Attualità, Home — 7 ottobre 2018 alle 14:13

DISLESSIA: COS’È? COME RICONOSCERLA? COSA SI PUÒ FARE? RISPONDE LA LOGOPEDISTA IN OCCASIONE DELLA SETTIMANA NAZIONALE/L’APPROFONDIMENTO

Dall’1 al 7 ottobre 2018 si svolge la “Settimana Nazionale della Dislessia”, organizzata dalla Associazione Italiana Dislessia (AID), in concomitanza con la European Dyslexia Awarness Week, promossa dalla European Dyslexia Association (EDA).

di Gaia Ammirati

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Dall’1 al 7 ottobre 2018 si svolge la “Settimana Nazionale della Dislessia”, organizzata dalla Associazione Italiana Dislessia (AID), in concomitanza con la European Dyslexia Awarness Week, promossa dalla European Dyslexia Association (EDA).

Dislessia: la settimana nazionale di sensibilizzazione

L’obiettivo dell’iniziativa è quello di portare all’attenzione pubblica un argomento di cui non si parla molto spesso, ma che per moltissimi bambini, ragazzi e adulti è di cruciale importanza. La dislessia, infatti, insieme agli altri disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) va conosciuta e compresa per poter fornire i giusti strumenti a tutti i soggetti interessati.

Ma cos’è esattamente la dislessia? Come fare a riconoscerla? Quali accorgimenti si possono adottare per rendere la vita più semplice? Queste e molte altre domande le abbiamo poste alla dott.ssa Federica Amerio, logopedista imperiese, al fine di comprendere meglio la problematica e avere anche un quadro della situazione in Italia.

Le risposte della Logopedista Federica Amerio

Cos’è la dislessia?

“La dislessia è un Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA) caratterizzato da difficoltà di leggere che si manifesta con lettura lenta e/o scorretta.

La dislessia non è causata né da un deficit di intelligenza né da problemi ambientali o psicologici o da deficit sensoriali o neurologici.

Il bambino dislessico non può leggere in maniera automatica e quindi deve impegnare al massimo le sua capacità e le sue energie per farlo e di conseguenza si stanca rapidamente, commette errori e rimane indietro”.

La dislessia è il disturbo dell’apprendimento maggiormente diffuso e può essere associato a disortografia (disturbo specifico della scrittura di natura linguistica (in termini di errori di ortografia), disgrafia (disturbo specifico della scrittura di natura grafomotoria (scrittura poco leggibile) e discalculia (disturbo specifico del sistema dei numeri e del calcolo)”.

Inoltre, la dislessia può essere associata anche ad altri disturbi come Adhd (Disturbo da deficit di attenzione/iperattività), disturbi di coordinazione motoria, disturbi emotivi, ecc”.

Come si può riconoscere la dislessia?

“Ogni dislessico è diverso, ma le difficoltà nello scrivere e nel leggere o a imparare le tabelline nonostante il grande impegno del bambino sono dei segnali. Campanelli d’allarme possono essere precedenti difficoltà di linguaggio e/o presenza di altri DSA tra i membri della famiglia.

È molto importante, una volta che si sospetta la presenza di un DSA, procedere ad una valutazione diagnostica il più precocemente possibile in modo da individuare le maggiori difficoltà del bambino e intervenire al meglio per aiutarlo”.

Quando può essere fatta la diagnosi?

“La diagnosi di dislessia e disortrografia può essere fatta solo dopo la fine della seconda elementare, mentre quella di discalculia al termine della terza elementare, ma esistono alcuni indicatori precoci che possono essere individuati già dai 4-5 anni come difficoltà con filastrocche, difficoltà a riconoscere i suoni che formano una parola o a individuare le parole in rima, confusione nei rapporti spaziali e temporali (destra/sinistra, ieri/domani), fatica ad esprimere verbalmente ciò che pensa. Per individuare tali difficoltà esistono test di screening che possono aiutare gli insegnanti a riconoscere, già nella scuola dell’infanzia, la presenza di indicatori di rischio e a favorire lo sviluppo delle competenze implicate nell’apprendimento della lettura, della scrittura e/o del calcolo.

La diagnosi deve essere fatta da specialisti esperti, mediante specifici test. Per questo occorre rivolgersi alla ASL di competenza o a centri privati accreditati, per informazioni si può contattare l’Associazione Italiana Dislessia (AID) della propria provincia”.

Quanti casi di DSA ci sono in Italia?

“Nelle scuole italiane quasi 3 alunni su 100 hanno diagnosi di Disturbo Specifico dell’Apprendimento (2,9% degli studenti). Secondo i dati del Miur la percentuale più alta di alunni con DSA rispetto al numero totale degli studenti si ha proprio nella nostra Regione, dove 4,9 alunni su 100 hanno una certificazione contro gli 0,7 su 100 della Calabria.

Nel corso degli ultimi anni le diagnosi sono notevolmente aumentate anche grazie alla maggiore formazione dei docenti e alle crescenti competenze didattiche che hanno determinato una maggiore individuazione dei casi sospetti di DSA.

Nonostante ciò sono ancora tanti i bambini che non vengono identificati abbastanza precocemente”.

Cosa fare una volta individuato il disturbo?

“Una volta individuato un sospetto di DSA o una volta diagnosticato un Disturbo Specifico dell’Apprendimento, si può agire attraverso diversi interventi: 

preventivi, allenamenti specifici in soggetti a rischio;
abilitativi/riabilitativi aiutando il bambino ad acquisire o potenziare alcune abilità’ risultanti deficitarie nell’iter valutativo;
compensativi, addestrando all’utilizzo di strumenti vicarianti le abilità deficitarie;
dispensativi, esonerando il bambino da alcune prestazioni per lui troppo difficoltose”.

Consigli utili per i genitori?

“Il primo consiglio da dare ai genitori è quello di osservare il proprio bambino nel fare i compiti e di prestare attenzione agli eventuali “campanelli di allarme” di un DSA. Il primo passo per aiutare il proprio figlio è proprio quello di riconoscere e accettare che possa avere delle difficoltà scolastiche (e forse un DSA).

Il bambino con DSA va aiutato ad imparare ad organizzarsi e a trovare un proprio metodo di studio e una propria autonomia così da non dover dipendere da nessuno”.

La dislessia può essere diagnosticata anche in età adulta?

“Sì, ma non sono molti i centri in Italia che se ne occupano. La diagnosi da adulti può essere un vero e proprio momento di spiegazione e liberazione in cui le pregresse difficoltà scolastiche e le difficoltà quotidiane acquisiscono un significato diverso. Spesso infatti gli adulti dislessici, proprio a causa del loro vissuto, sono persone con bassa autostima e grande insicurezza”.