PORTO TURISTICO. COLPO DI SCENA, IL COMUNE ORA CHIEDE I DANNI ALLA PORTO DI IMPERIA SPA. CAPACCI:”LO DOBBIAMO AI CITTADINI”/IL CASO

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È un atto storico quello approvato dalla giunta comunale il 26 febbraio scorso. Il Comune di Imperia ha deciso infatti di chiedere i danni “patiti e patiendi” alla Porto di Imperia s.p.a. per la mancata ultimazione dei lavori per la realizzazione del porto  turistico. Un atto politico e amministrativo durissimo che testimonia la posizione dell’attuale amministrazione comunale rispetto all’operato dei suoi predecessori in tema di portualità.  Della Porto di Imperia s.p.a., infatti, faceva parte per il 33% anche lo stesso Comune di Imperia.

Nel dettaglio il Comune, si legge nella relativa delibera, “è intenzionato a richiedere tutti i danni patiti e patiendi in conseguenza dell‘inadempimento di Porto di Imperia s.p.a. al contratto di concessione stipulato”. Gli uffici comunali sono al lavoro per stabilire con esattezza il presunto danno economico arrecato al Comune dalla Porto di Imperia. Una definizione del danno propedeutica alla domanda di insinuazione passiva tardiva nel fallimento della Porto di Imperia s.p.a. , atto quest’ultimo (per il quale il comune affiderà l’incarico a un avvocato) che aggraverebbe ulteriormente la situazione finanziaria della società un tempo incaricata della gestione del porto e fallita nel maggio del 2014 (fallimento poi revocato dalla Corte d’Appello e ora in attesa di essere valutato dalla Cassazione).

Contattato da ImperiaPost il sindaco di Imperia, Carlo Capacci, ha dichiarato:Dopo un’attenta valutazione abbiamo deciso di avviare la procedura di richiesta danni. Credo che sia un atto dovuto e una forma di tutela e di rispetto verso tutti i cittadini di Imperia. Sarà poi il Tribunale a decidere se accettare o no la nostra domanda di insinuazione passiva tardiva con fini risarcitori nel fallimento.

Il Comune socio al 33% della Porto di Imperia? Era socio di minoranza e non decideva niente e comunque i danni li chiediamo alla società e non ai soci, fermo restando che la responsabilità dell’operato di una società è di chi l’amministra e non dei soci.

Colpo di grazia al fallimento? Non credo”.

Il Comune di Imperia, lo ricordiamo, si è già insinuato nella procedura fallimentare della Porto di Imperia s.p.a. con due atti differenti del settore servizi finanziari e del settore urbanistica, lavori pubblici e ambiente. 

– Con atto di insinuazione al passivo prot. n. 32489 del 19/9/2014 il Dirigente del Settore Servizi Finanziari ha chiesto l’ammissione allo stato passivo della somma di euro 1.136.831,86 (di cui euro 697.193,60 in via privilegiata ex art. 2752, comma 4, c.c.; euro 3.608,00, in prededuzione; euro 436.030,20 in via chirografaria) a titolo di tributi (ICI, Tassa Rifiuti, Tares, IUC-TARI ed oneri accessori) maturati e non versati dalla società fallita;

Con atto di insinuazione al passivo ex artt. 101 l.f., prot. n. 42417 in data 19/11/2015, il Dirigente del Settore Urbanistica Lavori Pubblici e Ambiente e il Dirigente Settore Porti e Demanio hanno chiesto l’ammissione allo stato passivo per la somma di euro 13.985.585,20 di cui euro 11.180.609,34 per mancata realizzazione delle opere di interesse pubblico pattuite a scomputo degli oneri di urbanizzazione con le convenzioni urbanistiche sottoscritte il 28/12/2006 e il 27/1/2010, ed euro 2.625.793,13 per mancato pagamento dei canoni concessori demaniali ed imposta regionale, relativamente agli anni 2011, 2012 e 2014;

A seguito dei due atti di insinuazione, il Comune di Imperia risulta ammesso per l’importo di euro 1.136.831,86.