Entroterra, Home — 19 novembre 2013 alle 17:23

L’INVASIONE DELLA VESPA VELUTINA IN LIGURIA: l’associazione ligure apicoltori, in collaborazione con quella piemontese e l’università di Torino, sta creando un “piano di lotta”

Fabrizio Zagni di Apiliguria si occupa della preoccupante invasione della nuova specie di Vespa Velutina e, in occasione di Olioliva, tutti gli apicoltori hanno segnalato una grande preoccupazione per questo animale che rischia di distruggere le colonie di api. Questo insetto infatti è un predatore molto aggressivo che può decimare intere famiglie di api, ma non solo, anche di tutti […]

di Selena Marvaldi

vespa velutinaFabrizio Zagni di Apiliguria si occupa della preoccupante invasione della nuova specie di Vespa Velutina e, in occasione di Olioliva, tutti gli apicoltori hanno segnalato una grande preoccupazione per questo animale che rischia di distruggere le colonie di api. Questo insetto infatti è un predatore molto aggressivo che può decimare intere famiglie di api, ma non solo, anche di tutti gli altri insetti impollinatori compromettendo anche tutti gli altri tipi di coltivazioni. Inoltre risulta essere anche pericoloso per l’uomo causando reazioni allergiche molto forti che, in Francia, hanno già provocato decine di morti.

Il suo nido – come spiega dettagliatamente Zagni - è impressionante anche per le dimensioni: parliamo di anche un metro di diametro e quindi, all’interno ci possono essere alcune migliaia esemplari di Vespa Velutina. Le trappole a oggi non sono un buon metodo di lotta, secondo l’esperienza francese l’unica cosa da fare è la distruzione del nido“.

Ciò che agita gli apicoltori e gli operatori del settore agricolo in generale è l’inconsapevolezza e la noncuranza per questi problemi, come ha scritto proprio Fabrizio Zagni in una rivista di settore, L’Apis, circa un mese fa: “Per i più questi sono problemi minori e non correlati alla vita di tutti i giorni, legati a una minoranza produttiva senza peso politico e decisionale e a un insetto ancora semisconosciuto di cui avere solo paura perché punge. Il gruppo di ricercatori dell’Università di Torino segue da sei anni con attenzione questa nuova minaccia e speriamo che tutti quanti, noi apicoltori in primis, le associazioni, le università e le istituzioni possano fare “famiglia” e affrontare insieme questa e le altre nuove sfide che ci aspetteranno, con piani seri di monitoraggio e lotta“.

Oggi sembra che questa idea si sia concretizzata: “Siamo in contatto con Aspromiele per lavorare insieme e fare un piano di lotta in collaborazione con l’Università di Torino – spiega infatti Zagni – E’ un punto di partenza per questo problema e inoltre il 30 novembre a Sanremo ci sarà un convegno proprio su questo argomento“.