PORTO TURISTICO. COLPO DI SCENA, LA MONTE DEI PASCHI DI SIENA CHIEDE IL PIGNORAMENTO DEI BENI DELLA PORTO DI IMPERIA SPA PER UN VALORE PARI A 18 MILIONI DI EURO/ECCO PERCHÉ

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Un nuovo terremoto scuote il porto turistico di Imperia. La Banca Monte dei Paschi di Siena, infatti, ha chiesto il pignoramento dei beni della Porto di Imperia SPA per un valore pari a circa 18 milioni di euro.

La vicenda si inserisce nell’ambito dell’ipoteca da 280 milioni di euro sottoscritta dalla Porto di Imperia SPA a garanzia di un mutuo di 140 milioni di euro acceso dall’Acquamare di Francesco Bellavista Caltagirone per ottenere i fondi necessari per la costruzione del porto turistico di Imperia. Il mutuo, lo ricordiamo, venne acceso con sei banche, ognuna delle quali versò all’Acquamare una somma intorno ai 20 milioni di euro che avrebbe dovuto essere restituita a rate, ad ogni step di avanzamento lavori. In realtà l’Acquamare restituì solo una piccola parte del mutuo, lasciando un debito con le banche di proporzioni gigantesche.

Dopo anni di silenzio la Monte dei Paschi di Siena è la prima banca a richiedere indietro ufficialmente il proprio investimento. Dapprima i legali dell’istituto bancario hanno chiesto all’Acquamare il pagamento di 18 milioni di euro. Una volta appurato il mancato saldo, hanno fatto partire la richiesta di pignoramento dei beni della Porto di Imperia in quanto terza datrice di ipoteca.

Da un punto di vista prettamente pratico, la richiesta della Monte dei Paschi di Siena lascia il tempo che trova per svariati motivi. In primis perché ancora oggi non è chiaro se l’ipoteca sia valida o meno, in secondo luogo perché la Porto di Imperia SPA e fallita, perdendo la concessione, in terzo luogo perché i beni ipotecati sono in larga parte beni demaniali non pignorabili.

Da un punto di vista amministrativo-giudiziario, però, la richiesta di pignoramento avanzata dalla Monte dei Paschi di Siena rappresenta un crocevia, in quanto sembra mettere la parola fine alla trattativa tra la Porto di Imperia SPA e le banche per la cancellazione dell’ipoteca e l’estinzione del mutuo, con possibili ricadute sulla procedura fallimentare (uno dei punti chiave del concordato era proprio l’accordo con le banche per l’estinzione del mutuo). Le banche, insomma, sembrano aver deciso di passare alle maniere forti e di tentare, in un modo o nell’altro, di recuperare il proprio investimento. Ipoteticamente, dunque, se la Porto di Imperia SPA dovesse vincere tutti i ricorsi pendenti al Tar e in Cassazione e tornare in bonis e in possesso della concessione, si troverebbe ai fare i conti con una richiesta di pignoramento. Insomma, un rebus sempre più difficile da decifrare che rende sempre più complicata la querelle sul porto turistico di Imperia.