Attualità, Home, Porto di Imperia — 1 aprile 2014 alle 19:48

PORTO DI IMPERIA SPA. CONFERENZA FIUME DI ARGIRÒ: “IL FALLIMENTO DELLA SOCIETÀ UNA SCIAGURA PER LA COLLETTIVITÀ IMPERIESE”

L’amministratore unico della società incaricata della gestione del porto turistico di Imperia: “L’operazione di transazione con le banche si è fermata a causa di 4 accertamenti dell’Agenzia delle Entrate e di un procedimento penale per reati fiscali”

di Mattia Mangraviti

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L’amministratore unico della Porto di Imperia Spa Giuseppe Argirò ha tenuto questa mattina, presso gli uffici della società incaricata della gestione del porto turistico, una conferenza stampa fiume. Argomento chiave del colloquio con i giornalisti la richiesta, da parte dei commissari giudiziali della Porto di Imperia Spa, di revoca dell’ammissione al concordato preventivo.

“Naturalmente i Commissari fanno il loro mestiere, e facendo il loro mestiere di commissari, hanno fatto sostanzialmente due o tre cose. Hanno fatto l’analisi del piano concordatario che avevamo presentato il 20 marzo del 2013, quindi è stata fatta una disamina di tutte le vicende della Porto di Imperia Spa e in particolare della prospettiva del piano concordatario presentato in allora a mia firma il 20 marzo. L’analisi del documento, in qualche modo, è riferita ad una domanda che gli stessi commissari hanno definito una domanda aperta, ma sicuramente una domanda aperta che è abbastanza datata. Di qui la necessità da parte dei commissari di comprendere se in un certo lasso di tempo si sono determinati quelle condizioni che in quel piano erano state poste”.

“Io rivendico con forza una cosa, il nostro agire è sempre stato improntato alla massima e assoluta trasparenza e questo principio ha portato alla redazione di un piano concordatario, il 20 marzo scorso, in cui abbiamo detto che la Porto di Imperia Spa avrebbe potuto salvarsi e salvandosi avrebbe potuto preservare la concessione demaniale e avrebbe potuto così salvare gli investimenti dei posti barca, a condizione che si verificassero una serie di cose. Quindi siamo stati noi per primi in assoluta trasparenza ad evidenziare le criticità che c’erano in questa vicenda e in particolare abbiamo scritto che c’era il problema della transazione con la controparte Acquamare, c’era il problema della transazione con il sistema bancario che avanzava delle pretese sugli attivi residui, in forza del fatto che il finanziamento erogato non era stato rimborsato e in forza del vincolo dato dalla Porto di Imperia Spa come terzo datore di ipoteca. Avevamo evidenziato i potenziali rischi che emergevano, per esempio, da quello che era il tema centrale di questa situazione, cioè i famosi 4 avvisi di accertamento emessi dall’agenzia delle entrate nel luglio scorso e avevamo evidenziato anche la questione della proroga della concessione da parte del Comune“.

“Questo lo ribadisco, perché non è che qui si è impostato un piano che si reggeva sul nulla. Abbiamo impostato una proposta aperta dicendo che c’è una speranza di poter salvare questa struttura, per gli interessi che rappresenta, e non l’ho detto solo io per mesi, mesi e mesi, per fortuna, ma lo ha confermato in maniera inequivocabile il Tribunale. Io avrei preferito che fossero anche altri a confermarlo pubblicamente. ‘Non si capisce quale vantaggio possa esserci per la collettività dal fallimento della Porto di Imperia’ e ho citato testualmente le parole del Tribunale. Ad oggi non mi risultano altre prese di posizione così nette, così forti, che invece sarebbero state auspicabili. In forza di queste condizioni che avevamo posto, naturalmente i commissari, facendo il loro mestiere, a un certo punto devono dire ‘ma queste condizioni che avete posto, si sono verificate?’. I commissari si devono basare necessariamente su atti ufficiali, non sull’evoluzione delle cose, quindi a un certo punto dicono che, in riferimento a tutta una serie di rilievi che sono stati fatti dal punto di vista tecnico contabile, anche se la nuova domanda concordataria che presenteremo (avendo presentato una proposta aperta e avendo atteso il verificarsi di una serie di condizioni, al verificarsi noi presenteremo una nuova domanda concordataria con una nuova attestazione) sarà in linea dal punto di vista tecnico contabile, tuttavia se non si sciolgono queste tre incognite, transazione con Acquamare, transazione con le banche e proroga della concessione da parte del Comune, comunque sarà inutile presentare una nuova domanda”.

“Ora, qui c’è la sostanza di questo messaggio, perché il 173 manda anche un messaggio molto chiaro, cioè dice, avete presentato una proposta aperta, a fronte di questa proposta aperta, ad oggi si sono verificate le condizioni che avevate posto? Ad oggi, non avendo ancora presentato atti formali, non si sono ancora verificate. Il commissari ci danno un termine. Oggi non ci sono le condizioni per fare il concordato, tuttavia, nel chiedere la revoca, invocano un giudizio del tribunale. E qui voglio fare anche un accenno personale. In questa vicenda, la cosa più importante in assoluto, l’elemento di garanzia per tutti in questa complessa vicenda sicuramente è il Tribunale di Imperia che ha dimostrato con i propri atti autorevolezza, grande imparzialità, obiettività e molte altre caratteristiche positive. Io mi affido totalmente sul piano personale, ma anche a nome della società, a quello che sarà il giudizio del tribunale, nel senso che il 14 noi ci presenteremo con le cose con cui ci dobbiamo presentare, se ci saranno le condizioni in questi giorni, e sono convinto che il giudizio del tribunale sarà il migliore in assoluto, che sia un giudizio positivo o che sia un giudizio negativo perché non ci sono le condizioni per andare avanti. La mia serenità è data dal fatto che siamo nella mani di un tribunale di altissimo livello”.

“Io ho letto sui giornali che non esiste la transazione e non esiste il piano industriale. Allora volevo farvi parte di un miracolo mostrandovi una reliquia. Volevo dirvi che la transazione esiste. Oggi avete avuto una grande opportunità, di vedere una cosa che non esiste. Forse dire che non esiste è un termine improprio, nel senso che le transazioni esistono eccome, però le transazioni hanno dei contenuti. Se io avessi voluto firmare una transazione qualunque sicuramente non nell’interesse del porto e della società, chissà magari oggi l’avremmo già firmata la transazione. Ma la transazione non è stata firmata fino ad oggi per due motivi. Primo perché io ho delle pretese che sono forti, che i soci conoscono perfettamente, i soci tutti. Noi firmeremo la transazione con Acquamare a condizione che tutto quello che ha Acquamare come attivo ci venga restituito tutto, fino all’ultima piastrella, e questa condizione è stata accettata. L’altra condizione è che le quote di Acquamare nella Porto di Imperia Spa devono essere retrocesse al valore di un euro al Comune, e questa condizione è stata accettata. Nella sostanza la transazione è già condivisa. Il problema è naturalmente di tipo tecnico, perché impostare una transazione così complessa ha richiesto molto tempo, perché come sapete sono due le procedure concordatarie che vanno raccordate e vanno raccordate due procedure concordatarie che fanno l’interesse dei creditori. Nonostante l’interesse confliggente tra due procedure giudiziali, la nostra in concordato di continuità, l’Acquamare in concordato liquidatorio, sicuramente si è portato a casa un risultato importante”.

Il principio su cui ho voluto costruire il processo di salvataggio del porto di Imperia deve partire dal presupposto che la Porto di Imperia Spa deve avere le risorse sufficienti per il completamento del porto. Quindi una quantità di valore patrimoniale idonea a garantire il completamento, senza intaccare il patrimonio attuale della Porto di Imperia Spa, quindi quel famoso 30-70 della permuta, 30% Porto di Imperia, 70% al costruttore. E’ chiaro che se io devo utilizzare il mio 30% per il completamente, significa andare a depauperare il patrimonio di Porto di Imperia e questo io non voglio che avvenga. Perché le risorse per il completamento del porto devono essere aggiuntive a quel 30%. E in più avere un quid che noi consideriamo risarcitorio. Oltre al 30%, oltre alle risorse per completare il porto, ci devono essere delle risorse che in qualche modo rimangono nel patrimonio del porto di Imperia rappresentando un significativo interesse pubblico E andando a riequilibrare quella permuta che è stata considerata dagli organi inquirenti, ma anche da alcuni organi giudicanti nella fase preliminare, squilibrata“.

“In questa trattativa difficile, si inserisce il tema difficile del sistema bancario e in particolare delle garanzie che la Porto di Imperia ha prestato al sistema bancario. Una settimana dopo il mio insediamento ho scritto una raccomandata alle banche, inviata per conoscenza a tutti gli altri enti, contestando la validità dell’ipoteca e contestando le modalità con cui il rapporto di finanziamento era stato gestito, tra sistema bancario e il gruppo Acquamarcia. Credo forse di essere stato il primo, e forse l’ultimo, a contestare questo tipo di cose. Ho letto una settimana fa che adesso anche l’ing. Lunghi ha contestato la validità dell’ipoteca. Ci sono voluti 14 mesi, ma mi fa piacere che anche l’ufficio porti e demanio si stia muovendo nella nostra stessa direzione“.

“Nel frattempo, però, c’era stata un’istanza di fallimento della Procura, depositata il 22 maggio, all’interno della quale si sosteneva la tesi che l’ipoteca era validamente costituita. Io contesto la validità dell’ipoteca, e il pool di banche con i suoi avvocati mi dice che è valida, poi viene prodotta un’istanza di fallimento della Procura, non un ufficio qualunque, in cui si dice che l’ipoteca è validamente costituita. A questo punto ci sono due alternative quando due soggetti non sono d’accordo. Vanno in tribunale, aspettano una decina di anni prima che la Cassazione si esprima. Non potendo aspettare 10 anni, chi ha risolto questo problema, come sempre, la nostra istituzione di garanzia, è il Tribunale, che ha detto, ‘dato che l’ipoteca è ampiamente discussa nella sua validità, forse la cosa migliore è trovare un accordo, fare la transazione’. Ed è quello che stiamo cercando di fare. Peccato che il sistema bancario abbia un interesse preminente, quello di prendersi tutto lei, per ristorare i suoi crediti, ma questo confligge con l’interesse della Porto di Imperia Spa. E’ del tutto evidente che questi due interessi confliggenti, non sono facili da comporre. Ci sono state discussioni ampie, che hanno avuto delle pause, perché dopo l’istanza di fallimento presentata dalla Procura, il sistema bancario ha aspettato l’esito di quella procedura, che si è risolta poi il 30 agosto, con l’ammissione formale al concordato. La discussione è ripartita a settembre, con la richiesta da parte del sistema bancario, di avere un piano finanziario al fine di poter valutare. Tutto questo ad opera di un advisor indipendente. Come sapete l’affidamento di incarichi di questo genere va autorizzato dal Tribunale e io presentai questa domanda ai commissari e chiesi l’affidamento di due incarichi, uno ad un advisor finanziario e uno ad un advisor immobiliare. Questo perché questa operazione immobiliare, quindi per fare un piano finanziario ci vuole una perizia sulla componente immobiliare. Perizia che è stata autorizzata il 7 dicembre”.

“Il Comune? Secondo me c’è stata un pò troppa prudenza, ma avrà avuto delle motivazioni, ma di questo io e il Sindaco ne abbiamo discusso in sede assembleale, qui, sempre ampiamente. E il Sindaco ha sempre confermato ampiamente che per lui la cosa più importante è il salvataggio della società. E’ chiaro che prima lui vuole vedere dei documenti ufficiali, sulla base dei documenti ufficiali poi ci sarà un consiglio comunale che si prenderà la responsabilità di decidere“.

L’operazione di transazione con le banche si è interrotta a causa dei 4 avvisi di accertamento dell’Agenzia delle Entrate per una cifra pari a 142 milioni di euro. Pretese secondo noi infondate. Infondate anche secondo il Tribunale di Imperia, come si evince dal decreto di ammissione del Tribunale al concordato, e secondo i commissari giudiziali. Questo, dunque, è un dato di incertezza. Gli accertamenti risalgono ai primi di luglio. C’erano tutti i presupposti, secondo gli accertamenti, per il sequestro del porto. Come Porto di Imperia Spa ci siamo opposti al sequestro, in quanto illegittimo visto il regime di concordato della società, e il nostro ricorso è stato accolto. Vorrei far presente che con il sequestro noi saremmo falliti. Il sequestro avrebbe decretato il fallimento del porto. Non è normale che in un Paese si emettano 4 avvisi su base di pretese infondate e che sulla base di queste pretese si arrivi a una misura cautelare illegittima. E’ una cosa molto seria. Noi abbiamo avuto la forza e il coraggio di contrastare queste azioni. Azioni che sono legate alla richiesta di fallimento della Procura, presentata anche perché pendevano appunto 4 avvisi di accertamento. Abbiamo provato a risolvere bonariamente la questione e i funzionari dell’Agenzia delle Entrate sono stati sempre molto disponibili. Il percorso, però, si è interrotto a Roma, nel corso di una riunione con in vertici regionali e nazionali dell’Agenzia delle Entrate, in quanto presso la Procura di Imperia è pendente, nei confronti della Porto di Imperia Spa, un procedimento penale per reati fiscali e l’Agenzia non vuole prendersi la responsabilità di arrivare a una definizione in sede di conciliazione giudiziaria“.

“Questa situazione a cascata influenza il piano industriale e finanziario che a cascata ha bloccato la trattativa con le banche. Anche perché come fa il sistema bancario a prendere una decisione con un’incertezza da 142 milioni di euro. Io oggi sto facendo valutazioni diverse che possono anche essere pericolose sul piano personale. Sto valutando, con i consulenti, di prendermi la responsabilità, considerate infondate le pretese del fisco, di mandare avanti il piano industriale e quindi la nuova domanda di concordato, mantenendo pendente questo giudizio con l’Agenzia delle Entrate. Il rischio è che se poi un Tribunale ci desse torto potrebbe esserci una revoca del concordato. Il problema è che non possiamo non andare avanti in questa situazione e sarebbe un delitto fermarsi di fronte a una cosa che non solo io, ma i commissari e lo stesso Tribunale considerano infondata. Si sta dunque pensando di presentare una nuova domanda concordataria che congeli questo rischio”.

La certezza è che ci dobbiamo presentare il 14 maggio davanti al Tribunale con quelle condizioni che era stato indicate rappresentate in modo sostanziale. Sulla base di quello che noi riusciremo a fare il Tribunale farà tutte le valutazioni e deciderà se dichiarare il fallimento della società o fissare l’adunanza dei creditori per la valutazione della nuova domanda concordataria“.

La procedura è oggettivamente aperta da troppo tempo e i commissari su questo hanno assolutamente ragione e io condivido questa scelta di accelerare. Naturalmente vi ho spiegato quali sono le motivazioni che hanno portato a un rallentamento che non dipende da noi. Ora siamo in una fase conclusiva e io continuo a lavorare, senza ottimismo ne pessimismo, ma con grandissimo realismo e sopratutto in una forte convinzione morale, ovvero che il fallimento della Porto di Imperia Spa possa rappresentare una sciagura per molti, soprattutto per la collettività imperiese. Quest’opera con il fallimento avrà una ripercussione drammatica, perché rallenterà enormemente i tempi di completamento, a mio giudizio ci vorranno anni e anni e anni. Prima di tutto perché ci vuole l’incameramento del bene da parte del demanio e solo quello porterà via non so quanto tempo, poi perché bisognerà fare un progetto di completamento e naturalmente bisognerà fare una gara per l’individuazione dei progettisti e i soldi per affidare la progettazione e poi bisognerò fare una gara europea per chi completa il porto perché non credo che il Comune abbia i soldi per completare il porto. Dovrà affidare i lavori a un privato e dunque dargli il porto da gestire e chi è che investe qui per il completamento senza averne la gestione. E chi viene a completare il porto se nel frattempo ci sono 675 titolari di posti barca che credo attivino 675 cause nei confronti del Comune di Imperia, della società e degli altri soggetti? I titolari di posti barca rischiano di doversi ricomprare i posti barca. Io conosco molta gente che ha messo la liquidazione nell’acquisto del posto barca e quindi questa possibilità di ricomprarsi il posto barca non ce l’ha neppure. Non so neanche se ha la possibilità di reggere non so quanti anni una causa. I veri finanziatori del porto sono i proprietari dei posti barca e sono i primi che meritano rispetto. Rischiano di pagare il prezzo più alto e questa è una cosa inaccettabile“.

Due consiglieri che sono stati nel cda per due mesi prima dell’amministratore giudiziale e poi reintegrati per un altro mese. Per tre mesi hanno chiesto 900 mila euro di compenso. Vi lascio immaginare quando ho visto quella richiesta, l’ho contestata con una certa violenza“.

 
 
 
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