DA IMPERIA AL PARAGUAY. ALESSANDRO PALMERO E UNA VITA IN GIRO PER IL MONDO COME AMBASCIATORE UE:”HO AVUTO LA FORZA DI…”/LA STORIA

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Una storia di grande impegno e professionalità. Parliamo di Alessandro Palmero,
53 anni, che dal 2013 si trova in Paraguay come Ambasciatore dell’Unione Europea

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Una storia di grande impegno e professionalità. Parliamo di Alessandro Palmero, 53 anni, che, cresciuto a Imperia e poi trasferitosi a Milano per completare gli studi, ora si trova in Paraguay come Ambasciatore dell’Unione Europea dal 2013. La nomina di Ambasciatore è arrivata a coronamento di una carriera spesa in giro per il mondo, dal Mozambico all’Eritrea e al Congo, dal Belgio all’Inghilterra.

La sua esperienza testimonia che l’impegno e la forza di volontà nel coltivare i propri interessi possono portare molto lontano, e un suo consiglio per i giovani è quello di cogliere tutte le opportunità possibili per conoscere meglio il mondo, prima fra tutte l’Erasmus, il programma europeo che ogni anno mette a disposizione moltissime borse di studio per permettere agli studenti di frequentare per un periodo l’università all’estero.

COM’È NATA LA PASSIONE CHE L’HA SPINTO A INTRAPRENDERE LA CARRIERA DIPLOMATICA?

Sono sempre stato interessato alle questioni di politica e relazioni internazionali e ai paesi esteri, la loro cultura e impararne le lingue. Già dai tempi del liceo scientifico, il Vieusseux, leggevo molto su questi temi, ma lo consideravo più una forma di stare al passo con i tempi, un interesse personale, che una vera e propria vocazione e ancor meno uno sbocco professionale. Quando ho cominciato a studiare economia, pensavo che una volta ottenuta la laurea sarei rientrato a Imperia dove avrei passato il resto dei miei giorni.

In quegli anni Milano, gli anni 80, la città stava cambiando, era senza dubbio la città italiana più esposta internazionalmente e, studiando economia, in particolare commercio e le economie europee, mi sono reso conto che aspiravo a una carriera internazionale. In quei tempi sognavo, un giorno, di lavorare in un altro paese europeo. E stavo cercando di mettere insieme un curriculum che facesse al caso, per esempio, all’Università si studiavano inglese e francese, ed io seguivo anche corsi privati di spagnolo. Le mie vacanze, spesso, erano almeno in parte in altri paesi europei a imparare le lingue.

In seguito i miei interessi si sono orientati al lavoro delle organizzazioni internazionali, in primis Nazioni Unite e Unione Europea, a quei tempi si parlava ancora di Comunità Europee. Ho cominciato a frequentare la SIOI, Società Italiana per le Organizzazioni Internazionali, a seguirne le conferenze e mi vedevo lavorando per un’organizzazione internazionale. Una volta conseguita la laurea in economia, mi sono iscritto a un secondo corso di laurea in scienze politiche a indirizzo internazionale, anche se ho dato qualche esame ma non l’ho mai completato”.

COS’È SUCCESSO DOPO LA LAUREA?

“Da laureato, mentre lavoravo nel settore privato, ho provato diversi concorsi, alle Nazioni Unite e alle Comunità, fino a, dopo 3 anni, essere selezionato dal Ministero degli Esteri Italiano per un programma di tirocinio di due anni in una Delegazione della Commissione Europea – le Delegazioni sono l’equivalente per la UE delle Ambasciate per gli stati nazionali. Mi fu assegnato il Mozambico, un paese di cui, all’epoca, sapevo pochissimo a parte il fatto che era devastato da una guerra civile, e dove si parlava portoghese, che non conoscevo ancora. Nell’entusiasmo, partire e’ stato comunque facilissimo: era quello che avevo sognato per anni e non ho avuto nessun dubbio che fosse la cosa che più volevo al mondo. Sono poi venuti altri 6 “traslochi”, tra altri paesi africani, come secondo segretario di Legazione e poi primo segretario di legazione in Eritrea, e come Consigliere in Congo, poi a Bruxelles come Capo Divisione Aggiunto, un periodo di quasi tre anni in Inghilterra, e finalmente Ambasciatore in Paraguay.

Quando tutto ciò cominciò, non pensavo che avrei voluto diventare necessariamente Ambasciatore, pensavo solo che avrei voluto fare la carriera diplomatica. In verità, essere nominato Ambasciatore è il coronamento di una carriera, ma è anche un onore che si deve accettare con la coscienza che l’Ambasciatore deve servire il proprio paese o, nel mio caso, la propria istituzione, ed è in quest’ottica che va interpretato il proprio lavoro. Si devono sempre e in ogni caso anteporre gli interessi dell’UE a quelli personali. Certamente la maggior parte dei diplomatici con idee e visione sperano di diventare un giorno Ambasciatori, ma ciò può capitare o non capitare, anche a eccellenti diplomatici. “Diventare Ambasciatore”, mi scuso se sembro ripetitivo, perché si pensa alla posizione sociale e al riconoscimento non può e non deve essere l’unico motivo per cui si intraprende la carriera diplomatica.

Sono arrivato in Paraguay nel settembre 2013 e lo lascerò ad agosto del 2017, ma non so ancora dove sarò assegnato. Potrebbe essere Bruxelles o un altro paese fuori dall’UE.“.

QUALI SONO LE DIFFICOLTÀ PIÙ GRANDI DA AFFRONTARE IN QUESTO TIPO DI CARRIERA?

“Oltre tutte le difficoltà che si incontrano quando si ha un obiettivo lavorativo ambizioso, bisogna considerare la questione umana è importante: si parte per un paese che non si conosce sapendo di viverci 4 anni per poi ripartire. La logistica del trasloco, dopo 2 o 3 paesi, diventa semplice, ma creare un nuovo circolo di conoscenze e amicizie, e poi doverlo lasciare, non è sempre facile. Io ho sempre viaggiato da single, ma certo viaggiare con moglie e figli e più complicato. Lo vedrò ad Agosto, visto che mi sono sposato qua in Paraguay nel 2016″.

IN COSA CONSISTE ESATTAMENTE IL SUO LAVORO?

“L’Unione Europea ha uno dei servizi diplomatici più capillari del mondo, con Delegazioni e uffici in 140 paesi, senza contare le missioni di peacekeeping militari e civili dell’UE, che sono una decina.

La funzione delle Delegazioni dell’Unione Europea è di rappresentare e difendere gli interessi dell’UE nei paesi terzi. Lavoriamo principalmente in tre aree: politica, commerciale e cooperazione internazionale. Le relazioni con il Governo locale sono importanti, ma per capire il paese si devono anche frequentare altri rappresentati, per esempio dei think tanks, della societa civile, del mondo del busness, gli accademici e gli artisti.

Per finire, l’unione Europea deve assicurare localmente il coordinamento dell’UE, ovvero organizzare e presiedere le riunioni di Ambasciatori di paesi membri dell’Unione Europea, che qua ad Asuncion si organizzano ogni due mesi”.

QUAL È STATO IL RUOLO DI IMPERIA NELLA SUA CARRIERA LAVORATIVA?

“Ho avuto la fortuna di avere una famiglia che mi ha permesso di studiare economia proprio dove volevo studiarla, ovvero a Milano e dei professori del Liceo che mi hanno incoraggiato a inscrivermi al corso di laurea che avevo scelto e, in definitiva, ad avere la forza di seguire le mie aspirazioni”.

COSA NE PENSA DEI PROBLEMI ECONOMICI E SOCIALI CHE AFFLIGGONO LA CITTÀ ULTIMAMENTE? 

Purtroppo non conosco più la città, sono partito da 25 anni, nel 1992, visito per pochi giorni l’anno ed è difficile seguire l’attualità e ancor di più farsi un’opinione sulla natura dei problemi e delle possibili soluzioni, che sono sicuro gli imperiesi conoscono molto meglio di me. Quando sono di passaggio, invece di centrare la mia attenzione sui problemi urbani, preferisco crogiolarmi nelle memorie adolescenziali, mangiare pesce fresco in riva al mare magari con un vermentino o un Pigato, fare una passeggiata sul molo di Oneglia e godermi il magnifico clima“.

CONSIGLIA AI GIOVANI DI ANDARE ALL’ESTERO PER STUDIARE O LAVORARE?

“Andare all’estero per lavorare è diverso dall’andarci per studiare sapendo magari che si tornerà indietro. È, innanzitutto, una forma mentis differente. Cominciamo con lo studio. Posso dare un consiglio che vale per tutti, chi vuole una carriera internazionale, e coloro che non la vogliono. Quelli che studiano fisica nucleare e quelli che studiano storia dell’arte: fate domanda per il programma Erasmus, e se avete la fortuna di essere selezionati, fatevi un semestre all’estero durante il corso di laurea. L’Unione Europa, da molti anni finanzia quello che senza esitare definirei il programma di borse di studio più apprezzato e di successo del mondo, Erasmus. Una cosa che mi fa sentire vecchio, perché Erasmus esiste da quasi 30 anni e quando facevo l’università non era stato ancora creato.

Erasmus offre un’opportunità straordinaria, passare un semestre in un’università di un altro stato membro dell’Unione Europea, studiando in una lingua diversa dalla propria e, al ritorno alla propria alma mater, veder riconosciuti nel proprio curriculum i risultati ottenuti mentre si viveva fuori dal proprio paese. Ogni anno più di 250.000 studenti, grazie ad Erasmus, possono fare un’esperienza di vita e accademica che li arricchirà per sempre, coltivando in loro lo spirito europeo. Perché vivere all’estero, anche per un breve periodo, è anche e forse soprattutto, un’esperienza di vita.

Poi certo, ci sono professioni per le quali un master non è un lusso ma è assolutamente necessario, e per quello, la scelta tra andare all’estero o restare in Italia dipende principalmente dall’indirizzo di studio. Io per il mio MPhil andai in Inghilterra perché a quei tempi gia vivevo all’estero e nessuna Università italiana offriva corsi in economia dei paesi in via di sviluppo.

La questione lavorativa è differente, ed è diverso partire col cuore spezzato a causa di mancanza di opportunità nel proprio paese o partire per seguire una “vocazione”, come nel mio caso. Difficile in questo caso dire cosa sia meglio anzi: impossibile. Per me ha funzionato, ma ho anche visto molti colleghi che dopo tre mesi all’estero già volevano rientrare in Europa, lo hanno fatto e non son mai più ripartiti. Io sono stato fortunato”.

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