Home, Imperia — 20 aprile 2018 alle 13:34

IL CONSIGLIO REGIONALE SI RIUNISCE A IMPERIA IN OCCASIONE DELLA FESTA DELLA LIBERAZIONE. IL PROF. BARTOLO GARIGLIO:”LA LOTTA PARTIGIANA DI FELICE CASCIONE…”

Si è riunito questa mattina il Consiglio regionale in seduta solenne presso l’Auditorium della Camera di Commercio di Imperia, per celebrare il 73° esimo anniversario della Festa della Liberazione e il centenario dalla nascita del medico partigiano Felice Cascione.

di Redazione

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Si è riunito questa mattina il Consiglio regionale in seduta solenne presso l’Auditorium della Camera di Commercio di Imperia, per celebrare il 73° esimo anniversario della Festa della Liberazione e il centenario dalla nascita del medico partigiano Felice Cascione.

Ad introdurre la cerimonia, il presidente della Liguria Giovanni Toti, il presidente dell’Assemblea legislativa della Liguria Alessandro Piana, seguiti dall’orazione ufficiale di Bartolo Gariglio, professore ordinario di Storia contemporanea presso il Dipartimento di Studi storici dell’Università di Torino.

Presenti tutte le più alte cariche civili e militari, oltre molti studenti delle scuole medie e superiori cittadine.

Il commento di Giovanni Toti in occasione del consiglio regionale a Imperia

“Ormai è una tradizione, credo sia importante e utile, portare l’assemblea regionale legislativa nelle province e città della Liguria nei momenti solenni. Quest’anno l’abbiamo fatto a Imperia per ricordare una personalità importante, esempio per i tanti ragazzi in sala. La sua storia è il simbolo di quei sacrifici di tante persone che hanno combattuto per regalarci la costituzione di cui oggi godiamo, che ci consente di vivere e far crescere i propri figli e nipoti in un paese libero.

Più si allontanano quei tempi più scompaiono i ricordi diretti, più è importante che le istituzioni si facciano carico di ricordare quel sacrificio per la costituzione della repubblica, per cui i ragazzi potranno iscriversi a partiti politici diversi, scegliere da chi essere governati, con il rispetto di tutte le idee”.

Il discorso di Alessandro Piana, presidente dell’Assemblea Legislativa della Liguria

“Il consiglio regionale intende esaltare le diverse realtà territoriali che contribuirono con sacrificio alla liberazione nazionale. Sulle nostre montagne ci furono azioni salienti e figure memorabili, morti per la causa. Ci fu resistenza anche nelle fabbriche, sulle banchine del porto, ma è più difficile trovare le tracce in un tessuto urbano modificato.

Quest’anno inoltre ricorrere il centenario dalla nascita del medico partigiano Felice Cascione autore di “Fischia il vento”.

Come lui ci sono stati tanti altri patrioti che ebbero slanci di coraggio e iniziativa. Grazie a loro celebriamo la resistenza, per ricordare che è sempre possibile rialzare la testa.

Cari ragazzi presenti, è doveroso l’omaggio ai tanti “Felice Cascione” di cui non conosceremo mai i nomi. Animati dal senso di iberta, giustizia e pace. Questi ideali palpitano nella nostra costituzione. Questa eredità dobbiamo portarla a compimento e dobbiamo essere all’altezza di queste grandi gesta”.

L’orazione di Bartolo Gariglio sulla resistenza imperiese e Felice Cascione

“Ci fu una guerra di liberazione contro i tedeschi occupanti, una guerra civile tra fascisti e antifascisti, ancora più dura e crudele, e infine una guerra di classe nel mondo operaio e contadino. La ricerca di Pavone si rivolgeva al vissuto quotidiano, agli uomini, alle loro convinzioni morali, strutture culturali,

Accanto al concetto di resistenza armata negli anni 90 si afferma il concetto di resistenza civile, che comprende gesti come il salvataggio dei militari alleati nei campi di concentramento, l’occultamento degli ebrei perseguitati, tutti atti rischiossissimi. a compiere questi gesti di resistenza civile sono spesso le donne.

Il consiglio regionale della Liguria è stato antesignano di queste ricerche, sfociato in un volume “La donna delle resistenza in Liguria” 1979.

La lotta di liberazione nell’imperiese fu molto importante. Qui i primi partigiani si costuirono precocemente, si trattava di giovani in età di leva che rifiutarono di militare nella repubblica sociale servendo la Germania. Dopo lo sbandamento dell’8 settembre avevano conservato le armi. Si collegarono con antifascisti più maturi, che avevano maturato le convinzioni antifasciste prima del ventennio. Erano di età non molto più elevata degli studenti delle scuole medie e superiori qui presenti.

Felice Cascione caduto a 25 anni di età, Sergio Sabatini studente 19 anni, Marco Dino Rossi studente 22 anni, Silvio Bonfante di anni 23 marittimo, Roberto di Ferro, anni 14 apprendista meccanico.

Il 31 ottobre del 43 si gettarono le basi del comitato di liberazione nazionali di Imperia e provincia. Quello di La Spezia, dove la lotta fu viva, sorse l’anno successivo. A Barcheto nel novembre del 43 ci fu il primo caduto partigiano, Walter Berio. 

La prima formazione partigiana si era formata attorno alla straordinaria figura di Felice Cascione, siamo al centenario della nascita. Si era avvicinato negli anni 30 all’antifascismo. Si è laureato nel 1942 in medicina a Bologna. Assiema alla mamma, era orfano di padre, partecipò alle manifestazioni popolari ad Imperia per la caduta del fascismo e venne arrestato dal governo Badoglio di tendenze repressive per 20 giorni. La formazione partigiana si costituì a Diano Castello ingrandì sempre di più e compì diverse azioni vittoriose. Accanto all’attività di capo partigiano, prestava assistenza medica ai montanari delle valli da Albenga a Ormea e componeva le parole del campo “Fischia il Vento” che diventa l’inno simbolo della resistenza italiana. Il 14 dicembre ci fu un significativo scontro a Montegrazie, 2 prigionieri della Guardia Nazionale. I partigiani costiuirono un consiglio di guerra per fucilarli, ma Cascione provò a impedire per avvicinarli alla causa partigiana.

“Ho studiato anni per salvare la vita a un uomo. come posso acconsentire a dare la morte a due persone che non hanno avuto la fortuna di essere educati alla libertà”

Cascione per sfuggire a un eventuale rastrellamento, diede l’ordine di trasferire l’accampamento, ma i nemici reagirono, e Cascione rimase ferito. I suoi compagni non se la sentono di abbandonarlo e tornano indietro, ma vennero scoperti. Uno venne sottoposto a torture per sapere chi fosse il comandante. Cascione si ergeva da solo e fieramente gridava “Sono io il capo” e cadeva crivellato di colpi, in un supremo gesto di sublime abnegazione. All’indomani, Italo Calvino e il fratello Floriano aderirono alla seconda divisione d’assalto partigiana Garibaldi. Il futuro grande scrittore lo ricordò: “Il tuo nome è leggenda. Molti furono quelli che infiammati dal tuo esempio”.

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