IMPERIA. ALLUVIONE. IL GRIDO DI AIUTO DEI SINDACI DELL’ENTROTERRA: “ARMO E REZZO SONO ANCORA ISOLATE! RISCHIANO DI DIVENTARE PAESI FANTASMA”

Entroterra Home

Si è tenuto ieri, mercoledì 30 novembre, l’atteso sopralluogo nell’entroterra imperiese da parte dei tecnici della
Protezione Civile Nazionale per valutare la reale portata dei danni causati dall’alluvione della scorsa settimana

Sostieni ImperiaPost con una piccola donazione

 

Aiutateci ad informarvi!

entroterra-alluvione-isolamento

Si è tenuto ieri, mercoledì 30 novembre, l‘atteso sopralluogo nell’entroterra imperiese da parte dei tecnici della Protezione Civile Nazionale per valutare la reale portata dei danni causati dall’alluvione della scorsa settimana. Dall’incontro con i Sindaci e con i tecnici della Provincia, è emerso che le situazioni più critiche al momento riguardano Armo e Rezzo, completamente isolati per via del blocco della viabilità, interrotta da frane e smottamenti.

Il sopralluogo si è reso necessario per la dichiarazione dello stato di emergenza, atto amministrativo propedeutico allo stanziamento dei fondi statali per la ricostruzione.

MASSIMO CACCIÒ (SINDACO ARMO)

“Siamo andati con la Protezione Civile Nazionale a vedere tutti i movimenti franosi e l’interruzione delle strade. Posso solo dedurre che è stato un incontro molto fumoso perchè si parlava di somme urgenze solamente per piccoli interventi. Per i grossi interventi, come la frana sulla strada provinciale, sono stati catalogati come progettazione. Quindi ci deve essere una progettazione a monte, poi eventualmente un successivo intervento e li si parla non più di qualche giorno di interruzione, ma di parecchio tempo di interruzione. Io ero rimasto che come somma urgenza, come aveva detto il governatore della Regione Liguria, lunedì si doveva partire con i lavori, con gli interventi. Siamo a mercoledì e io sinceramente non ho capito la somma urgenza da dove parte a dove arriva e quindi somma urgenza per me può essere una cosa e per la Regione o per i Tecnici della Protezione Civili, o per la Protezione Civile Nazionale, un’altra cosa.
La somma urgenza non è la franetta che è caduta sulla strada e che si può togliere velocemente, la somma urgenza è l’urgenza, secondo me, di poter aprire una strada, una strada provinciale per dare respiro e per dare la possibilità al paese di Armo di poter accedere e continuare a vivere.
Adesso siamo bloccati in tutto, a partire dal servizio scolastico perchè sia i bambini che gli alunni non riescono ad andare a scuola perchè non passa il pulmino per il servizio scolastico, l’ufficio postale è chiuso perchè la strada è chiusa. Poi c’è il servizio di raccolta rifiuti solidi urbani. Quello è un altro problema, perchè è da mercoledì/giovedì che non fanno più servizio di raccolta perchè la strada è chiusa e interrotta.
Non vorrei mai che a distanza di qualche giorno si potesse arrivare ad un ennesimo collasso con spazzatura ovunque. Il transito assistito è garantito ai mezzi di soccorso. C’è il problema però che anche il mezzo di soccorso se non passa perchè c’è un movimento franoso ed è pericoloso, si rifiuta, non si può costringere. La popolazione nonostante tutte le rassicurazioni è preoccupata perchè non si sente diciamo tutelata dalle istituzioni, siamo lasciati a noi stessi lassù”.

ALESSANDRO ALESSANDRI (SINDACO PIEVE DI TECO)
“Finalmente sono arrivati i tecnici della difesa della Protezione Civile nazionale mandati dall’ing. Curcio per poter constatare l’effettività dei danni e poter procedere ad approvare lo stato di emergenza, condizionale fondamentale per attivare le procedure indispensabili per la ricostruzione.
Rimaniamo interdetti perché a distanza di una settimana abbiamo ancora 300 persone isolate a Rezzo. Sono praticamente in galera, non possono andare nè su nè giù. Continuiamo a non vedere proposta nessuna soluzione. Se per Monesi ci si può prendere un pò più di tempo perché non ci sono le persone, a Rezzo ci sono le persone e il rischio è che, se non c’è una prospettiva veloce, diventi un paese fantasma.
Sfido chiunque a vivere in un paese dove non si può andare a scuola, non si può andare a lavorare, non possono arrivare le provviste. E’ come essere chiusi in un castello con le porte sbarrate. Ci si può stare una settimana, forse un mese, ma non a tempo indeterminato, senza sapere quando verrà ripristinata la viabilità”.

Sostieni ImperiaPost con una piccola donazione

 

Aiutateci ad informarvi!