IMPERIA. ADDIO AGNESI. CON LE LACRIME AGLI OCCHI GLI OPERAI CELEBRANO IL FUNERALE DEL PASTIFICIO CON BARE E CARRO FUNEBRE: “RABBIA E TRISTEZZA”/FOTO E VIDEO

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Un carro funebre, decine di bare di cartone sulle quali campeggia il marchio Agnesi, operai in lacrime. Si chiude
così, nel peggiore dei modi, la storia del pastificio Agnesi di Imperia, nato nel lontano 1924 a Pontedassio

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Un carro funebre, decine di bare di cartone sulle quali campeggia il marchio Agnesi, operai in lacrime. Si chiude così, nel peggiore dei modi, la storia del pastificio Agnesi di Imperia, nato nel lontano 1924 a Pontedassio.

Un dramma sociale e economico dalle proporzioni devastanti, con 103 lavoratori licenziati, di cui solo una trentina verrà ricollocato. Gli operai hanno adagiato una delle bare dentro il carro funebre, a testimoniare la morte dell’Agnesi dopo quasi 200 anni. 

GIGI LAZZARINI (RSU CISL)

“Oggi muore l’Agnesi, l’eccellenza di Imperia, il penultimo simbolo che era rimasto a Imperia. Resta solo l’Olio Carli. Questa eccellenza viene trasferita altrove. Non credo che l’altrove sia Fossano, perché non credo che Fossano sia in grado di produrre quel quantitativo di pasta che attualmente siamo in grado di produrre noi. Dico attualmente con lo stabilimento lasciato a se stesso, lasciato senza manutenzione e con i macchinari semidistrutti. Ciò nonostante si riesce a produrre il doppio del quantitativo che viene prodotto ad oggi a Fossano nonostante venga sbandierara un’industria 3.0. Siamo arrivati sino a 90 mila tonnellate di pasta prodotta, uno dei record. Gli anni in cui si vendeva. A Fossano nonostante abbiano sbandierato un investimento di 10 milioni di euro, non riusciranno ad arrivare a 40 mila tonnellate. Ditemi voi se questo può chiamarsi rilancio. Rilancio era investire su questo stabilimento.

Perché la chiusura? L’Agnesi di Imperia è certamente uno stabilimento vecchio, che ha bisogno di manutenzione. Non è nuovo come altri stabilimenti, come ad esempio quello costruito a Fossano. Si sarebbe però potuto trasferire la produzione all’interno dell’entroterra imperiese per mantenere una produzione di livello più che dimezzato rispetto a quelli attuali. Ora 70 persone, 70 lavoratori, restano a spasso nel più completo silenzio delle amministrazioni, che non si sono fatte sentire e che non hanno neanche dato un cenno di presenza. Ora noi sfrutteremo gli ammortizzatori sociali, nella speranza di trovare un posto di lavoro che ci possa ridare la dignità che avevamo.

Il numero di 103 riguarda solamente i dipendenti sotto l’ombrello di Colussi, però ci sono tante altre cooperative che lavorano all’interno dell’azienda. I loro dipendenti lavorano dentro lo stabilimento otto ore, esattamente come noi. Ed escludo tutto l’indotto esterno, ovvero tutti quelli che gravitano intorno all’Agnesi, camionisti, spedizionieri.

Ora cosa succede? Io ritengo che il discorso del Museo della Pasta sia un favola, una delle tante favole che ci hanno raccontato in questi anni. Quella del parcheggio è la cosa più probabile, in quanto dall’ingresso adiacente al ponte Impero è già tutto pronto, non devono fare assolutamente niente. Mi auguro però che i cittadini imperiesi per rispetto nei nostri confronti evitino di parcheggiare in questo eventuale parcheggio”.

ADELINA CAMPAGNA (operaia)

“Non essere riusciti a fare niente, è questo il mio rammarico, la mia amarezza. Tutto quello che abbiamo fatto, non avrei mai immaginato che Agnesi chiudesse. Ci abbiamo creduto fino in fondo. Io, Lazzarini, ci abbiamo creduto, ma non ce l’abbiamo fatta. Tante promesse, i presidenti, Toti, vengono a Imperia solo per tagliare i nastri. Non vengono qua, oggi non c’è nessuno qui. Non c’è neanche il Sindaco a darci una mano in questo giorno così tremendo, così brutto. Dov’è Imperia? Non si rende conto di quello che sta succedendo? Abbiamo fatto di tutto, voi giornalisti lo sapete, ci avete seguito, vi ringraziamo, perché quando vi abbiamo chiamato non ci siete stati. Invece quelli che ci dovevano essere non si sono stati e non ci sono neanche oggi. E’ questo che fa rabbia, grande rabbia, siamo 150 persone tagliate fuori, senza stipendio, licenziati, e non gliene frega niente a nessuno. Il marchio Agnesi va a Fossano. Agnesi era Imperia, non è Fossano”.

MARCO DIEGO (ex-operaio)

“Eravamo un gruppo produttivo, amati anche dalla città. Non tutti hanno fatto il loro dovere. Pazienza, però è un peccato perdere uno stabilimento così. Io ho una certa età, me ne andrò, però dispiace per i giovani, che avrebbero potuto continuare a provare a rendere grande questa città. E’ un grande peccato, perché chi ha realmente lavorato qui dentro, sapeva cosa significava fare la pasta Agnesi. Arrivare sino ad essere i primi al mondo. Dobbiamo accettare che sia finito tutto così, perché noi siamo solo operai. Però bisogna riflettere sul futuro, per far si che queste cose non avvengano di continuo, perché è un male per tutti. Oggi per noi, domani per altri che verranno.

I politici assenti? Hanno fatto quello che hanno potuto? Hanno detto quello che hanno potuto? Però non sono stati presenti al momento giusto. Non hanno spinto. Questo è uno stabilimento che era il fiore di questa città. Se hanno chiusto chiesto, cosa ci riserverà il futuro? Bisogna riflettere su certe cose, ma non per me. Io ormai sono da scartare, ma i giovani di 20-30 anni, hanno dato una parte di loro perché questo stabilimento emergesse. Ci hanno creduto fino alla fine. E come siamo stati ripagati? C’è da riflettere, perché è una cosa vergognosa. E’ un peccato, il rimorso me lo porto dentro perché un pezzo della mia vita era qua dentro. E’ finita così, per me e per i miei grandi colleghi. Bisognerebbero chiederlo ai politici perché abbiamo ridotto una cosa del genere così”.

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