DA IMPERIA A UN RESORT NELLA GIUNGLA DELLA CAMBOGIA. LA NUOVA VITA DI CHRISTIAN:”MI SONO TROVATO DI FRONTE A UN BIVIO E HO SCELTO…”/LA STORIA

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Una scelta legata al suo amore per l’Asia, che l’ha portato nel corso degli anni a compiere numerosi viaggi in molti paesi dell’estremo oriente, dalla Thailandia al Vietnam, dalla Cina alla Birmania.

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Compra un terreno nella giungla e inizia una nuova vita. Parliamo di Christian Lirussi, 33enne imperiese, che, 3 anni fa, ha deciso di prendere una direzione diversa dal comune, acquistando un terreno di 2.000 mq in Cambogia, a Otres Village.

Una scelta legata al suo amore per l’Asia, che l’ha portato nel corso degli anni a compiere numerosi viaggi in molti paesi dell’estremo oriente, dalla Thailandia al Vietnam, dalla Cina alla Birmania. Ora, sta portando avanti un resort, insieme a sua sorella, il “Jin Otres Resort”, costruito da zero con le sue mani. 

COME TI SEI RITROVATO AD AVVIARE UN’ATTIVITÀ IN CAMBOGIA?

“Il posto, in realtà, è dovuto un po’ al caso. Di fondo c’è il mio legame fortissimo con l’Asia, che mi ha spinto a compiere moltissimi viaggi nel continente durante la mia vita. Nel 2013 sono tornato in Cambogia, dove ero già stato altre volte, e per caso ho notato una zona nella giungla ancora da sviluppare. Ho deciso allora di comprare un pezzo di terreno, sono stato tra i primi a farlo in quest’area, e dopodichè sono tornato in Italia a fare la mia vita di sempre. Quando sono ritornato, dopo mesi, ho visto già del movimento intorno, là ogni giorno nasce qualcosa di nuovo, e mi sono trovato di fronte a un bivio: tornare alla vita di tutti i giorni oppure buttarmi. Ho deciso per la seconda opzione e ho iniziato a buttare giù gli alberi del mio terreno e a costruire la mia attività“.

SEI PARTITO DA ZERO, COME HAI FATTO A REALIZZARE UN RESORT, ORA TRA I PIÙ APPREZZATI DELLA ZONA?

Sono partito da zero, ma la Cambogia ti permette di realizzare qualsiasi cosa tu possa immaginare. Non sei vincolato da burocrazie infinite, non ci sono leggi che soffocano. Vuoi aprire qualcosa, la apri senza chiedere a nessuno. Mi sono inventato geometra, architetto e muratore. Ho disegnato lo schema di quello che volevo su quattro fogli di carta, tenuto insieme da quattro cannucce per dare l’idea della tridimensionalità, e l’ho fatta vedere alla squadra di operai. Da lì è partito tutto. Di notte pensavo e di giorno parlavo con il costruttore e facevamo diventare realtà i pensieri.

Abbiamo realizzato un edificio su due piani, al piano di sotto il ristorante e al piano di sopra un’altra parte di ristorante, due stanze e terrazze. Poi ci sono sei bungalows e la pizzeria, creata da poco, che dà anche sulla strada, facendo take-away. C’è ancora tanto spazio e tante idee da realizzare. Cuciniamo piatti italiani, soprattutto pasta, gnocchi fatti a mano e pizze. Ciò che più attira è la freschezza dei prodotti che utilizziamo. La gente lo apprezza molto. Ora siamo l’undicesimo ristorante più popolare della città”. 

DA DOVE VIENE IL NOME CHE HAI SCELTO PER IL TUO RESORT?

“Jin” significa “oro” in cinese, e il simbolo del cerchio con il punto al centro rappresenta sia lo zen giapponese sia il simbolo dell’oro nell’alchimia. Cercavo una parola di tre lettere che avesse un bel suono forte e deciso, e in quel periodo ero fidanzato con una ragazza cinese, da lì la scelta di una parola cinese. Non volevo usare l’italiano per evitare di farlo diventare un posto esclusivamente indirizzato alla clientela italiana. Volevo che fosse internazionale, infatti oltre agli italiani, abbiamo tantissimi turisti da tutto il mondo, giapponesi, australiani, tedeschi e molti altri”.

QUALI SONO LE DIFFICOLTÀ PIÙ GRANDI CHE HAI DOVUTO AFFRONTARE?

Il momento più critico è arrivato alla fine dei lavori, quelli “materiali”, perchè è iniziato il lavoro del ristorante vero e proprio, e io non sono del mestiere. Ho aperto un’attività senza sapere se sarei stato in grado di gestirla e ho dovuto imparare giorno per giorno. In un paese che non è tuo, con un’altra lingua e altre abitudini, è più facile lavorare fisicamente, piuttosto che a contatto con le persone, offrendo un servizio. Questa è stata la difficoltà ma allo stesso tempo il bello dell’avventura. Grazie all’arrivo di mia sorella c’è stata la svolta, essendo lei del settore. 

In verità, ora come ora, la difficoltà più grande sarebbe tornare alla vita di prima, che facevo in Italia, in un sistema che ti chiude, materialista e superficiale. Qui elimini tutto, sei libero, puoi creare e vivere senza pressioni. Difficile sarebbe reinserirsi nella vita di una metropoli occidentale dopo aver assaggiato la libertà qui”.

COM’ERA LA TUA VITA DI TUTTI I GIORNI IN ITALIA E COM’È ORA?

Sono cresciuto a Imperia, ho fatto le Magistrali, e sono diventato educatore. Ho lavorato in questo settore a Diano Marina, principalmente d’estate. Poi sono andato a Milano, in cerca di opportunità, e ho iniziato a lavorare nel mondo del cinema, un po’ per caso. Ho cominciato come galoppino, poi sono entrato nella produzione e alla fine sono diventato secondo della regia. Una vita normalissima, ma piena di cose di cui in realtà non si ha bisogno. 

Qui vivo in una casa nella giungla dove non prende internet, in mezzo alla natura, ai bufali e alle baracche dei cambogiani. La vita è più istintiva, non esiste il materialismo, non esiste la superficialità, si può essere chi si è veramente, senza nessun bisogno della maglietta alla moda o del macchinone. È un paese in pieno sviluppo, considerato “del terzo mondo” in senso negativo da noi occidentali, mentre è questa la sua bellezza, è un tesoro da scoprire. Qui è premiata la creatività. Magari è difficile all’inizio, ma alla fine l’impegno e la determinazione fanno fare il salto di qualità.

Non mi ritengo un supereroe, ho solo fatto una scelta di vita. Sono quelle cose che ti accadono quando non ti aspetti nulla. Si lavora tanto, ma serenamente, nel rispetto del vicino e della società che ti ospita”.

COSA NE PENSI DI IMPERIA?

Sono legato alla città dove sono cresciuto, la ritengo bellissima e ricca di potenziale. Purtroppo, però, è limitata e limitante per chi ci vive. Non è colpa di Imperia, ma della struttura sociale europea/occidentale e della macchina che abbiamo creato, che ti impone un certo stile di vita, che in realtà non ti rende felice.

Torno sempre volentieri 3 o 4 mesi l’anno, perchè è casa, non la voglio screditare. Mi ha dato tantissimo, offre bellezza e natura, ma non possibilità. Lì non avrei mai potuto fare ciò che ho fatto qui, non sono figlio di nessuno, non sono ricco e non ho contatti importanti. Qui ho rivoluzionato la mia vita. Mi tengo aperta ogni possibilità, infatti, sto andando avanti negli studi, anche da qui, seguendo le lezioni di Scienze della Formazione, attraverso un’università telematica, dando gli esami a Roma quando torno in Italia. 

Il consiglio che voglio dare a chi non è soddisfatto è: non siamo alberi, se non ti piace puoi spostarti. Ogni posto ha i suoi pregi e difetti, dipende da cosa si vuole nella vita“.

 

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