IMPERIA. ALBERGATORI E ORGANIZZAZIONI DI CATEGORIA CONTRO LA TASSA DI SOGGIORNO: “SAREBBE UN DURO COLPO PER UN TURISMO GIA’ FRAGILE”/ECCO I MOTIVI DEL “NO”

Attualità Home

tassa-soggiorno

La associazione di categoria dicono no alla tassa di soggiorno. Questo, in estrema sintesi, il messaggio lanciato questa mattina da Ino Bonello, presidente Assohotel, Igor Varnero, presidente Federalberghi Imperia, e Marco Sarlo, presidente Federturismo Riviera Dei Fiori, nel corso di una conferenza stampa tenutasi presso la Camera di Commercio di Imperia.

“Con i Comuni il dialogo c”è da anni – ha spiegato Igor Varnero in conferenza Non imporre la tassa di soggiorno è sempre stata una scelta condivisa. I Comuni devono capire, oggi, che la tassa di soggiorno non è la strada giusta per fare cassa. Non è in questo modo che si vanno a compensare le difficoltà. I Comuni possono capire la nostra preoccupazione. Noi vogliamo tornare a investire nelle strutture ricettive, ma non con un nuovo balzello. Quando la tassa era in vigore, con i proventi vennero acquistate delle strutture che oggi non sono più nella disponibilità degli enti che si occupano di turismo. Questo dovrebbe far capire perché siamo contrari. Faccio sempre un esempio, che a mio modo di vedere, è significativo. Un tempo esisteva un biglietto di ingresso al Casinò di Sanremo che successivamente venne abolito perché disincentivava i clienti ad entrare nella casa da gioco matuziana. Ecco, la tassa di soggiono è la stessa cosa. Non bisogna introdurre un nuovo balzello, ma ragionare su come portare più turisti nella Riviera dei Fiori”.

“Siamo contrari all’imposizione della tassa di soggiorno – ha aggiunto Ino Bonello – in quanto non andrebbe ad aiutare il comparto turistico. Non ci sono riscontri positivi in questa operazione. La soluzione da adottare è quella di combattere l’abusivismo, vero grande problema per il turismo locale. Noi speriamo che i Comuni facciano un fronte unico, tutti compatti nel dire no alla tassa di soggiorno. Se qualche Comune dovesse decidere il contrario, è libero di farlo, credo si creerebbero contrasti difficili poi da gestire”.

Noi  riteniamo che una tassa abolita trentanni fa non abbia ragione di esistere. In questo momento di calma ripresa le aziende devono essere sostenute, incentivate e non tassate – ha concluso Marco Sarlo – La situazione del turismo nella riviera è assai fragile, a parte qualche mese di altra stagione e stiamo parlando di giugno, luglio e agosto. Il resto dell’anno è molto fragile e debole. Secondo noi imporre una tassa di soggiorno equivale a disincentivare l’occupazione e l’arrivo di turisti, soprattutto stranieri, che non capirebbero come mai dovrebbero pagare la tassa in un periodo ad esempio come la bassa stagione”.

LA NOTA STAMPA CONGIUNTA

Le organizzazioni di categoria Assohotel, Federalberghi Imperia e Federturismo Riviera dei Fiori hanno effettuato approfondite analisi del comparto turistico provinciale e, in merito alla possibile introduzione dell’imposta di soggiorno da parte delle amministrazioni comunali, hanno assunto una posizione unitaria di assoluta contrarietà.

Dal confronto tra il livello di tassazione che grava sui nostri operatori e quello dei loro principali competitors, ovvero quelli dei Paesi del Mediterraneo (Francia e Spagna), emerge una situazione di enorme svantaggio per le nostre attività che, anche solo relativamente all’Imposta sul Valore aggiunto, devono già fare i conti con un’imposizione più pesante. Un nuovo tributo, che andrebbe ad incidere sul presso finale praticabile, non può che aumentare ulteriormente il divario già esistente.

Inoltre, il nostro territorio in bassa stagione si rivela ormai fragilissimo, contrariamente a quanto accadeva qualche decennio fa, e la possibile introduzione di un’imposta di soggiorno rischierebbe di mettere in serio pericolo il comparto turistico. Soprattutto in tali periodi gli ospiti delle strutture ricettive della provincia sono quasi tutti intermediari da tour operators o da agenzie di viaggio online che, a fronte di un aumento di prezzi più alti richiesti dalle strutture stesse, non avrebbero alcuna remora a dirottare i clienti verso altre destinazioni meno costose, mantenendo così inalterato il loro margine.

Le amministrazioni che manifestano la necessità di acquisire nuove entrate dovrebbero porre in essere un monitoraggio più incisivo del comparto, effettuando una lotta seria ed efficace ai fenomeni di abusivismo, esercitato tramite case concesse in affitto ad uso turistico ‘in nero’, in modo da far emergere un’economia sommersa, che si sottrae ad ogni imposizione. Senza contare gli effetti non secondari di tale fenomeno: l’occultamento di presenze anche ai fini dei controlli di pubblica sicurezza.

Per quanto sopra dettagliato emerge un’assoluta convinzione che, con l’introduzione dell’imposta di soggiorno, la flebile ripresa di questi ultimi due anni, concentratasi peraltro quasi esclusivamente nel periodo estivo, verrebbe vanificata e gli operatori, al fine di arginare le sicure deviazioni dei turisti, dovrebbero necessariamente farsi carico del pagamento della stessa con inevitabili ripercussioni sull’economia dell’impresa e la conseguente necessità di contenere i costi aziendali, in primis quelli occupazionali.