Attualità, Cronaca, Home — 18 giugno 2013 alle 13:50

L’intervista esclusiva ad un amico di Giuliano Delnevo, il giovane combattente genovese morto in Siria

Si chiamava Ibrahim Giuliano Delnevo, il ventitreenne originario di Genova che si era unito alla resistenza anti Assad. In particolare, Delnevo, si era unito ad un gruppo ceceno che operava nella zona di “Al-Qusayr”, la roccaforte dei ribelli anti-Assad riconquistata pochi giorni fa dalle forze dell’esercito del dittatore siriano con l’aiuto dei miliziani libanesi di Hezbollah. Il giovane si era convertito […]

di Gabriele Piccardo
Ibrahim Giuliano Delnevo

Ibrahim Giuliano Delnevo

Si chiamava Ibrahim Giuliano Delnevo, il ventitreenne originario di Genova che si era unito alla resistenza anti Assad. In particolare, Delnevo, si era unito ad un gruppo ceceno che operava nella zona di “Al-Qusayr”, la roccaforte dei ribelli anti-Assad riconquistata pochi giorni fa dalle forze dell’esercito del dittatore siriano con l’aiuto dei miliziani libanesi di Hezbollah. Il giovane si era convertito all’islam nel 2008 ad Ancona e aveva da tempo iniziato a svolgere attività di volontariato ma quando è scoppiata la guerra in Siria ha deciso di unirsi ai ribelli entrando illegalmente in Siria dal confine turco scavalcando il filo spinato presente al confine tra i due stati.

Il giovane apparteneva ad una corrente rigorista e nei mesi scorsi si era unito ad un gruppo ceceno che aveva conosciuto in passato durante le sue altre missioni umanitarie. Sulla dinamica della morte del ragazzo non ci sarebbero certezze ma le fonti più accreditate parlano di uno scontro a fuoco tra le forze fedeli al regime e i ribelli nel quale Delnevo sarebbe rimasto gravemente ferito. Poco dopo il giovane sarebbe spirato. La salama del giovane, molto probabilmente verrà seppellita in Siria vista l’impossibilità logistica di rimpatriarla. Sarebbe stato proprio il capo del gruppo dei combattenti ceceni al quale Delnevo si era unito a dare la notizia al padre con cui viveva in centro a Genova.

“Era diventato musulmano ad Ancona – racconta un suo amico che ha preferito rimanere anonimo - era un ragazzo tranquillo. Era andato in Siria già a febbraio e mi diceva che nessuno aiutava i ribelli. Le armi promesse dai Paesi stranieri non arrivavano e si combatteva con le armi che si riusciva a rubare ai soldati dell’esercito di Assad. Come contraerea – mi raccontava Giuliano – usavano alcuni razzi che riusciva a costruire sul campo. Lo stanno etichettando come un terrorista ma non è così. Era un combattente che ha sacrificato la sua vita per difendere un popolo oppresso e martoriato da un dittatore. Gli consigliai di limitarsi al volontariato e alla raccolta di medicinali e di fondi per i profughi di guerra ma decise di unirsi al combattenti”.

Ora non ha paura di finire nel mirino del servizio di intelligence italiano?

“Mi conoscono già e sanno che tipo di persona sono. Comunque, oggi., andrò io stesso a consegnare il mio computer ai Carabinieri nel caso volessero esaminarlo, non ho nulla da nascondere”.