SI FERISCE DOPO UNA CADUTA IN BICICLETTA. PER L’OSPEDALE DI IMPERIA È UNA “CELLULITE INFETTIVA”, MA AL SANTA CORONA SUBISCE L’AMPUTAZIONE DI UNA GAMBA. A PROCESSO DUE MEDICI/LA STORIA

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Ha preso il via questa mattina in Tribunale a Imperia il processo che vede sul banco degli imputati due medici dell’ospedale di Imperia, S.F., difeso dall’avvocato Emilio Varaldo, e A.C., dermatologa, difesa dall’avvocato Maurizio Temesio, accusati di lesioni colpose. 

I fatti contestati dal Pm Roberto Cavallone si riferiscono al 2011, quando la vittima, F.B., allora 28enne, avvertì una piccola pallina sottocutanea sulla gamba sinistra. A seguito dell’incidente, il giovane si rivolse prima al proprio medico di famiglia, che gli prescrisse una crema e un antibiotico e successivamente, visto il persistere del dolore, al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Imperia. 

Al Pronto Soccorso il 28enne venne visitato e, successivamente, ricoverato in astanteria con una prima diagnosi: cellulite infettiva. Il giovane venne successivamente visitato da diversi medici, una dermatologa, un virologo, un chirurgo e un chirurgo vascolare. La diagnosi non cambiò, cellulite infettiva.

Dopo diversi giorni, visto il persistere del dolore e il peggioramento delle condizioni della gamba sinistra, il 28enne si recò nuovamente al Pronto Soccorso. La diagnosi, questa volta, fu diversa: fascite necrotizzante. Immediatamente venne disposto il trasferimento urgente all’Ospedale Santa Corona di Pietra Ligure dove, purtroppo, i medici dovettero procedere con l’amputazione della gamba. 

A seguito dell’amputazione, è stata aperta un’inchiesta che ha visto indagati 8 medici imperiesi, sei dei quali sono stati prosciolti prima dell’udienza preliminare.

Questa mattina in udienza i legali dei due medici imputati hanno chiesto l’assoluzione immediata viste le risultanze della perizia del Pm Roberto Cavallone che li scagionerebbe entrambi. Due, in particolare, i punti chiave. L’antibiotico prescritto al giovane avrebbe “nascosto” gli effetti della fascite, rendendoli invisibili agli occhi dei medici, e non vi sarebbe alcuna certezza che anche assumendo un comportamento differente la diagnosi avrebbe potuto essere esatta.

Il processo è stato rinviato al prossimo 20 gennaio 2017.