Imperia. Vigilessa sospesa perché gareggiava mentre era in malattia. Parla l’avvocato: “Quei certificati che il Comune…”/Ecco la difesa

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Roberto Trevia legale di Adriana Fausto, Vigilessa del Comune di Imperia accusata di aver partecipato a due gare di atletica durante il periodo di malattia, è determinato a dimostrare l’innocenza e la buona fede della sua assistita. Talmente convinto da aver preparato un ricorso di centinaia di pagine per contestare il provvedimento di sospensione di 6 mesi dal posto di lavoro, senza percepire lo stipendio, deciso dalla commissione disciplinare del Comune di Imperia, presieduta dal dirigente del personale Maria Teresa Anfossi e dal segretario generale Rosa Puglia. 

“Le contestazioni del Comune di Imperia alla mia assistita Adriana Fausto, che hanno portato al provvedimento disciplinare di sospensione di 6 mesi, sono in palese contrasto con quelle illustrate nel primo procedimento disciplinare attualmente in sospeso, in attesa dell’esito del processo penale (nell’ambito del quale la Fausto è imputata con l’accusa di truffa, ndr)” spiega Trevia, contattato da ImperiaPost.

Nel dettaglio Trevia contesta il fatto che i certificati medici, presentati dalla Fausto, siano stati ritenuti dal Comune falsi nell’ambito del primo procedimento disciplinare, attualmente sospeso, ma veri nell’ambito del secondo procedimento disciplinare.

“Nel primo procedimento disciplinare – spiega Trevia –  il Comune di Imperia contesta la falsità di certificati medici presentati dalla mia assistita, per poi nel secondo provvedimento disciplinare, ritenerli invece validi, tanto da indicarli come prova nella perizia medica del dottor. Leoncini, secondo cui Adriana Fausto, gareggiando durante il periodo di malattia, avrebbe aggravato il suo quadro clinico, in particolare per quel che concerne le patologie al ginocchio e alla schiena. 

Ed è proprio questa la contestazione che ha portato alla sospensione, ovvero il venir meno del rapporto fiduciario con il datore di lavoro. In pratica, secondo il Comune, la mia assistita aggravando il suo quadro clinico, e in questo caso le gare e gli allenamenti contestati sono parecchi, si sarebbe disinteressata degli interessi del suo datore di lavoro, ovvero il Comune”.

Nel ricorso dell’avvocato Trevia viene illustrato anche un secondo aspetto, ovvero l’omissione parziale dai certificati, da parte della Fausto, di un’ulteriore patologia. In particolare crisi di panico e stati d’ansia.

“Adriana Fausto – continua Trevia – aveva deciso di non comunicare i problemi di ansia al Comune perché preoccupata del fatto che potessero precluderle la regolare prosecuzione del lavoro. La mia assistita faceva sport con grande frequenza perché l’aiutava a stare meglio. Questo è un aspetto molto importante per capire che si trattava di una necessità psico-fisica. Abbiamo prodotto nel ricorso una perizia dello psichiatra Spinetti e vari certificati medici che attestano chiaramente gli stati d’ansia. Mi auguro che da questo quadro, più completo, si capisca che Adriana Fausto non è una di quei dipendenti comunali recentemente etichettati come ‘furbetti'”