Home, Porto di Imperia — 8 novembre 2013 alle 18:04

FOSSATI, IMPERIA RIPARTE, SUL PORTO DI IMPERIA: ” No proroga? No concordato, lo dice il Tribunale di Imperia”

Il consigliere Fossati, Imperia Riparte, si è espresso in merito al concordato per il Porto di Imperia: “Il Consiglio Comunale di ieri sera, solo grazie all’iniziativa della minoranza e nella totale assenza di impulsi di sorta da parte della maggioranza, ha dibattuto il tema delle prospettive di ultimazione del porto turistico, in relazione alle note vicende societarie della Porto di […]

di Selena Marvaldi
Giuseppe Fossati

Giuseppe Fossati

Il consigliere Fossati, Imperia Riparte, si è espresso in merito al concordato per il Porto di Imperia: “Il Consiglio Comunale di ieri sera, solo grazie all’iniziativa della minoranza e nella totale assenza di impulsi di sorta da parte della maggioranza, ha dibattuto il tema delle prospettive di ultimazione del porto turistico, in relazione alle note vicende societarie della Porto di Imperia s.p.a., ammessa nell’agosto alla procedura di concordato preventivo.

L’intento, direi raggiunto, era quello che far emergere quale siano le posizioni dei gruppi di maggioranza e dell’Amministrazione in merito, considerato il silenzio assordante tenuto sino a ieri.

Sintetizzando, direi che è emerso chiaramente che la maggioranza, ritenendo una “sciagura” l’eventuale fallimento (parole testuali del Sindaco), ritiene opportuno che si “salvi” la Porto di Imperia s.p.a., evitandone il fallimento e mettendola in condizione di proseguire i lavori.

Come? Se ho bene interpretato il suo lungo intervento, caratterizzato essenzialmente dalla pedissequa lettura di pagine e pagine di documenti molto complessi, credo di poter dire che il Sindaco consideri la proposta di concordato, ove attuata nei termini prospettati dalla Porto di Imperia s.p.a., una soluzione condivisibile.

Per il Sindaco, quindi, andrebbe bene che si perfezionasse una transazione con il Gruppo Caltagirone che, a fronte di una rinunzia ad ogni iniziativa risarcitoria o credito e quindi con un consolidamento di quanto incassato sino ad ora dall’imprenditore romano (si parla di 280 milioni di euro), preveda la cessione al Comune delle azioni della Porto di Imperia oggi di Acquamare (33%) e la cessione alla Porto di Imperia dei posti barca ancora di Acquamare, con l’intesa che detti posti (stimati tra i 70 ed i 100 milioni di euro) verranno venduti, assegnando il 30% del ricavato alla Porto di Imperia ed il 70% alle banche; banche che anticiperebbero alla Porto di Imperia 15 milioni di euro, se ho bene inteso da restituirsi, per far ripartire i lavori.

Una posizione non proprio in linea con quella storicamente portata avanti dal PD e da coloro che oggi si riconoscono nel Laboratorio per Imperia.

Tali forze politiche, ad onor del vero, hanno espresso, se ho bene inteso, la volontà che anche l’altro socio privato, Imperia Sviluppo, ceda le proprie quote al Comune, in modo che la società diventi al 100% pubblica.

Una scelta che ritengo condivisibile, ma che non ho capito se le due forze politiche pongono quale condizione o meno, così come non ho capito quale sia la posizione del Sindaco in merito. Se ho bene inteso, peraltro, direi che al Sindaco stia bene anche mantenere come socio l’Imperia Sviluppo.

Il problema che, però, la maggioranza pare non aver compreso, è un altro: se si vuole, ovviamente nell’interesse della Città e nel nome del cambiamento, che la Porto di Imperia s.p.a. prosegua la sua attività, che il concordato vada a buon fine, anche a costo di liberare Caltagirone da ogni responsabilità risarcitoria e consolidando a suo favore gli enormi guadagni conseguiti, come si può sostenere che si difenderà con forza e convinzione il provvedimento dell’Ing.Lunghi che ha negato la proroga della concessione demaniale e comporterà la decadenza della stessa? La proroga della concessione, lo dice il Tribunale di Imperia “costituisce la vera condizione di fattibilità del concordato”. No proroga? No concordato.

Delle due quindi è l’una: se si vuole concordato, si deve dare la proroga, revocando il provvedimento di Lunghi; se non si vuole dare la proroga, non si può volere il concordato.

C’è, in vero, una terza via: il TAR toglie le castagne dal fuoco ed annulla il provvedimento di Lunghi.

Sarà una mia impressione, ma mi pare di vedere la replica di un film già visto”.