Home, Imperia — 31 marzo 2018 alle 07:24

IL DESIGNER IMPERIESE MATTEO PRESSAMARITI SU VOGUE PER LA SUA PRIMA COLLEZIONE DI SCARPE “MADRE TERRA”:”MI SONO ISPIRATO ALLE MIE RADICI E…”/L’INTERVISTA

La sua prima collezione di scarpe ha suscitato molta curiosità, tanto da essere notata dal giornale di moda per eccellenza, Vogue.

di Gaia Ammirati

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Colori primari, nodi, inserti metallici e foulard. Sono queste le caratteristiche della prima collezione di scarpe creata dal designer imperiese Matteo Pressamariti, intitolata “Madre Terra”.

Matteo, 27enne, vive a Milano ormai da 5 anni. Dopo aver frequentato lo IED con indirizzo Fashion Designer si è lanciato nel mondo della moda ottenendo diverse soddisfazioni, tra cui la vittoria del premio TX3, un contest per stilisti su scala nazionale.

La sua prima collezione di scarpe ha suscitato molta curiosità, tanto da essere notata dal giornale di moda per eccellenza, Vogue.

“È stata una bellissima sorpresa essere contattato da Vogue - afferma Matteo – non me l’aspettavo”.

PARLACI DELLA TUA COLLEZIONE, COME MAI SI CHIAMA “MADRE TERRA”?

Mi sono ispirato alle mie radici calabresi, a un mondo contadino, povero. I miei nonni sono liguri e i miei prozii calabresi. La Liguria e la Calabria le trovo molto simili, sia dal punto di vista “geologico”, entrambe sul mare, ma vicino alle montagne, con coltivazioni simili, sia dal punto di vista delle persone, anche se non si direbbe. Le mie origini sono un grosso stimolo e si ritrovano in ogni cosa che faccio.

La collezione si chiama Madre Terra perché volevo che fosse proprio un punto di partenza, come se si piantasse una radice e crescesse. L’inizio di un percorso parte sempre dalla terra, che è la madre di tutto ciò che abbiamo intorno”.

QUALI SONO LE CARATTERISTICHE?

“I colori, quindi, si ispirano proprio alla terra, dal rosa al bianco, dal nero al verde oliva, dal marsala fino all’azzurro ghiaccio. L’estetica è cruda, destrutturata, come le strade da rifare, le case vecchie, il mondo contadino. La collezione si divide in 3 famiglie principali. La prima è la famiglia di nodi e niente lacci, in richiamo a una struttura povera, mentre la suola è impreziosita da oggetti metallici per compensare il design, ispirati agli oggetti della campagna.

La seconda è la famiglia degli elementi in metallo che non hanno solo uno scopo estetico ma anche funzionale, attraverso l’utilizzo di foulard e bracciali che entreranno negli elementi per allacciare la scarpa.

L’ultima è la famiglia delle scarpe da ginnastica, più androgene, simbolo della velocità del mondo di adesso, ma la parte posteriore richiama la vita di un tempo, meno frenetica”.

COME HAI VISSUTO L’ESPERIENZA ALLO IED? 

“È stata un’ottima esperienza. Mi è servita moltissimo e ho avuto la fortuna di conoscere professori che mi hanno molto aiutato e che tuttora mi aiutano. Al contrario, invece, del mondo che ho trovato una volta finiti gli studi, fatto di grande concorrenza e rivalità”.

DOVE PRENDI LE ISPIRAZIONI PER LE TUE CREAZIONI?

“Sono tante le ispirazioni, molte volte inconsce, che derivano da un bagaglio che mi porto dietro. Uno stilista che cito sempre è il giapponese Yohji Yamamoto, famoso per essere stato il primo ad aver destrutturato gli abiti”.

COSA CONSIGLIERESTI AI GIOVANI CHE ASPIRANO A INTRAPRENDERE IL TUO STESSO PERCORSO?

“Le cose sono cambiate molto rispetto a quando ero ragazzo. Prima senza internet e i social era molto più difficile conoscere il mondo della moda e approfondire. Ora si hanno molte più opportunità di venire in contatto con questo universo. Io personalmente consiglio di essere sempre curiosi, se no non ci può essere crescita né creatività. Una mia caratteristica è quella di non essere mai soddisfatto. A volte non è piacevole, ma questo mi spinge a cercare di lavorare e migliorare sempre di più”.

 
 
 
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