Home, Politica — 22 giugno 2018 alle 13:39

ELEZIONI 2018: IL DIBATTITO DI IMPERIAPOST, LANTERI E LE DOMANDE SCOMODE. “LEGA? È VERO, NON SONO UN SIMPATIZZANTE. L’AVVENTO DI CALTAGIRONE HA AFFOSSATO LA CITTÀ”

Oltre a domande su programmi e impegni per risollevare la città, i due candidati sono stati messi alla prova anche con “domande scomode” che contraddistinguono da sempre il nostro giornale.

di Redazione

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Si è svolto ieri sera il dibattito, presso il Bacan in via Vieusseux, che ha messo a confronto i candidati sindaco Claudio Scajola e Luca Lanteri, in vista del ballottaggio che si svolgerà domenica 24 giugno e che deciderà il nuovo sindaco di Imperia.

Oltre a domande su programmi e impegni per risollevare la città, i due candidati sono stati messi alla prova anche con “domande scomode” che contraddistinguono da sempre il nostro giornale.

Ecco le domande scomode a Luca Lanteri:

Lega e Immigrazione

Nell’ultimo periodo le decisioni del Ministro degli Interni e leader della Lega Matteo Salvini su Rom e migranti hanno fatto molto discutere. La Lega è una delle principali forze della sua coalizione. Le posizioni su questi temi la imbarazzano? Lei è d’accordo con il censimento dei Rom e con la chiusura dei porti alle navi delle Ong? Intende confermare il progetto Sprar?

“Come sapete non sono un iscritto alla Lega, neanche un simpatizzante. Porto avanti la mia azione come candidato sindaco e la porterò avanti se eletto. Claudio Scajola ha detto che per amministrare la città bisogna guardare ai problemi della città. All’interno dei suoi gruppi civici ci sono persone con diverse appartenenza che mettono da parte le idee per amministrare bene, possiamo farlo altrettanto bene noi che abbiamo sigle ben chiare. Abbiamo sottoscritto un programma molto articolato. Tutti si sono riconosciuti e hanno dato delega al sottoscritto di portare avanti le azioni amministrative, questo è garanzia dell’uniformità di amministrazione.

È chiaro che l’Italia è un paese generoso e ha fatto fin troppo fino ad oggi. Perché gli altri paesi europei non hanno fatto altrettanto. L’Italia è un paese in grande crisi economica, ci sono tanti italiani che hanno problemi di sopravvivenza e che devono essere aiutati. L’accoglienza ci deve essere, ma con dei limiti. Devono arrivare solo persone con problemi, perseguitate. Ma ci deve essere un programma di dignità e lavori, non possono fare gli accattoni o i delinquenti. I campi rom sparsi nelle periferie delle città, spesso ci sono delinquenti, su questo bisogna intervenire in maniera dura.

Per quanto riguarda il programma Sprar sono d’accordo su certi aspetti di carattere sociale e umanitario, ma non sulla parte che dà dei fondi sulla riqualificazione dei fondi, per lavori spesso fatti male”. 

Futuro incarico in Regione

In città si rincorrono le voci su un suo possibile accordo con Toti per l’ottenimento di un incarico in Regione in caso di sconfitta a Imperia. L’ipotesi più inflazionata è che lei abbia accettato la sua candidatura, avanzata dalla Lega, solo dopo aver avuto rassicurazioni da Toti e da Lega su un suo futuro incarico in Regione in caso di sconfitta. Lei cosa risponde?

 ”Come ho già avuto modo di spiegare, sono 3 anni che partecipo al dibattito all’interno del centrodestra e ho avuto modo di conoscere Toti e gli esponenti delle Lega, non solo nella città di Imperia ma anche in Liguria. Quando è stato il momento di ragionare a fine di marzo sulla città di Imperia, ho dato la mia disponibilità a fare il sindaco, ma anche ad aiutare semplicemente dando aiuti sulla stesura del programma. Mi è stato chiesto di fare il sindaco e ho accettato volentieri, mi sono messo a disposizione senza parlare di altro.

Non mi interessa di altro. Mi interessa solo fare bene a Imperia, tirare fuori la città dalla difficoltà in cui si trova. Ho messo in gioco la mia figura e ho chiesto a tanti amici di mettersi in gioco. I due assessori che ho indicato ne sono la prova, la soddisfazione più bella sono le nostre 5 liste. L’accordo l’ho fatto con loro e vedrete che queste magnifiche 5 liste resteranno con me in avanti i prossimi 5 anni. Il resto la Regione Liguria la porterà avanti Giovanni Toti come lo sta facendo adesso”.

Dimissioni dal Comune di Imperia nel 2011

Ha sempre dichiarato di essersi dimesso nel 2011 per contrasti con Caltagirone per la questione porto. C’è invece chi sostiene che lei si dimise per via dell’inchiesta che la vedeva indagato per concussione nell’ambito di un’operazione di compravendita di alcuni box auto. Inchiesta che poi sfociò con la sua assoluzione. Qual è la verità?

“Nel gennaio 2011 mi dimisi dal Comune di Imperia. C’era un’inchiesta giudiziaria che pendeva sul mio capo, era giusto ritirarsi dalla scena politica e aspettare la chiusura dei procedimenti. Su questo non c’è dubbio, credo che questo debba essere fatto sempre. Chi ha un’inchiesta pendente deve aspettare per presentarsi sempre con la toga bianca. 

Nel 2013 sono stato assolto con formula piena, il PM non presentò ricorso in appello e le cosiddette parti civili mi pagarono i danni e ho la fotocopia dell’assegno ancora in casa. Una vicenda del genere non la auguro a nessuno, neanche al mio peggior nemico. Avevo passato brutti momenti. Il modo con cui si è chiusa mi ha dato totalmente ragione ed è stata chiusa in modo inequivocabile e tombale. Non è una prescrizione o altre modalità di chiusura. 

Mi dimisi, però, anche per rispetto del Comune. Stavo curando una pratica importante del Porto Turistico, in un momento difficile, che riguardava l’opera. Ho ritenuto giusto e doveroso fermarmi. Avevo già maturato tutte le idee sul Porto Turistico e sulle responsabilità, ma le avevo tenute per me”.

Questione Porto Turistico

“Concordo in pieno con quello che sostiene la Corte d’Appello. Il progetto del Porto di Imperia è stata una buona idea da parte del Comune, ma è stata un disastro poi la gestione da parte del soggetto titolare. L’opera aveva un padrone di casa: Porto di Imperia Spa, soggetto privato, di cui il Comune aveva solo il 33%. Porto di Impiera ha dato da realizzare le opere ad Acquamare, che ha combinato quello che ha combinato.

Io ero assessore all’urbanistica in Comune, con delega ai porti. Ma il Comune non poteva interloquire con le imprese. C’era un sistema di scatole cinesi, non si poteva arrivare al soggetto che materialmente lavorava. Ci ho lavorato in tutti i modi. 

Quello che ho fatto è documentato. Il 23 settembre 2010 abbiamo portato in Consiglio Comunale una delibera che hanno votato tutti i consiglieri, alcuni dalla mia parte altri ora con Scajola, dove ci sono scritte tutte le cose che non funzionavano e le cose da fare per controllare chi stava realizzando le opere. Non venivano realizzate le opere di urbanizzazione, siamo diventati matti per far portare via la terra accumulata, ce n’è ancora oggi che non permette la realizzazione della strada. Questa operazione ha affossato la città di Imperia, ne stiamo pagando le conseguenze, è stata dovuta all’avvento a Imperia di Caltagirone, è stata una cosa di un danno e gravità estrema“.

Ecco la diretta:

Clicca qui per le domande scomode a Claudio Scajola.