BORSE MONDIALI IN RIPRESA, MERITO (ANCHE) DI PIAZZA AFFARI

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Il sentimento dei mercati azionari in Europa ha infatti ricevuto una spinta positiva anche dalle aspettative che la stagione delle trimestrali possa portare ad una crescita a due cifre per il terzo trimestre.

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In un inizio di settimana particolarmente complicato e di grande attesa, le azioni globali sono riuscite a compiere un importante passo in avanti

Merito da una parte del fatto che il focus si è nuovamente rivolto ai fondamentali, con auspici positivi per la stagione delle trimestrali, e dall’altra del rimbalzo delle azioni di Borsa italiana, con il FTSE MIB in ottimo spolvero dopo la conferenza stampa di ieri notte, con la quale il governo tricolore ha presentato a grandi linee la propria manovra.

I guadagni nei mercati azionari e obbligazionari italiani sembrano essere in qualche modo ricollegati alla posizione espressa con fiducia dal ministro dell’economia Giovanni Tria, che ha difeso il budget espansionistico del Paese: quanto basta per poter migliorare il sentimento collettivo intorno a un DEF molto contestato, e che ora dovrà passare al vaglio (scettico) della Commissione Europea. A rafforzarsi è stato anche l’euro, nei confronti del dollaro. Secondo quanto elaborato da Marchel Alexandrovich, economista finanziario europeo alla Jefferies di Londra, proprio una apparente situazione di maggiore calma in Italia – una delle principali fonti di turbolenza dei mercati mondiali nelle ultime settimane – ha contribuito a spiegare la ripresa della propensione al rischio delle ultime ore.

Naturalmente, sarebbe errato imputare tutto ciò che è avvenuto al solo approccio tricolore. Il sentimento dei mercati azionari in Europa ha infatti ricevuto una spinta positiva anche dalle aspettative che la stagione delle trimestrali possa portare ad una crescita a due cifre per il terzo trimestre. “Se si guarda a ciò che sta accadendo adesso, si tratta di un sicuro miglioramento rispetto a ciò che stava accadendo una settimana fa”, ha detto ancora Alexandrovich.

Di riflesso, maggior propensione al rischio e, dunque, agli investimenti sui mercati azionari, ha tolto un po’ di supporto agli asset rifugio. A dimostrazione di ciò, lo yen è sceso di un terzo di punto percentuale contro il dollaro, il franco svizzero si è allontanato dai massimi di quasi due settimane contro il biglietto verde, e l’oro è sceso dai massimi di due mesi e mezzo di lunedì.

Intuibilmente, il futuro non è affatto roseo o privo di aleatorietà. La scomparsa di un giornalista saudita in Turchia all’inizio di questo mese ha provocato una protesta internazionale contro il regno. Questo sfondo, unitamente alle preoccupazioni sulle prospettive economiche, sulle tensioni commerciali globali e sugli alti tassi di interesse degli Stati Uniti, dovrebbe far prevalere un certo grado di cautela tra gli stakeholders. Le azioni cinesi hanno chiuso al ribasso dopo che i dati hanno mostrato che l’inflazione si era raffreddata per un terzo mese consecutivo a settembre, in un contesto di domanda interna più debole, riflettendo una maggiore pressione sulla seconda maggiore economia mondiale.

Secondo quanto riferito da Masahiro Ichikawa, senior strategist di Sumitomo Mitsui Asset Management a Tokyo, il fatto che l’attenzione dei mercati si sia rivolta al Medio Oriente a causa dell’incidente saudita, e al fatto che le azioni americane sono ancora in difficoltà, significa che altri mercati azionari avranno difficoltà a rimbalzare in modo convincente.

Per quanto concerne le altre opinioni dei principali analisti, per Christian Lenk, stratega della Banca DZ i rendimenti dei titoli di Stato italiani sono scesi fino a 12 punti base lungo la curva dei rendimenti, restringendo lo spread rispetto ai colleghi tedeschi, dopo che il ministro dell’economia italiana Giovanni Tria ha difeso la tendenza a contrarre nuovi debiti da parte del Paese. Per Lenk la ragione più importante del calo dei rendimenti è che Tria continua ad attenersi al governo e a difendere il bilancio, e questo non può che essere visto positivamente dal mercato rispetto a una situazione di maggiore contrasto e incertezza.

Sul Forex, il dollaro ha guadagnato lo 0,35% a 112,15 yen dopo essere scivolato al minimo di 111,625 yen al mese durante la scorsa notte. La valuta svizzera si è indebolita a 0,9878 franchi rispetto al dollaro dopo un aumento dello 0,5% del giorno precedente. L’euro ha toccato quota 1.15930 dollari. La sterlina inglese ha guadagnato lo 0,26% a 1,3179 dollari, dopo essere rimbalzata dal minimo di 1,3080 dollari di lunedì, in una situazione di stallo raggiunto in orbita Brexit sul confine britannico con l’Irlanda.

Dall’altra parte dell’Oceano, notiamo una discreta attenzione sul rapporto valutario semestrale del Tesoro americano, con gli investitori che sono peraltro in attesa di comprendere il punto di vista di Washington sulla Cina dopo che la scorsa settimana i media hanno riferito che non ha etichettato Pechino come un manipolatore valutario. Infine, prezzi del petrolio in calo sulle aspettative di un aumento delle scorte del greggio statunitense, anche se i segnali di un calo delle esportazioni di petrolio iraniano in questo mese hanno tenuto sotto controllo le perdite. I futures del greggio Brent sono scesi dello 0,9% a 80,07 dollari al barile.

 

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