IMPERIA. INTERVISTA AL DOTT. MARCO SCARELLA PEDAGOGISTA, QUANDO LA PROFESSIONALITÀ È SINONIMO DI SENSIBILITÀ ED EMPATIA/ SCOPRI COME TI PUÒ ESSERE D’AIUTO

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Imperia. Ha iniziato pochi mesi fa, nel centro di Oneglia, Marco Scarella (laureato in Scienze pedagogiche),  la propria attività  di Pedagogista nel campo della libera professione ed essendo una novità per Imperia,  siamo andati a scoprire meglio quali sono i settori e come opera.

Lo studio si trova in via Schiva 66 a Imperia Oneglia riceve su appuntamento telefonando al n. 3287306003 email: scarella.pedagogista@gmail.com – Chi fosse interessato a conoscerlo di persona, il Dott. Scarella sarà presente Sabato 5 marzo presso la Libreria Mondadori di Imperia in Via Don Abbo 5 per un appuntamento speciale per genitori e bambini!

Come leggere ai bambini il “Piccolo Principe”: piccoli suggerimenti per interpretarlo insieme a loro.  Impareremo a leggere nel modo adeguato questa meravigliosa favola e a spiegare ai bambini il suo significato profondo con parole semplici.

Innanzitutto bisogna spiegare che la pedagogia è la scienza che si occupa della formazione e dell’educazione di ogni soggetto in tutte le fasi della vita. Il pedagogista, nella relazione educativa, conduce verso il benessere e il prendersi cura. Propone percorsi basati sulla riflessione con lo scopo di riattivare gli strumenti necessari per affrontare le difficoltà. La consulenza come “incontro” si basa sull’interpretazione dell’esperienze di vita. 

Abbiamo fatto alcune domande a Marco al fine di capire meglio quali sono gli ambiti in cui può intervenire e per chiarire alcuni punti a chi non è uno specialista del settore.

Marco, è un giovane uomo di ventiquattro anni, di Imperia, empatico, sensibile e con cui ci si sente subito a proprio agio, e soprattutto che ha accettato la sfida di rimanere a lavorare qui, rimboccandosi le maniche e con il cuore aperto verso la propria città di origine.

Salve Marco può spiegare a me e ai nostri lettori come è arrivato a scegliere il percorso di studi che ha iniziato e di conseguenza la professione che ha intrapreso. Quali sono le motivazioni e come si è sviluppato il suo percorso negli anni ?

Le motivazioni sono nate spontanee, dettate da un percorso di vita, un contesto famigliare e dallo svolgimento di studi, sbagliato, che avevo intrapreso. Senza le idee ben chiare, iniziai Ragioneria, per poi rendermi conto che non faceva per me, anche se studiavo e mi impegnavo la mia testa non era strutturata per quel tipo di materie. Gli anni delle superiori li ho vissuti in maniera contraddittoria, da un parte capivo che quella strada era sbagliata, dall’altra se non avessi fatto quella scelta forse non sarei arrivato a comprendere cosa veramente avrei voluto fare. La fortuna fu di incontrare una professoressa d’italiano che mi aiutò a cercare la strada giusta.

Nonostante sia giovane, ho 24 anni, il mio tirocinio migliore è stato quello della vita, un’infanzia difficile in cui mi sono reso conto che da solo non ce la potevo fare, e che allo stesso tempo persone come me avrebbero avuto bisogno d’aiuto.

Grazie a questa competenza acquisita sul campo, a una sensibilità ed empatia verso chi come me è meno fortunato, ho intrapreso questo percorso per preparare sia me, essendo più propenso a comprendere, che altre persone a trovare gli strumenti per affrontare le difficoltà che tutti i giorni ci troviamo di fronte.

All’università si affrontano materie che sono situazioni oggettive e problematiche della società che si andata formando in questi anni come:

  • pedagogia speciale ( incentrata sulla disabilità)
  • pedagogia della devianza ( bullismo – problemi ragazzi difficili )
  • bioetica ( aspetto medico animale e ambientale )
  • metodologie e ricerche educative e sociali
  • educazione degli adulti
  • pedagogia della lettura
  • cross medialità ( intreccio )
  • tema della morte ( immaginario e fiabe)

Si affrontano anche grandi temi sociali e storici, a partire dalla loro nascita, se si pensa che gli studi della pedagogia sono principalmente in Germania dopo la seconda guerra si può facilmente capire che da questo grande malessere si sia cercato di trovare degli strumenti che portassero alla ricostruzione di una società fallita e con la disperata necessità di riacquisire valori e motivazioni per rialzarsi.”

Quindi questo tipo di percorso è nato veramente di recente, e ci sono pochissime figure professionali come la sua in Italia e soprattutto in Liguria, in quanti siete di preciso nel nostro territorio?

“Moltissimi dei compagni di corso hanno scelto di far parte integrante di cooperative dedite all’educazione scolastica, altri aprono proprie strutture sempre dedicate all’istruzione, diciamo che dal confine a Genova sono l’unico che opera come libero professionista.”

Il nome pedagogia fa sempre pensare, grazie alla radice greca, all’educazione dei bambini, qual’è invece, in realtà l’esatta funzione del pedagogista?

“Il nome prende origine dal primo uso che si fece in Grecia di questa disciplina legata strettamente ai filosofi che erano i primi maestri e conduttori nella vita dei giovani.
Si creavano vere e proprie scuole ma venivano poi applicate in tutte le fasi della vita. A fine 800 ci fu la svolta in cui i filosofi tedeschi e austriaci misero in pratica la pedagogia percependo la mancanza di valori della società di cui facevano parte. La pedagogia si occupa a tutto tondo della formazione del soggetto, cerca di strutturare e far riconoscere a persone in difficoltà quali strumenti usare e come ricollocare le proprie emozioni e sensazioni.”

Il pedagogista a chi può essere d’aiuto e come opera ?

“Può essere d’aiuto a chiunque si trovi in uno stato di malessere, le faccio alcuni esempi pratici:

  • problematiche emotivo relazionali del singolo o della coppia
  • disturbi del comportamento
  • disagi e preoccupazioni in ambito scolastico
  • sostegno alla genitoralità
  • problematiche adolescenziali e ragazzi “difficili” ( il fenomeno del bullismo è una classico esempio)
  • conflitti familiari e relazionali
  • formazione degli adulti
  • progettazione e coordinazione di progetti socioeducativi
  • sostegno per l’orientamento scolastico e professionale

Nell’incontro con la persona, il pedagogista ha uno sguardo attento e privo di pregiudizi  affinché  questi,  possa sentirsi  in-possibilità nella realtà quotidiana e  nel progettarsi. Si instaura quindi, un’autentica relazione reciproca accompagnando il soggetto in un cammino dove ci si scambia opinioni, visioni e competente.

Nel mondo odierno è importante esser sempre collegati con le persone con cui entriamo in contatto, scoprendo a nostra volta, realtà che senza lo scambio non potremmo venire a conoscenza se non con la reciprocità. Le faccio degli esempi: il cyber bullismo, dopo il bullismo è uno dei fenomeni più attuali e più urgenti da risolvere, si articola, fra l’altro, su diversi canali quali chat, siti social ( non conosciuti dalla massa, ma solo da una determinata fascia di età) ecc, e a supportarlo, vi è uno scollegamento dalla realtà dovuto al sempre più smodato uso degli smartphone.
All’interno del web è poi anche pericoloso intrattenere conoscenze, perché a fianco del cyber bullismo cresce anche la pedofilia, i nostri adolescenti possono cadere nelle trappole di chi è tecnologicamente evoluto, poiché  conosce approfonditamente i siti di nicchia che loro frequentano.”

In quali ambiti può collocarsi la sua figura professionale?

In carcere, in tribunale, a scuola, in occasione di episodi violenti, in tutte le espressioni del malessere.”

Si può indicare un metodo o una terapia in generale che lei usa?

“Noi non abbiamo una metodo ma una metodologia che si evolve e si esprime di volta in volta affrontando i singoli casi e fornendo gli strumenti alle persone per affrontare i malesseri.
Chi si rivolge al pedagogista affronterà un percorso volto all’autonomia
Noi siamo qui per cogliere le differenze fra le personalità, esaltare le capacità e le possibilità
Nell’intraprendere questo cammino utilizziamo  le competenze specifiche pedagogiche,  la propria formazione culturale, i fenomeni sociali e non dimentichiamo l’empatia!”

Dato che non è un metodo basato sull’introspezione e sull’analisi “statica” lei potrebbe operare anche al di fuori del suo studio se il caso di cui si occupa fosse da contestualizzare nella vita giornaliera delle persone?

Dovendo avere una visione globale del problema, lo studio serve principalmente a conoscersi ed è necessario quando si ha la necessità di dedicare del tempo a se stessi senza pensare al resto, ma il mio lavoro per capire quali sono i problemi magari relazionali o comportamentali deve collocarsi nella vita di tutti i giorni.”

Quali sono i suoi strumenti preferiti nel cercare i reali problemi delle persone che si rivolgono a lei?

Il pedagogista per sostenere la persona nel prendersi cura di sé,  si cala a piccoli passi, con delicatezza, nelle problematicità esistenziali ispirandosi anche a frasi di libri, spunti letterali, musicali, cinematografici, teatrali e visivi, non tralasciando la dimensione fantastica e dell’immaginario.

Le immagini, la lettura provocano emozioni, sensazioni e ricordi: ci si trova alla fine a parlare della propria condizione tramite un vissuto altrui, anche scrivere di situazioni immaginate porta a comprendere spesso come l’immaginario riconduca sempre a una situazione reale.
I soggetti  possano trovare una tensione ad esprimersi e un sostegno.”

Lo Studio si trova in via Schiva 66 a Imperia Oneglia riceve su appuntamento telefonando al n. 3287306003 email: scarella.pedagogista@gmail.com

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