A DIANO MARINA VINCE “HULK”. LA POLITICA IMPROVVISATA COSTA CARA ALLA GRITA. CALCAGNO NÌ, PD DÉBÂCLE, M5S CHISSÀ…

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Un risultato, quello elettorale, che deve far riflettere tutti, Chiappori compreso, innanzi tutto per l’astensione: in un comune di 5200 votanti, il 39% ha deciso di restare a casa probabilmente stanchi delle promesse della politica, di qualsiasi colore essa sia, che ormai ha stancato e che è sempre più divenuta autoreferenziale.

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Il sindaco Giacomo Chiappori in versione “Hulk” durante la notte bianca

Che l'”Impero leghista d’Oriente”, condotto dall’uomo venuto da “lontano” (Villa Faraldi, ndr) , fosse difficile da sconfiggere lo sapevano tutti anche chi, fino all’ultimo, ha sperato di poter colmare un divario evidente con le sole buone intenzioni, mancando però di strategia, comunicazione, competenza e di progetti per il futuro. Un risultato, quello elettorale, che deve far riflettere tutti, Chiappori compreso, innanzitutto per l’astensione: in un comune di 5200 votanti, il 39% ha deciso di restare a casa probabilmente stanco delle promesse della politica, di qualsiasi colore essa sia, che ormai ha stancato e che è sempre più autoreferenziale.

Sono finiti i “bei” tempi in cui ci si affidava al politico di turno per ottenere un posto di lavoro, un incarico professionale, una consulenza, o solo per avere un occhio di riguardo per la propria attività commerciale. Oggi l’elettore sovrastimolato da manifesti, pubblicità in televisione, sui siti web, dai santini, dai fac-simile e dalle sane e intramontabili pacche sulle spalle in cuor suo conosce, in tempi non sospetti, sia il nome del candidato sindaco che quello del consigliere comunale che ha intenzione di votare. False promesse di maxi piste da ballo o di opere faraoniche non lo scalfiscono più.

Le dichiarazioni della presidente della Commissione Parlamentare Antimafia Rosy Bindi su Diano Marina hanno probabilmente suscitato un senso di rivalsa nei dianesi, gente per bene, stanchi di vedersi etichettati come malavitosi. A Diano Marina, c’è gente onesta, laboriosa e che nulla ha a che fare con la criminalità organizzata così come ci sono alcuni, molto pochi, personaggi da attenzionare per il proprio passato giudiziario.

Tornando al voto di ieri, domenica 5 giugno, non possiamo che mettere in luce il “disastroso” risultato del Partito Democratico di Marco Ghirelli che tuttavia, considerando i mezzi e il supporto che ha avuto dal suo partito, ha fatto un miracolo nel riuscire a entrare in consiglio comunale. Restano comunque quei 327 voti (10,53% del totale) che dovrebbero fare meditare a lungo i vertici del PD, partito di governo, che oltre alla Senatrice Donatella Albano non è riuscito a far convergere nessun altro personaggio di spessore per attirare l’attenzione dei media e della popolazione. Nonostante tutto Ghirelli ha condotto una campagna elettorale sobria, forse un po’ troppo passiva, ma senza riuscire a inserire nella sua squadra i “cavalli” che corrono: Edoardo Marino, Fiorenzo Batistotti e Dino Sciolli. A loro sono stati preferiti il segretario di circolo Federico Baio (8 preferenze), Monica Trucco e Laganà Francesco (una preferenza a testa), Cordeglio Emilio (7 preferenze), Lino Bonello (5 preferenze). Solo Davide Damonte, il candidato sindaco “in pectore”, poi “trombato”, è riuscito ad ottenere un risultato degno di nota: 108 preferenze.

Per quanto riguarda Loredana Grita (Diano oggi per domani) possiamo dire che la sua “rivoluzione arancione” è fallita sotto ogni punto di vista. La Grita non è riuscita a superare la soglia del 10% che le avrebbe permesso di entrare in consiglio comunale, in opposizione, decretando la morte politica di una lista deficitaria per la mancanza di persone con esperienza amministrativa e di idee innovative. La Grita non ha convinto i dianesi che probabilmente hanno preferito affidarsi a una Mercedes usata, Chiappori, piuttosto che una “Tata”, color arancio, nuova. 

Michele Calcagno, il vero avversario di Chiappori, con 589 preferenze ha ottenuto il 18,97% dei voti e si è aggiudicato 2 seggi in consiglio comunale. La scelta di mettere in lista uomini d’esperienza come l’ex sindaco Angelo Basso (139 preferenze), l’ex presidente del consiglio Marco Perasso (36 preferenze) e Antonio Lapalomenta (60 preferenze) lo ha caratterizzato troppo e i dianesi non hanno evidentemente gradito. Calcagno ha perso l’occasione di “giocarsela” quando, nel corso della trattativa con il PD, ha posto come condizione imprescindibile la presenza di uomini che per i democratici e per i dianesi, visti i risultati, rappresentano il passato. Chissà se Angelo Basso, blogger assieme all’amico Franco Bianchi, anche in questa legislatura abbandonerà la carica di consigliere comunale di opposizione in favore del primo dei non eletti, Luisa Barcella.

La vera novità in questa tornata elettorale è sicuramente stata la presenza del Movimento 5 Stelle con il farmacista Simone Borgarello a capo dei “grillini”. Un risultato, il 13,59% dei consensi, che si può definire soddisfacente contando il fatto di essere alla prima comparsata sulla scena politica dianese. Grazie alle 422 preferenze, Borgarello entrerà in consiglio comunale nelle fila dell’opposizione. Il timore è che il modello Imperia possa contagiare anche Diano Marina e che Borgarello e il Movimento si trasformino in una “Meteora”. 

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