Home, Imperia — 13 aprile 2014 alle 13:59

LO SCALATORE LORENZO GARIANO TRA VETTE, MESSAGGI DI SOLIDARIETA’ E AIUTI UMANITARI: “SOGNAVO MT.COOK SIN DA PICCOLO”

“Da piccolo avevo l’asma, non facevo nemmeno i gradini di casa, poi la forza di volontà mi ha portato a realizzare i sogni della mia vita”. Il poliedrico alpinista imperiese Lorenzo Gariano racconta la sua esperienza tra Nuova Zelanda e India

di Selena Marvaldi

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Imperia – Lorenzo Gariano, poliedrico imperiese con una grande passione per la montagna e il grande privilegio ottenuto con tanto sacrificio e dedizione di aver scalato le Sette Vette più alte del Mondo, è appena tornato dopo un lungo periodo di permanenza trascorso tra l’India e la Nuova Zelanda dove, tra le altre esperienze, è anche riuscito nella difficilissima impresa di scalare il Mount Cook, un sogno che coltivava sin da giovanissimo.

Credo sia molto importante che si capisca il modo in cui io viaggio – racconta a Imperiapost Lorenzo - in ogni luogo in cui vado cerco di stare con la gente del posto, di vivere con loro, mangiare con loro, pregare con loro. Per questo, quando sono partito per la Nuova Zelanda, mi ero iscritto a “wwoof” un sito che permette alle persone di essere ospitati in famiglia in cambio di lavoro manuale. Così facendo ho conosciuto delle persone magnifiche come la signora Lucy che sta per venire in Italia perchè sta avviando in Nuova Zelanda la produzione di mozzarella di bufala. Dopo sono stato in una splendida caffetteria all’aperto con una fattoria didattica e qui curavo il giardino di questa splendida tenuta del 1890. Ho girato in autostop e ho visitato quanto più ho potuto, ma nel mentre ammiravo il Mount Cook, lo studiavo“.

1920316_10203252475370142_1871644558_nProprio studiando questa montagna Lorenzo ha appreso una leggenda che, durante la scalata, lo ha aiutato nei momenti di difficoltà, facendolo entrare quasi in simbiosi con la roccia: “Sognavo questa vetta fin da quando ero piccolo, ma quando sono arrivato lì, mi hanno detto che ero fuori stagione. Disperato ho chiesto al Club Alpino della zona se non c’era nessuno che potesse accompagnarmi e alla fine ho trovato un alpinista austriaco veramente tosto – racconta Lorenzo – e con lui abbiamo fatto una via diversa rispetto alle classiche, molto più complicata, la Zeebruggen. Per quanto difficile, dati i 1500 metri in parete, ero incuriosito anche dal fatto che fosse la via percorsa da un italiano Mattia Zeebruggen di Macugnaga“.

Scalare questa montagna è stata dura – ammette Lorenzo – anche se non era tra le vette più alte (3754 metri) la parte da fare in parete mi ha provato moltissimo. Però allo stesso tempo cercavo di dimenticare il dolore esterno perchè sentivo la montagna come una cosa viva visto che, una leggenda maori, sostiene che il Mt Cook, chiamato Aoraki dalla tribù Maori dei Ngāi Tahu, sia nato dalla pietrificazione di uno dei quattro figli della divinità Rakanui: Aoraki, appunto. Secondo la leggenda i quattro ragazzi, durante un viaggio in mare, si arenarono con la loro canoa su una scogliera e vennero pietrificati trasformando la canoa nell’isola meridionale della Nuova Zelanda e i quattro ragazzi divennero le 3336fa28b5b2ba5b64b565f23f6bb53cquattro vette più alte delle Alpi neozelandesi meridionali“.

Dopo aver raggiunto la vetta e coronato il suo sogno personale Lorenzo Gariano, prima di partire per l’India, è stato poi invitato in varie scuole della Nuova Zelanda per fare delle presentazioni delle sue imprese. Arrivato in India Lorenzo, con la sua umiltà e voglia di fare, si è messo a disposizione come consulente per valorizzare un resort e per rintracciare le origini genealogiche di un’antica famiglia locale.

Nella zona dove mi trovavo nello stato del Karnataka, c’è uno dei campi più importanti dell’India di profughi tibetani. Cinque comunità vivono lì e hanno un templio bellissimo. Qui ho illustrato il mio supporto per la causa Tibetana assieme ad alti dignitari di Dharamsala e ho raccontato di quando ho fatto volare la bandiera tibetana in cima all’Everest nella speranza di portare un messaggio di pace e onore al popolo tibetano“.

A Chennai ho fatto anche delle presentazioni nei college locali, sono ragazzi che non hanno esperienze con i grandi viaggi e hanno apprezzato il mio racconto di quando da piccolo avevo l’asma e non riuscivo nemmeno a fare i gradini di casa, ma poi con la forza di volontà ho raggiunto le vette e i desideri che avevo dentro di me“Parlando dei progetti futuri, Lorenzo è molto determinato: “Voglio continunare ad aiutare la comunità nella Valle di Tham, in Nepal. Sono otto anni che vado in 75219_10151099821136222_456388014_nquei luoghi, sono come una famiglia; abbiamo già realizzato diverse cose per queste persone, ora vorrei creare un ponte per attraversare un fiume che, durante l’inverno, gela e rende molto pericoloso il passaggio. L’altro progetto, più ambizioso, ma a cui tengo particolarmente è la realizzazione di un piccolo ostello accanto alla scuola. I bambini ogni giorno per poter seguire le lezioni devono fare oltre un’ora di camminata per andare e tornare. Se potessimo realizzare una struttura per ospitarli la sera, con una “mama” che li controlli e li metta a letto, potrebbero evitare di andare avanti e indietro tutti i giorni. Ho in programma varie raccolte fondi e spero di riuscire presto a realizzare questa struttura, sarebbe un bellissimo regalo“.