Attualità, Home — 23 maggio 2018 alle 10:15

IMPERIA: PROCESSO PER FRODE FISCALE, ASSOLTO IL SINDACO CARLO CAPACCI. IL REATO E’ PRESCRITTO/L’UDIENZA

Non luogo a procedere per intervenuta prescrizione. Si è chiuso così, questa mattina, in Tribunale
a Imperia, il processo che vedeva sul banco degli imputati anche il sindaco di Imperia Carlo Capacci

di Redazione

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Non luogo a procedere per intervenuta prescrizione. Si è chiuso così, questa mattina, in Tribunale a Imperia, il processo che vedeva sul banco degli imputati anche il sindaco di Imperia Carlo Capacci, difeso dagli avvocati Giordano e Lonati, con l’accusa di frode fiscale. Il giudice Laura Russo, preso atto del giudizio da parte della Corte di Giustizia dell’Unione Europea sui termini di prescrizione nei processi per reati tributari, ha dichiarato il reato prescritto.

I fatti risalgono agli anni 2008/2009 (sebbene l’inchiesta sia partita nel 2014) e la frode fiscale si prescrive in 8 anni. Nel gennaio del 2017, però, la Corte Costituzionale, proprio in merito ai reati tributari, aveva deciso di rimettere alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea il giudizio sui termini della prescrizione nei processi per reati tributari.

La Corte Europea dopo mesi di attesa ha sciolto le riserve.

LA STORIA

Capacci, lo ricordiamo, era stato coinvolto nell’inchiesta dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Imperia nelle vesti di amministratore delegato della “Uno Communications”. In base al quadro accusatorio la Uno Communications avrebbe avuto un ruolo attivo in un’operazione di compravendita di traffico telefonico che avrebbe permesso a due ditte fornitrici di evadere circa 2 milioni di Iva. L’ipotesi della Procura è che le due società abbiano emesso fatture per servizi che poi, in realtà, non avrebbero effettuato.

Il processo venne rinviato una prima volta il 4 marzo 2017 a causa dell’assenza, per motivi di salute, del Pubblico Ministero Antonella Politi, e una seconda volta l’8 luglio per via del trasferimento del giudice Maria Grazia Leopardi. Oltre a Capacci (difeso dagli avvocati Giordano e Lonati), risultava imputato anche il General Manager della Helvetia Com Marco Cornia (difeso dall’avvocato Bianchini).