, benché non fosse sul luogo del decesso.

In un caso abbiamo registrato l’esecuzione di un’iniezione conservativa a un paziente morto in abitazione da parte di un dipendente delle onoranze funebri, certamente non autorizzato. L’iniziezione concervativa è in sostanza un anti putrefativo. La Del Vecchio ha chiesto a un dipendente delle onoranze funebri di eseguire l’iniezione. Dipendente che non poteva assolutamente farlo. La dott.ssa non risulta si sia mai recata sul luogo del decesso”.

Al termine della deposizione il Maresciallo Caridi ha illustrato il caso della morte di un’anziana in casa di riposo e ha risposto alle domande del Pm su Orlando Mandica, coinvolto in un’altra inchiesta sulle autopsie fantasma.

“In un caso la dott.ssa Del Vecchio redige un nuovo certificato ISTAT relativo alla morte di un’anziana, deceduta in Ospedale dopo aver preso un colpo in testa all’interno della casa di riposo dove era ospite. Nel nuovo certificato, compilato senza visitare la paziente e senza conoscerne le cause del decesso, la Del Vecchio omette di indicare come causa di morte ‘trauma cranico’. Il motivo risiede nella richiesta di un’amica titolare di un’agenzia di pompe funebri che aveva già fissato la data del funerale e non voleva ritardi. La morte per trauma cranico avrebbe portato alla trasmissione degli atti in Procura e alla conseguente autopsia con conseguente ritardo nel funerale.

La Del Vecchio in una telefonata intercettata conversa con il Magistrato Francesca Scarlatti. Spiega che la paziente sarebbe morta in casa (e non in casa di riposo dopo un colpo in testa, ndr). La Pm decide comunque di non dare il via libera alla sepoltura e richiede autopsia. Ne seguirà un’inchiesta per far luce sulla morte dell’anziana e su eventuali responsabilità della casa di riposo (poi archiviata, ndr).

“Orlando Mandica era un ex barelliere in pensione. Non aveva nessun rapporto con l’Asl, ma veniva utilizzato per le autopsie, per le quali si faceva pagare. In una telefonata, in riferimento alle sale autoptiche, si sente: ‘c’é dentro Mandica che cuce’. Mandica, però, non aveva alcuna competenza”.

Terminate le domande del Pm Grazia Pradella, il Maresciallo Caridi ha risposto alle domande del legale della difesa, l’avvocato Marco Bosio.

Il legale della Del Vecchio ha contestato alcune mancanze nelle indagini, con particolare riferimento al mancato controllo delle celle telefoniche di uno dei due cellulari in uso all’ex dirigente di Medicina Legale. Tabulati che dimostrerebbero come la Del Vecchio, bensì in orari diversi rispetto a quelli del decesso, fosse presente sul posto, a differenza di quanto contestato dagli inquirenti.

La difesa ha anche contestato il caso relativo al certificato Istat modificato. L’avvocato Bosio, infatti, ha spiegato come la diagnosi sulla morte della donna non fosse in realtà così palese, tanto che gli stessi medici dell’Ospedale di Imperia avevano fatto valutazioni diverse. Non una modifica, dunque, per velocizzare i tempi di sepoltura, come contestato dall’accusa, ma una diagnosi differente. 

Dopo il Maresciallo Caridi sono stati sentiti anche i finanzieri Danilo Toro, Davide Piliu, Gianluca Tiglio, Lorenzo Cosentino e Angelo Miletta. Le prossima udienza è stata fissata per lunedì 29 gennaio.