Attualità, Home — 5 aprile 2014 alle 15:35

OLTRE IL CARCERE: PROPOSTA PER LA SOLUZIONE DEL PROBLEMA DEL SOVRAFFOLLAMENTO PENITENZIARIO

In Liguria i detenuti presenti sono 1.666, a fronte di una capienza regolamentare di 1.108, con un sovraffollamento quantificabile in 558 unità.

di Redazione

carcere

Imperia – “La popolazione carceraria è pari a 61.499 unità, a fronte di una capienza regolamentare di 47.711, il sovraffollamento è pertanto quantificabile in quasi 14.000 unità sul territorio nazionale (dati del Ministero della Giustizia aggiornati al 31.01.2014.)

In Liguria i detenuti presenti sono 1.666, a fronte di una capienza regolamentare di 1.108, con un sovraffollamento quantificabile in 558 unità.

Pertanto se a livello nazionale gli istituti di pena sono soggetti ad un sovraffollamento pari al 28,79% in Liguria il fenomeno si quantifica percentualmente in un 50,36%, rendendo le condizioni di vita dei detenuti presenti nei sette istituti di pena ancora più inaccettabili

Osservando i dati del Ministero emerge che, a livello nazionale, circa un terzo della popolazione penitenziaria è originario di paesi diversi dall’Italia, (34,44%). In Liguria la percentuale dei detenuti stranieri è pari al 57,80%, ed è facile immaginare l’impatto negativo della convivenza forzata tra diverse culture in un contesto già reso difficile dalla capienza inadeguata al numero di detenuti.

Alla luce dei dati messi a disposizione dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria sembra evidente che il ricorso alle misure alternative alla detenzione sia ancora insufficiente a fare fronte alla necessità di adeguare quantomeno il numero dei detenuti alla effettiva capienza delle strutture carcerarie, con l’effetto di azzerare le finalità rieducative della pena, proponendo un modello che di fatto prevede la sola finalità punitiva, in pieno contrasto con il dettato costituzionale.

Pare chiaro che il sistema di misure alternative alla detenzione si presenti come inadeguato, nonostante le pur significative modifiche apportate nel corso di quasi 40 anni dalla riforma del diritto penitenziario.

I dati del Ministero evidenziano come la popolazione carceraria sia sempre più aderente ad un profilo di detenuto il cui accesso al sistema penitenziario è vincolato a nessi causali con la condizione sociale ed economica, più che alla effettiva gravità dei reati commessi.

Si rende quindi evidente la necessità di una riforma che superi il concetto stesso di carcere, per promuovere modelli di pena dove la finalità rieducativa acquisisca una effettiva prevalenza, in modo da limitare la reiterazione del reato, con evidenti vantaggi sul piano sociale e anche economico.

Le analisi sul costo medio di un detenuto in Italia presentano dati discordanti, ad oggi la valutazione più ricorrente lo quantifica in 3.511 euro mensili, di cui solo 255,14 sono destinati alle esigenze del recluso, mentre una quota pari ad oltre il 90% è destinata al personale impiegato per la sorveglianza.

In sostanza il costo giornaliero complessivo è pari a 115 euro, mentre la quota riservata a vitto, attività trattamentali e servizio sanitario prevede una spesa di 8.38 euro (fonte: rivista “Le Due Città”, pubblicata dal Dipartimento Amministrazione Penitenziaria).

I dati non tengono in considerazione gli ulteriori costi dovuti alla gestione del sistema giudiziario e alle attività di repressione del crimine, mentre una ulteriore voce di costo significativa potrebbe provenire dalle sanzioni dell’Unione Europea.

Il primo passaggio per una sostanziale modifica del sistema detentivo deve essere il superamento del carcere come elemento centrale delle politiche penali: la detenzione presso gli istituti penitenziari dovrebbe essere limitata a situazioni in cui la pericolosità sociale di chi ha commesso un reato sia tale da giustificare le restrizioni proprie dell’istituzione penitenziaria.

In alternativa si dovrebbe configurare un sistema di detenzione domiciliare che, sulla base del progetto rieducativo, preveda la permanenza presso il luogo di residenza abituale o, meglio ancora, in apposite strutture.

Realizzazione di un una sperimentazione che preveda la realizzazione di strutture detentive dove sia prevalente l’aspetto rieducativo della pena, in un contesto che favorisca l’esercizio del libero arbitrio, potendo contare su un contesto ambientale in grado di offrire opportunità per favorire l’adozione di uno stile di vita rispettoso delle leggi e del contesto sociale di riferimento.

La suddetta modalità di esecuzione della pena consentirebbe inoltre la possibilità di impiegare i detenuti in attività di utilità sociale che potrebbero avviare percorsi di applicazione del principio di “restituzione”, dove l’autore di reati, impegnato in attività vantaggiose per la comunità di riferimento, assume l’onere di risarcire la società per il danno cagionato.

Il progetto pilota prevede la realizzazione di due moduli da 25 posti sul territorio ligure. Gli esiti della sperimentazione sono monitorati sulla base di indicatori meglio specificati nei successivi paragrafi.

La realizzazione di moduli residenziali da 25 posti sembra poter rispondere adeguatamente alle esigenze rieducative per una serie di motivazioni che vengono di seguito sintetizzate:

  1.  Evita il senso di isolamento che spesso accompagna la detenzione domiciliare.
  2.  Permette al beneficiario di confrontarsi con una serie di regole, diritti e doveri in un ambiente protetto.
  3.  Favorisce un progressivo reintegro nell’ambiente sociale.
  4.  Consente di attivare un modello educativo che, attraverso la gestione delle dinamiche del gruppo, favorisce l’apprendimento di modelli comportamentali positivi.

 

L’attività di inserimento lavorativo rappresenta uno degli aspetti fondamentali del percorso di riabilitazione e prevede un modello di inserimento progressivo che integra le attività di tirocinio con percorsi formativi sulla base del percorso di seguito meglio specificato

• All’ingresso in struttura viene effettuato un colloquio per la valutazione di attitudini, competenze ed eventuali esperienze pregresse, in modo da favorire la collocazione del detenuto nel percorso più idoneo rispetto alle proprie caratteristiche.

• Una volta definita l’attività che il detenuto andrà a svolgere si avvia un percorso formativo in aula mirato a fornire le necessarie competenze teoriche per lo svolgimento delle mansioni assegnate, con particolare attenzione per la sicurezza nei luoghi di lavoro.

• Al temine della formazione teorica si avvia il percorso di tirocinio; il detenuto è affiancato da personale esperto che segue il percorso di inserimento lavorativo favorendo percorsi di autonomia in maniera progressiva.

• Le attività vengono costantemente registrate e valutate mediante colloqui individuali, con l’obiettivo di discutere i punti di forza e di debolezza dell’esperienza e perseguendo una logica di miglioramento continuo rispetto al lavoro svolto.

• Al termine delle attività di tirocinio viene svolta ulteriore attività formativa con l’obiettivo di favorire la conoscenza del mercato del lavoro e delle modalità di ricerca di attività lavorative.

 C.S.