Home, Politica — 10 aprile 2014 alle 08:01

GIANFRANCO GROSSO A TUTTO CAMPO. “BILANCIO DEL PRIMO ANNO DI CAPACCI? TRE SENSI UNICI E QUALCHE ZEBRATURA SULLA STRADA

Sul porto di Imperia: “Argirò nella sua gestione societaria non ha agito a favore del porto di Imperia e del Comune di Imperia, Argirò ha cercato di mettere assieme un concordato che salvasse il salvabile e chi fino adesso in quella società ha fatto disastri, doveva salvare tutto e si è capito”.

di Redazione
gianfranco grosso

Il capogruppo di Imperia Bene Comune Gianfranco Grosso

Imperia – Post ha fatto visita all’infortunato capogruppo in consiglio comunale di “Imperia Bene Comune” “Gian Franco Grosso” per sottoporgli alcune domande sui temi più scottanti e di attualità. Grosso non ha potuto partecipare all’ultimo consiglio comunale del 3 aprile scorso dove, tra le altre cose, si è discusso della mozione presentata proprio dal suo gruppo e con un commento sulla bocciatura della mozione da parte della maggioranza che inizia la video intervista al consigliere di minoranza.

IL CASO PISCINA:

Come giudica la presa di posizione assunta dalla maggioranza consiliare che ha deciso di bocciare la vostra mozione sulla piscina?

È stata una presa di posizione da parte della maggioranza in linea con tutte le altre prese di posizione assunte dall’amministrazione Capacci fino ad oggi, cioè spocchia, presunzione, noi siamo bravi, noi siamo capaci, non abbiamo bisogno della minoranza. In realtà abbiamo presentato una mozione molto importante perché è una mozione tecnica che dice: siccome il 5 maggio bisogna decidere se rinnovare o no alla Rari Nantes la concessione della piscina vogliamo sapere se la Rari Nantes ha adempiuto a tutti gli obblighi contrattuali. È una cosa tecnica che non va soltanto a vantaggio del Comune ma anche della Rari Nantes.

Se la Rari Nantes ha adempiuto tutto bene, se non ha adempiuto si mette linea e garantisce ai cittadini di Imperia che la piscina venga mantenuta in maniera logica, normale e giuridicamente corretta. Il problema è che Strescino è saltato su tutte le furie, gli abbiamo toccato un bagaglio di voti che ha in piscina, ha imposto a Capacci al PD e al resto della maggioranza di non accettare la mozione, di respingerla anche se era plausibilmente corretta e la maggioranza ancora una volta ha accettato il diktat di Strescino, ha accetto politicamente di subire il suo ricatto e ha respinto la mozione. Questa è una grave responsabilità politica e amministrativa che sinceramente questa volta speravo e mi auguravo che “Imperia Cambia” e il “Pd” non accettassero invece è successo quello che doveva succedere in linea con tutto il periodo di questa amministrazione sino adesso: Strescino che da i tempi, Strecino che da i diktat e gli altri che subiscono e gli accettano”.

Il 5 maggio come vi comporterete?

L’amministrazione Capacci ha detto che loro sono già oltre alla nostra mozione e che loro hanno fatto quello che dovevano fare. Io sono sicuro che loro se hanno messo in moto qualcosa l’hanno messo in moto dalla nostra mozione in avanti. Verificheremo, noi siamo qua facciamo la minoranza, facciamo il nostro compito in maniera serena. Verificheremo se gli hanno chiesto conto di quello che hanno fatto, quali sono i doveri e i diritti di ciascuno e poi se avranno correttamente adempiuto all’azione amministrativa tutto bene, se sono stati inadempienti ne risponderanno nelle sedi opportune”.

L’amministrazione Capacci ha chiesto alla Rari Nantes un piano economico industriale, cosa ne pensa?

La prima cosa che farò appena potrò camminare è chiedere la convocazione della commissione di vigilanza per verificare il piano industriale. È la prima volta, in nove anni, che un membro del consiglio comunale, nella commissione di vigilanza, si impegna a verificare queste cose. Se fossero state verificate nei nove anni precedenti non saremmo stati noi costretti a chiederlo, c’è stata una lassita nel vigilare su queste cose. Non siamo mai stati contro Rari Nantes e non ha senso esserlo, noi siamo per chiunque gestisca un qualche cosa in concessione lo gestisca bene”.

LA QUESTIONE SERIS E L’ESTERNALIZZAZIONE DEL SERVIZIO DI REFEZIONE SCOLASTICA:

A fine aprile scadrà la proroga alla Seris, qual’è la posizione di Imperia Bene Comune sulla vicenda?
“Abbiamo sin da subito evidenziato che la problematica di esternalizzazione della seris sarebbe stato un problema. Un problema perché comunque riteniamo che la privatizzazione di un servizio come quello della mensa non migliori nel servizio e non garantisca maggiormente il personale. Questo lo vorrei chiarire in maniera chiara, perché potrebbe esserci qualche ombra. Un esempio. Con la Tradeco si è passati da una gestione dei rifiuti con una società a capitale misto pubblico-privato, in prevalenza pubblico, a una gestione con una società tutta privata, e il personale ha avuto danni incommensurabili.

Con la Seris la stessa cosa. L’amministrazione ha detto al personale Seris, non vi preoccupate, guardate che vi garantiremo di più con una società privata. Io credo che succederà la stessa cosa, perché il privato a parità di servizio, a parità di costi, ovviamente deve andare a cercare l’utile, e se cerca l’utile ovviamente deve andare a risparmiare su qualche cosa. La mia preoccupazione è che vada a risparmiare sul personale, vada a risparmiare sulla qualità dei servizi, per cui noi abbiamo chiesto, al di la delle problematiche normative, e comunque nell’ambito della legittimità, di trovare una strada che consenta all’ente pubblico di rimanere padrone della refezione scolastica e quindi non di darla in mano a un privato. Una soluzione possibile che noi ravvisiamo, è la possibilità di cambiare l’oggetto sociale della Seris.

Farlo diventare da impresa a rilevanza economica a società a rilevanza non economica. Noi crediamo che se la società dovesse avere rilevanza non economica, potrebbe non ricadere nelle misure normative previste dalla legge per il personale degli enti locali. È una cosa che bisogna andare a verificare, ma è una strada. Quello che dico io è che anche in questa situazione troppo facilmente l’amministrazione si è buttata sulla strada della privatizzazione e lo stesso Pd, che ha fatto battaglie con noi per anni per maniere pubblico il servizio di refezione scolastica si è subito adeguato a questa nuova visione. Ora, se la normativa non potrà essere altrimenti, ok, ma se la nostra strada potesse essere percorribile proviamo a percorrerla perché vogliamo garantire ai cittadini, ai nostri ragazzi e ai lavoratori la maggior tutela possibile e con la privatizzazione questa tutela non c’è”.

LA PROBLEMATICA RELATIVA AL DEPURATORE:

C’è un contenzioso sul tra il Comune e le società che gestiscono il depuratore sul canone di gestione basato su un contratto vecchio di vent’anni, qual’è la vostra posizione sul tema?
“Quando abbiamo parlato del depuratore abbiamo detto che secondo noi il Comune avrebbe dovuto indire una nuova gara d’appalto europea, perché il depuratore ha dei costi notevoli, a Sanremo il depuratore mi sembra che costi all’incirca 2 milioni e mezzo di euro all’anno e grosso modo credo che anche il depuratore di Imperia viaggi su queste cifre. Abbiamo già la grossa difficoltà che è un depuratore nato per raccogliere tutta la parte fognaria, non soltanto della città di Imperia, ma anche delle valli vicine del Dianese che, non sono riusciti in questi anni a coinvolgere.

Oggi ci troviamo in una situazione di un depuratore molto costoso, che grava tutto sui cittadini di Imperia e che deve assolutamente avere una gestione limpida. Il fatto che si stia continuando a portare avanti la gestione con la vecchia ditta, andando avanti a contenziosi, come è ormai prassi del Comune di Imperia che penso spenda più di avvocati che di dipendenti pubblici, è una cosa che non funziona. Bisogna assolutamente mettere mano su questo aspetto e bisogna metterci mano con una gara trasparente. Una gara trasparente che metta in condizione di arrivare a una società e che questa società venga a gestire la manutenzione del depuratore con costi sopportabili, ma anche con efficienza. L’importante in queste cose è andare anche sull’efficienza. Io sono dell’idea sempre che bisogna stare attenti negli appalti. Quando gli appalti si fanno al risparmio si rischia di avere poi società che arrivano e non danno quel know-how necessario, quelle capacità tecniche per tenere in mano la situazione come si deve.

Quando si crea il libro dei sogni, come si è fatto ad esempio con Tradeco, alla fine poi non si ha la capacità di sostenere quell’appalto e di tenerlo sotto controllo. Ci vuole la giusta misura, ma quello che noi abbiamo indicato per il depuratore, è immediatamente la gara d’appalto. Ma l’abbiamo indicato prima della fine dell’anno, era novembre, e ora siamo a aprile e siamo ancora fermi. Voglio capire cosa intende fare l’assessore Abbo, cosa intende fare l’amministrazione, e voglio capire sopratutto come affronterà il problema dei costi, perché costi di questo livello necessariamente comporteranno ulteriori aggravi di tasse per i cittadini. Secondo me se non si fa un appalto immediato, veloce, trasparente, in grado di operare capacità e risparmio, noi rischiamo di nuovo di far pagare ai cittadini un depuratore in maniera gravosa”.

IL PORTO DI IMPERIA E LA PORTO DI IMPERIA SPA:

“Noi, io Mauro Servalli, Rifondazione Comunista e Sel, l’abbiamo detto molto chiaramente in consiglio comunale. Sul porto abbiamo subito detto qual’era la nostra posizione, la Porto di Imperia Spa è una società fallimentare, è una società che non ha le condizioni per poter portare avanti la portualità imperiese. Non ha adempiuto a nessuno di quelli che erano gli obblighi della società concessionaria, la situazione finanziaria è disastrosa e perché gli interessi all’interno della società sono tutti interessi privati e non sono interessi pubblici. Per noi la cosa fondamentale è quella di far fallire la società revocando la concessione demaniale per inadempienza contrattuale, quello che si sarebbe fatto con qualsiasi altro cittadino. A quel punto avremmo avuto, già otto mesi fa, avremmo già avuto la situazione porto in parte dipanata, non avremmo avuto la Spa del porto e il Comune avrebbe potuto costituire una nuova società per affidare la concessione per i lavori. Capacci ha voluto mantenere una posizione di attesa nei confronti del concordato, un concordato che a leggere le carte si vedeva che era fallimentare e che non poteva andare avanti e il risultato è che abbiamo perso otto mesi.

Quello che lui diceva: dobbiamo aspettare perché in questo modo faremo molto prima a terminare il porto è una cosa non vera anzi si è ulteriormente peggiorata la situazione della portualità. Avevo detto che l’ipoteca sui beni demaniali in favore delle banche era palesemente un’ipoteca illegittima, mi hanno detto che ero quello che si sognava cose eclatanti e che fior di giuristi negavano tutto questo. C’è stata una sentenza analoga del Consiglio di Stato che ha dimostrato che l’ipoteca sui beni demaniali non è legittima e ora cosa fa Capacci, dice alle banche: “guardate che l’ipoteca ve la contestiamo”. Noi l’abbiamo detto otto mesi fa e credo che si siano resi conto la società non ha nessuna speranza per poter andare avanti.

Argirò nella sua gestione societaria non ha agito a favore del porto di Imperia e del Comune di Imperia, Argirò ha cercato di mettere assieme un concordato che salvasse il salvabile e chi fino adesso in quella società ha fatto disastri, doveva salvare tutto e si è capito. Caltagirone andrebbe via senza più nulla dare e nulla avere, si è portato via 280 milioni di euro e la situazione è finita e i cittadini ci hanno rimesso. Gianfranco Carli che è stato presidente della società e che ha firmato lui l’ipoteca e che ha firmato cose per cui oggi è ancora sotto procedimento di natura penale e vedremo come andrà a finire, ne uscirebbe comunque salvo da un fallimento ma i cittadini di Imperia che vantaggio ne avrebbero. I cittadini di Imperia vogliono un porto che sia della città e sarebbe un porto della città soltanto se il comune di Imperia se ne appropria in toto e per appropriarsene deve mandare a casa la Porto di Imperia Spa e i dipendenti saranno salvaguardati e garantiti entrando in un’altra società. È questo il percorso normale, tutto il resto è un salvare il salvabile che non va a tutela dei cittadini ma va a tutela soltanto di alcuni imprenditori di questa città e di alcune forze politiche che hanno sbagliato gravemente in questa città.

Oggi leggevo che Strescino che ha dichiarato che se avessero dato retta a lui la questione del porto sicuramente sarebbe andata diversamente. Sono dichiarazioni che mi hanno fatto accapponare la pelle, è stato per quindici anni in Comune, di cui tre anni sindaco, ha avvallato tutte le scelte sulla portualità fatte da Scajola e poi dalla giunta Sappa, perché qualcuno avrebbe dovuto dargli retta? Cosa è andato a dire Strescino? Strescino sino a un anno e mezzo fa voleva quel porto fatto da Caltagirone, mi sembra il trasformismo più bieco”.

LA VICENDA DEL PASTIFICIO AGNESI:

“Il problema dell’Agnesi ha delle radici lontanissime, quello che noi oggi viviamo di criticità della situazione Agnesi la viviamo perché nulla è stato fatto negli ultimi vent’anni per favorire all’interno del nostro tessuto urbano, commerciale e industriale la possibilità di dare all’Agnesi le condizioni migliori per investire sul nostro territorio. Gran parte delle responsabilità nascono nel 2001 la possibilità che l’amministrazione comunale aveva di aderire al distretto agroalimentare che peraltro in una question time l’assessore Fresia mi aveva confermato che era stato avviato alla fine non ha portato a nulla perché l’amministrazione di centrodestra nulla ha fatto per questo territorio. Oggi è estremamente difficile risolvere il problema di Agnesi. Vorrei ricordare una cosa, la giunta Sappa come ha cercato di risolvere la problematica dell’Agnesi o del lavoro? Permettendogli di costruire la “Porta del Mare” e quindi facendogli costruire un complesso immobiliare enorme alla Ferriere. Ora io mi domando… Si può in Italia favorire l’impresa e il lavoro con la speculazione edilizia?

La responsabilità di un ente locale è quella di favorire l’imprenditoria per quello che è, quindi le condizioni non erano quelle di dare alla Colussi la possibilità di costruire migliaia di metri cubi a Imperia ma la possibilità di espandere nel tessuto, nell’entroterra, nel tessuto cittadino la sua impresa per fare impresa, fare la pasta, questo è stato l’errore, si è puntato sul resto. Ora le cose si intrecciano. Colussi è arrivato al punto in cui, non potendo sfruttare il progetto immobiliare che gli è stato concesso, visto il mercato che sta andando male, è arrivato al dunque. Imporre a un imprenditore fare ciò che a livello di utili ritiene non più ragionevole diventa difficile. Il sindaco ha l’obbligo e il dovere di mettere davanti a Colussi le porte aperte in modo da favorire il più possibile la presenza dello stabilimento e di dare delle garanzie di espansione e di collegamento con il nostro turismo e con la nostra cultura della nostra dieta mediterranea per quel che è possibile oggi. La banchina che doveva essere costruita con i fondi europei è stata fatta in parte, non è stata finitia. Abbiamo un presidente della Regione che è impegnato su questo tema, il sindaco ha il dovere di mettere a disposizione tutte le possibilità a Colussi. L’impegno per salvaguardare i cento posti di lavoro è fondamentale ma non solo per quello, anche per quello che rappresenta Agnesi per Imperia e per il suo marchio. Gli errori sono stati grandissimi e adesso si paga scotto”. 

UN BILANCIO SUI PRIMI NOVE MESI DELL’AMMINISTRAZIONE CAPACCI:

“Andiamo punto per punto. Porto di Imperia, dove l’ha preso l’ha lasciato. Siamo ancora fermi al concordato e sono passati dieci mesi. Con la Tradeco i problemi si sono aggravati, anziché risolversi, perché ho visto che dopo 10 mesi siamo nella situazione in cui Tradeco non paga nessuno e non garantisce un servizio qualitativamente accettabile. A detta di Capacci a marzo si è raggiunto il 31% di raccolta differenziata, come se fosse un successo! quando dovremmo essere già al 65%. La questione Seris non è ancora risolta, ma si sta andando verso la privatizzazione. L’Agnesi il Sindaco alza le braccia, non sa cosa fare e la situazione è critica. Il depuratore è ancora fermo nella stessa situazione. Se devo proprio pensare a che cosa ha risolto Capacci o almeno ha messo in atto in questi dieci mesi, mi vengono in mente tre senso unici e qualche zebratura sulla strada.

A me non pare che l’amministrazione Capacci in questo anno, che avrebbe dovuto essere l’anno della svolta, del cambiamento, abbia risolto solo uno dei problemi della città. Non sono problemi facili, per l’amor di Dio, e va detto in maniera molto onesta. Sono problemi che ci portiamo dietro da 15 anni di mala amministrazione, ma Capacci non ne ha risolto uno e non vedo una soluzione imminente. Quanto è arrivato ad affrontare certi problemi come la Seris o come la piscina, si è fermato ed è andato a scontarsi all’interno della sua maggioranza. Si è sollevato il Nuovo Centrodestra, Strescino, e gli ha detto, guarda che fai così come dico io o niente. E lui si è bloccato. Alla fine quindi non ha affrontato nessun tema importante di questa città e non lo ha risolto. Qualche nomina, tutte per la maggior parte a favore della componente forte di questa maggioranza, che è il Nuovo Centrodestra. Per il resto non ho visto un’amministrazione che ha dato una grande sterzata, che ha fatto intravedere un grande cambiamento e la cosa mi preoccupa.

Perché adesso i nodi vengono al pettine e se un Sindaco quando si insedia non ha la forza, il primo anno, di dare subito un segnale forte di quello che vuole raggiungere, di quello che vuole fare, la paura che poi i problemi politici, di una maggioranza già molto diversificata, che litiga spesso, anche se non vuole darlo a vedere, rischiano di trascinarsi e di accavallarsi a tutti gli altri problemi. Ad esempio quest’anno è subentrato il problema delle cartelle Tares, un problema mica da ridere che andrà risolto, che influirà molto anche sul bilancio. Adesso arriva la gestione del depuratore a 2 milioni e mezzo di euro all’anno, cioè sono tutti problemi che, non avendo ancora affrontato quell’opera precedenti, creeranno una situazione di stallo. Questo mi preoccupa da cittadino, non da consigliere comunale, perché da cittadino temo che che questa città navigherà a vista ancora per parecchio. Poi siamo davanti a una resa dei conti, perché pare che Strescino voglia un rimpasto di giunta, una modifica degli assetti. Forse vuole avere ancora più forza di quella che ha. Il Pd in questa maggioranza mi pare che non abbia nessun peso. O non lo vuole avere, o non ha la forza di averlo, o non ne ha la possibilità, e si trova di fronte a dover cambiare completamente strategia rispetto agli anni precedenti. A me sembra una situazione molto complessa che non mi da fiducia. La cosa che mi spaventa di più, ad esempio, è la situazione del porto.

In una situazione in cui veramente Capacci poteva intervenire e dire, do io una sterzata, dico io da che parte devi andare, dico il da che parte il Comune deve andare, non ha fatto altro che aspettare il Tribunale. Ha atteso il Tribunale, sia il TAR per la concessione demaniale, sia il Tribunale fallimentare per il concordato, cioè non ha dato un imprinting suo di cosa vuole e non può aspettare un Sindaco che siano i Tribunali a gestire il Comune, deve essere lui a gestirlo in prima persona, con le sue capacità, con la sua forza politica e con la forza della sua maggioranza. Quello che è apparso più di tutti secondo me in questo anno è che alla luce di quello che hanno dichiarato Capacci e la sua maggioranza, cioè noi non siamo una maggioranza politica, ma siamo un insieme di liste civiche, non siamo neanche a un anno di mandato e siamo già al punto che il Laboratorio per Imperia è diventato Nuovo Centrodestra, ci sono le lotte politiche interne, e la maggioranza si è trasformata in una vera e propria compagine politica e quindi che faccia politica e dica come e cosa vuole fare”.

Mattia Mangraviti - Gabriele Piccardo